Vita Chiesa
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Card. Bagnasco: «Contro la miseria materiale, sostenere chi crea lavoro»

Tanti i temi presenti della prolusione del card. Angelo Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente della Cei (Roma 24-26 marzo 2014). TESTO INTEGRALE PROLUSIONE

«Siamo grati al Papa che ha onorato la nostra Conferenza con un nuovo membro del Collegio Cardinalizio, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e vice presidente della Cei». Con queste parole, che hanno fatto seguito al ricordo della ricorrenza del giorno dei «missionari martiri», il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha introdotto la prolusione ai lavori del Consiglio episcopale permanente che si è aperto questo pomeriggio a Roma. «Al neo porporato, del quale apprezziamo la ‘sapientia cordis', - ha detto il presidente rivolgendosi allo stesso card. Bassetti - esprimiamo la nostra gratitudine, e assicuriamo la nostra preghiera perché - con l'intero Collegio - possa coadiuvare più da vicino il Successore di Pietro nella sollecitudine ‘omnium ecclesiarum'». Richiamando il messaggio del Papa per la Quaresima, dove si parla di Dio che si rivela al mondo «con i mezzi della debolezza e della povertà», il cardinale ha detto che «è con tale spirito che anche noi continueremo il compito di revisione dello Statuto» della stessa Cei, avviato nei mesi scorsi, oltre ad affrontare due «Note di rilievo», una sulla scuola cattolica, «vero patrimonio del Paese», e la seconda sull'«Ordo Virginum, nuovo carisma per la Chiesa».

Miseria materiale e morale. «Se in tempi recenti forse vi era il rifiuto del ‘padre' - categoria che esprime ogni legame di riferimento e di valore - oggi la situazione sembra rovesciata: a tutti i livelli ed età pare che vi sia la ricerca del ‘padre', cioè di punti di riferimento veri e credibili, che aiutino l'orientamento dentro ad nuova Babele». È stato questo il pensiero col quale il card. Bagnasco ha poi affrontato il tema della Quaresima in rapporto alla «miseria materiale, morale e spirituale», su cui si è soffermato per i primi due capitoli della sua prolusione. Circa la «miseria materiale» ha ricordato come «ormai, sono passati più di sei anni dall'inizio della grave crisi economica, che chiede un prezzo altissimo al lavoro e all'occupazione. In modo speciale, si riversa come una tempesta impietosa sui giovani che restano, come una moltitudine, fuori della porta del lavoro che dà dignità e futuro». A questo riguardo ha auspicato che la politica riesca ad «incentivare i consumi senza ritornare nella logica perversa del consumismo che divora il consumatore», anzi invitando «a sostenere in modo incisivo chi crea lavoro e occupazione in Italia». Non ha poi tralasciato di invitare il nuovo Governo «a incidere su sprechi e macchinosità istituzionali e burocratiche, ma soprattutto a mettere in movimento la crescita e lo sviluppo».

Povertà in grande aumento. Di fronte a una «povertà in rapido e preoccupante aumento» il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione ai lavori del Consiglio episcopale permanente, il cardinale, ha richiamato alcuni dati del Rapporto Caritas 2014 «False partenze» di imminente presentazione. Ha ricordato che «gli sforzi delle 220 Caritas diocesane e degli 814 Centri di ascolto si sono moltiplicati, e le iniziative sono in quattro anni raddoppiate registrando un aumento impressionante di italiani che bussano alla porta, così come di gruppi sociali che fino ad oggi erano estranei al disagio sociale». Quindi ha parlato dei fondi diocesani di solidarietà aumentati dell'11%, e degli sportelli per aiutare la ricerca del lavoro o della casa, giunti a 216. «Si registrano anche gravi e crescenti difficoltà derivanti purtroppo dalla rottura dei rapporti coniugali - ha affermato - sia a livello occupazionale che abitativo. Il 66,1 % dei separati dichiara di non riuscire a provvedere all'acquisto dei beni di prima necessità». «A questi dati di ordine materiale si devono aggiungere quelli di tipo relazionale tra padri e figli: il 68% dichiara che la separazione ha inciso negativamente su tale rapporto». «Come vescovi - ha detto - vogliamo incoraggiare il servizio delle nostre Caritas e dei Centri di ascolto, come di tutte le 25.000 Parrocchie e delle molte Aggregazioni: è un spiegamento di persone e di risorse che umilmente affronta un'onda sempre più grande e minacciosa».

L'Occidente e la corruzione dell'umanesimo. Parlando di «miseria morale e spirituale», il cardinale Angelo Bagnasco ha ricordato come nel primo caso si divenga «schiavi del vizio e del peccato», causa non infrequente anche di «rovina economica»; e nel secondo ci si allontana da Dio «rifiutando il suo amore». «L'autosufficienza è la forma sostanziale di ogni peccato», ha affermato, sottolineando che i diversi peccati consistono nel «porsi con alterigia davanti a Dio, anziché porsi con fiducia con Dio». Una forma particolare e attuale di questa «alterigia» è quella rappresentata dalla «violenza accattivante delle ideologie», ha poi detto portando ad esempio il fatto che «l'obiezione di coscienza è ormai sul banco europeo degli imputati». «Non è più un diritto dell'uomo?», si è chiesto: «Perché accade che in Europa alcune serie ‘raccomandazioni' sono tranquillamente disattese, mentre altre - non senza ideologismo - vengono assunte come vincoli obbliganti?». «L'occidente non è più al centro del mondo», ha proseguito, anche per certi comportamenti ambigui e «ricattatori» verso i popoli poveri, quali «finanziamenti in cambio di leggi immorali» (in riferimento ai temi della vita, famiglia, contraccezione ecc.). Il cardinale ha giudicato questa azione politica una «corruzione dell'umanesimo», ammonendo che «se l'occidente vuole corrompere l'umanesimo, sarà l'umanesimo che si allontanerà dall'occidente e troverà altri lidi meno ideologici e più sensati».

