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Funeali cardinale Tettamanzi, Scola: «Era guidato da un profondo senso di giustizia»

In un duomo di Milano gremito si sono svolti stamani ii funerali del cardinale Dionigi Tettamanzi. Dopo la processione di ingresso i cardinali e vescovi celebranti hanno baciato l’altare. Il cardinale Angelo Scola, amministratore apostolico di Milano, che presiede la celebrazione, ha dato lettura del telegramma inviato da Papa Francesco lo scorso 5 agosto, giorno della scomparsa del card. Tettamanzi. Hanno concelebrato ii cardinali: Gualtiero Bassetti, presidente Cei e arcivescovo di Perugia, Severino Poletto (arcivescovo emerito di Torino), Angelo Bagnasco (arcivescovo di Genova), Edoardo Menichelli (amministratore apostolico di Ancona), Giuseppe Betori (arcivescovo di Firenze), Gianfranco Ravasi (presidente Pontificio Consiglio della cultura), oltre all’arcivescovo eletto mons. Mario Delpini. Presenti anche 27 altri vescovi e arcivescovi. Numerose le autorità civili.

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Funeali cardinale Tettamanzi, Scola: «Era guidato da un profondo senso di giustizia»

«Molti di noi – penso anche a me – hanno nel cuore fatti e momenti in cui hanno potuto godere dell’intensa umanità del cardinal Dionigi: ad essi torneremo come a preziose reliquie; di essi parleremo a figli e nipoti per aiutarli a crescere». Così il card. Angelo Scola, amministratore apostolico di Milano, nell’omelia dei funerali del cardinale Dionigi Tettamanzi. Il sorriso contagioso del porporato, prosegue Scola, era «riverbero di Gesù e Maria santissima verso tutti quelli che incontrava”. Scola ricorda le qualità di Tettamanzi; «profondamente esperto nel campo delle scienze morali e bioetiche come rivelano le sue pubblicazioni e la collaborazione diretta con Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco». «Il rapporto con la società civile di Milano – aggiunge – ebbe un peso notevole, si manifestò non solo con una grande apertura al mondo sociale, ecumenico e interreligioso ma si espresse anche attraverso l’attenzione ai problemi della famiglia, del matrimonio, delle famiglie ferite, del lavoro e della disoccupazione, dell’emarginazione nelle sue diverse forme».
E ancora: «Era guidato da un profondo senso di giustizia e seppe denunciare senza timidezze ma sempre in modo costruttivo i mali delle nostre terre». Di qui il monito: «Affidarlo al Padre non può ridursi a un gesto di umana gratitudine, deve scavare in noi in profondità”. «Fu la sua fede – chiosa Scola – il motore di tutte le espressioni di vita del cardinale, ci ha insegnato fino alla fine, soprattutto negli ultimi mesi della sua malattia portata in atteggiamento di piena e umile offerta: l’eucaristia che stiamo celebrando è un anticipo di quello cui siamo destinati».

Fonte: Sir
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