Vita Chiesa
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Cei, mons. Crociata: «Con il Papa cammino desiderato e condiviso»

«Piena sintonia» con Papa Francesco e gratitudine dei vescovi italiani per il «momento bello» rappresentato dall'incontro con lui in occasione dell'assemblea Cei del maggio scorso, quando «abbiamo potuto direttamente cogliere il suo stile, il suo metodo, il suo modo di essere» e «provare il piacere di sentire le sue parole, le sue indicazioni, i suoi incoraggiamenti». Così si è espresso, nella conferenza stampa di oggi presso la sede di Radio Vaticana, il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, illustrando il comunicato finale sui lavori del Consiglio episcopale permanente svolto a Roma da lunedì a mercoledì scorso.

Rispondendo a un giornalista che aveva formulato una domanda su una presunta «dettatura di tempi» e «compiti» da parte del Papa all'episcopato italiano, monsignor Crociata ha affermato che «è impreciso parlare del Papa che avrebbe ‘dettato i tempi' ai vescovi italiani, o parlare di «compiti dati dal Papa». «Nel senso - ha proseguito - che noi vescovi i tempi e i compiti che eventualmente il Papa ci dà li accogliamo incondizionatamente. Però in questo caso esprimersi così non risponde totalmente al vero». Monsignor Crociata invece ha parlato di «condivisione cordiale e disponibile» su un «cammino desiderato e condiviso per rispondere all'esigenza della missione della Chiesa oggi in Italia».

«Occorre evitare inutili divisioni tra le forze politiche per non perdere il treno della ripresa» e inoltre «ogni scelta in questo momento difficile sarà sottoposta al giudizio della storia»: i due criteri già enunciati nella prolusione dal cardinale Angelo Bagnasco sono stati ripresi in conferenza stampa dal segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata, per rispondere a chi chiedeva una valutazione sull'attuale momento politico italiano. «L'invito a cercare soluzioni che garantiscano la stabilità - ha detto monsignor Crociata - è il presupposto necessario per la tenuta del Paese e per la coesione sociale. In un momento di perdurante crisi che pesa sulle famiglie e sui giovani, ribadisco che il tema del lavoro è un vero incubo che si avverte dappertutto. Le parrocchie e le Caritas lo conoscono molto bene. In funzione di questo il tema della stabilità è da perseguire in tutti i modi», ha rimarcato rispondendo poi alla domanda sulla Cei che «ultimamente sarebbe fuori dal dibattito pubblico». «Non mi sembra che ne siamo fuori o che ci siamo solo sui temi religiosi», ha affermato. «Invece ci siamo su tante questioni di etica personale, sociale, e anche su questioni quali l'individualismo, la concezione della persona, il senso della famiglia. O anche su temi come fede e ragione, o la grande finanza, o la pace nel mondo». «Nel dibattito pubblico - ha concluso - ci siamo e continueremo a starci».

Il «rapporto col mondo della cultura e delle istituzioni» è stato uno dei temi affrontati nella conferenza stampa dal segretario della Cei, monsignor Mariano Crociata. «In particolare alla Cei il Papa ha detto di riprendere l'iniziativa in questi campi - ha affermato -, oltre che di coinvolgere in maniera più piena le Conferenze episcopali regionali, quindi tutti i vescovi, e guardare anche ai problemi concreti delle diocesi, del loro numero e della loro organizzazione». «Ciò significherà per la Cei - ha proseguito - l'avvio di un confronto nelle Conferenze episcopali regionali su tutti i temi, compresi quelli riguardanti le forme di organizzazione e di svolgimento di attività della stessa Conferenza, e non escluse evidentemente le questioni riguardanti le figure istituzionali, la presidenza e le modalità funzionali». «Tutte questioni che stanno dentro un processo che può significare l'adozione di una forma o di un'altra, comunque senza esclusioni o preclusioni di sorta, nella serenità e apertura totale e nell'orizzonte di un dialogo costante con il Santo Padre». Interpellato sul rapporto tra «preti e soldi», in particolare su quali «segnali» possa dare il clero per essere vicini a chi è senza lavoro, monsignor Crociata ha detto che «in questo campo non dico che, quanto a generosità, siamo i primi, però non dovremo nemmeno essere gli unici. Chi ha più risorse oggi è giusto che le condivida con chi soffre».

Fonte: Sir
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