La religione non deve limitarsi all'ambito del privato. A proposito dell'attacco ideologico ai grandi valori dell'umanesimo, il card. Bagnasco ha poi affermato: «L'erosione sistematica dell'impianto culturale umanistico, usando come grimaldello l'impazzimento dell'individuo con le sue pretese solipsiste, è forma triste di quella miseria morale e spirituale che il Santo Padre indica come meta dell'amore di Cristo e della Chiesa». Per questo - ha proseguito citando il Papa - «i Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito della evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si può più affermare che la religione deve limitarsi nell'ambito del privato». Sviluppando il concetto della «difesa della vita» da quella nascente fino al suo termine naturale, il card. Bagnasco ha poi affermato che «è una visione iperindividualista all'origine dei mali del mondo, tanto all'interno delle famiglie quanto nell'economia, nella finanza e nella politica. Ma - ha sottolineato - il sentire profondo del nostro popolo è diverso». Contro tale «iperindividualismo» ha esortato «alla conversione dall'io al noi e dal mio al nostro». «Non nel senso che non esistono più l'io e il mio», ma «nel senso che mai più dovranno essere intesi come degli assoluti».

Donne, vita, bambini: diritti proclamati e di fatto violati. Tra le conseguenze dell'«iperindividualismo» il card. Bagnasco ha citato «aree diverse di sviluppo e risorse, di ricchi e di poveri, di giustizia e di ingiustizia, di diritti umani proclamati e di fatto violati, come ad esempio i diritti del bambino, oggi sempre più aggredito: ridotto a materiale organico da trafficare, o a schiavitù, o a spettacolo crudele, o ad arma di guerra, quando non addirittura esposto all'aborto o alla tragica possibilità dell'eutanasia». E ancora ha parlato della «tratta delle donne, la violazione - a volte fino alla morte - della loro dignità». E anche di «forme di violenza e di barbara criminalità che assume anche forme organizzate e mafiose, come è stato ricordato nei giorni scorsi dal Santo Padre incontrando i familiari delle vittime nella Parrocchia romana di San Gregorio!». Circa le violazioni della libertà religiosa o le tensioni internazionali in corso, si è rivolto ai «tanti nostri fratelli e sorelle in umanità e spesso nella fede, che sono anche vicinissimi perché parte del nostro Continente, come il popolo ucraino», assicurando la vicinanza nella preghiera per le popolazioni coinvolte nelle vicende che investono la Crimea e i Paesi vicini. Quindi ha citato l'iniziativa di Papa Francesco «per 24 ore di adorazione e riconciliazione in tutte le diocesi» che verrà celebrata in questo fine settimana.

1° maggio col Papa per la scuola. Grande importanza assume per la Cei l'appuntamento del 10 maggio prossimo in piazza San Pietro con il Papa. Lo ha ricordato il card. Bagnasco, dicendo che «davanti a Lui e con Lui, riaffermeremo l'urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell'educare i figli; il grave dovere della società - a tutti i livelli e forme - di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi». Il cardinale ha anche sottolineato «il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte» accanto alla «preziosità irrinunciabile e al sostegno concreto alla scuola cattolica». «Essa - ha ricordato - è un patrimonio storico e plurale del nostro Paese, offrendo un servizio pubblico seppure in mezzo a grandi difficoltà e a prezzo di sacrifici imposti dall'ingiustizia degli uomini: ingiustizia che i responsabili fanno finta di non vedere pur sapendo - tra l'altro - l'enorme risparmio che lo Stato accantona ogni anno grazie a questa peculiare presenza».

Genitori reagiscano alla «dittatura del gender». Nella parte conclusiva della prolusione, dopo aver notato come «la famiglia sia non di rado rappresentata come un capro espiatorio, quasi l'origine dei mali del nostro tempo anziché il presidio universale di una umanità migliore», il cardinale ha richiamato i tre volumetti dal titolo «Educare alla diversità a scuola» che sono «approdati nelle scuole italiane» per «‘istillare' (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre… parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte». Il cardinale ha parlato di «lettura ideologica del ‘genere' - una vera dittatura - che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l'identità di uomo e donna come pure astrazioni», chiedendosi «con amarezza se si vuol fare della scuola dei ‘campi di rieducazione', di ‘indottrinamento'». Su tale «indottrinamento» ha esortato i genitori a non farsi «intimidire» perché «hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c'è autorità che tenga». Infine il card. Bagnasco ha richiamato il fenomeno dell'«alcol estremo», «cioè di bere fino allo sfinimento o peggio», che «non può lasciare indifferente nessuno, tranne chi si arricchisce sul male degli altri».

Fonte: Sir
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