Vita Chiesa
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Francesco, Udienza: Fare il possibile per dare ai ragazzi la Cresima

«Abbiamo la preoccupazione che i bambini e i ragazzi ricevano la Cresima?». A chiederlo, a braccio, alle migliaia di fedeli che affollano piazza san Pietro nonostante la pioggia che ha cominciato a cadere proprio durante la catechesi, è stato il Papa, che nella terza udienza generale dedicata ai sacramenti si è soffermato sul sacramento della Cresima, o Confermazione, che «va intesa in continuità con il battesimo, al quale è legata in modo inseparabile».

Questi due sacramenti, insieme con l'Eucaristia, «formano un unico evento salvifico, l'«iniziazione cristiana» - ha ricordato il Papa - nel quale «veniamo inseriti in Gesù Cristo morto e risorto e diventiamo nuove creature e membra della Chiesa». Ecco perché «in origine questi tre sacramenti si celebravano in un unico momento, al termine del cammino catecumenale, normalmente nella veglia pasquale»: così «veniva suggellato il percorso di formazione e di graduale inserimento nella comunità cristiana che poteva durare anche alcuni anni».

«È importante avere cura che i nostri bambini e ragazzi abbiano questo sacramento», ha detto il Papa ancora fuori testo: «Abbiamo cura che i bambini e i ragazzi siano battezzati, ma forse non abbiamo tanta cura che ricevano la Cresima». Così, «restano a metà cammino e non ricevono lo Spirito Santo, che è tanto importante per la vita cristiana, perché ci dà la forza di andare avanti». «Fare tutto il possibile» per portare a compimento il cammino dell'iniziazione cristiana, l'invito del Papa, e per far sì «che i ragazzi ricevano la forza dello Spirito Santo». «È molto importante», ha ripetuto, così come «è importante fornire una buona formazione» al sacramento della Cresima.

«La Confermazione, come ogni Sacramento, non è opera degli uomini, ma di Dio», che «si prende cura della nostra vita in modo da plasmarci ad immagine del suo Figlio, per renderci capaci di amare come Lui». A ricordarlo è stato il Papa, soffermandosi sull'«azione dello Spirito Santo», che «pervade tutta la persona e tutta la vita», come traspare dai suoi sette doni. E proprio sui sette doni dello Spirito Santo il Papa ha instaurato un dialogo con i fedeli: «Non voglio dirvi se li ricordate, forse tutti li diranno», ha scherzato, «lo faccio io: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio». «A questi doni intendo dedicare le catechesi che seguiranno quelle sui sacramenti», ha annunciato il Papa direttamente ai circa 25mila fedeli che hanno gremito la piazza. «Quando accogliamo lo Spirito Santo nel nostro cuore e lo lasciamo agire, Cristo stesso si rende presente in noi e prende forma nella nostra vita», ha proseguito. «E questo è importante», ha ricordato: «Attraverso di noi, sarà Lui a pregare, a perdonare, a infondere speranza e consolazione, a servire i fratelli, a farsi vicino ai bisognosi e agli ultimi, a creare comunione, a seminare pace».

Per questo «è importante» che i ragazzi ricevano la Cresima, ha ripetuto il Papa, sacramento che - come aveva ricordato all'inizio della catechesi - apporta una crescita della grazia battesimale: ci unisce più saldamente a Cristo; porta a compimento il nostro legame con la Chiesa; ci accorda una speciale forza dello Spirito Santo per diffondere e difendere la fede, per confessare il nome di Cristo e per non vergognarci mai della sua croce». La parola Cresima, infatti, significa «unzione»: attraverso l'olio detto «sacro Crisma» veniamo conformati, nella potenza dello Spirito, a Gesù Cristo, il quale è l'unico vero «unto», il «Messia», il Santo di Dio. Requisito fondamentale per ricevere il sacramento della cresima, ha raccomandato il Papa: «Offrire ai cresimandi una buona preparazione, che deve mirare a condurli verso un'adesione personale alla fede in Cristo e a risvegliare in loro il senso dell'appartenenza alla Chiesa». Non è mancato, sul finire della catechesi, un ringraziamento alla tenacia dei presenti, nonostante il cattivo tempo: «In questi ultimi mercoledì, a metà udienza Dio ci benedice dal cielo», ha esclamato il Papa riferendosi alla pioggia scrosciante: «Siete coraggiosi, avanti!».

Appello contro «Quando una famiglia non ha da mangiare e deve pagare il mutuo, ricorre all'usura: non è umano!». È un forte appello per eliminare la piaga dell'usura, quello lanciato dal Papa durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, a conclusione dell'udienza generale. Papa Francesco, tra i presenti, ha salutato in particolare le Fondazioni associate alla Consulta nazionale antiusura con l'arcivescovo di Bari, monsignor Francesco Cacucci, auspicando che «le istituzioni possano intensificare il loro impegno al fianco delle vittime dell'usura, drammatica piaga sociale che ferisce la dignità inviolabile della persona umana». Poco prima, il Papa aveva salutato le famiglie degli operai della Shellbox di Castelfiorentino con il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze: «Mentre esprimo la mia vicinanza - le sue parole - formulo voti che si faccia ogni sforzo possibile da parte delle competenti istanze, perché il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale di tutti». Oltre ai rappresentanti dello spettacolo viaggiante di Bergantino, che ha esortato a «essere testimoni gioiosi dei valori cristiani della solidarietà e dell'ospitalità»; il Papa ha salutato il gruppo dei cuochi fiorentini e toscani e le associazioni «Carta di Roma» e «Casa Alessi», incoraggiando ciascuno «a proseguire l'impegno verso i bisognosi e i rifugiati».

Nel lungo giro sulla jeep bianca che come di consueto inaugura l'udienza del mercoledì, il Papa oggi ha «salutato» anche un variopinto pappagallo. L'insolito episodio è stato reso possibile grazie alla presenza, in piazza, di circa 350 rappresentanti dello «spettacolo viaggiante» di Bergantino, provenienti dal Triveneto. Tra i «protagonisti» del circo, anche il pappagallo che ha avuto l'onore di salutare il Papa, che fendendo trasversalmente la piazza con la «papamobile» ha riservato, come è tradizione, il «posto d'onore» ai bambini, che ha baciato e accarezzato lungo il percorso, aiutato dal solerte personale della gendarmeria vaticana.

Fonte: Sir
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