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Papa Francesco: Angelus, storia non è «regolata da economia, finanza o affari». Dio «scombina le carte»

Papa Francesco ieri all’Angelus in Piazza San Pietro si è soffermato sui «luoghi» dello stupore: l’altro, la storia e la Chiesa. Poi ha parlato delle speranze di pace in Libia e Siria e ha benedetto i «Bambinelli» del presepe.

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Angelus del Papa

«Tante volte» crediamo di vedere la storia «per il verso giusto, e invece rischiamo di leggerla alla rovescia. Succede, per esempio, quando essa ci sembra determinata dall’economia di mercato, regolata dalla finanza e dagli affari, dominata dai potenti di turno. Il Dio del Natale è invece un Dio che ‘scombina le carte’. Gli piace farlo!». Lo ha detto ieri, quarta domenica di Avvento, Papa Francesco all’Angelus in piazza San Pietro.

Nel commentare il brano evangelico della visitazione di Maria a Elisabetta, il Pontefice ha spiegato che «per celebrare in modo proficuo il Natale, siamo chiamati a soffermarci sui ‘luoghi’ dello stupore» e ne ha indicato tre: l’altro (il fratello), la storia e la Chiesa. «Il primo luogo – ha specificato – è l’altro, nel quale riconoscere un fratello», soprattutto «quando è il volto del povero, perché da povero Dio è entrato nel mondo e dai poveri, prima di tutto, si è lasciato avvicinare». Il secondo è «la storia», nella quale Dio «scombina le carte» perché, come canta Maria nel Magnificat «è il Signore che rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote. Questo è il secondo stupore, lo stupore della storia».

Oltre agli altri e alla storia, un terzo «luogo dello stupore» dove incontrare Gesù è la Chiesa, ha spiegato ieri il Papa all’Angelus. Per Francesco, guardare la Chiesa «con lo stupore della fede significa non limitarsi a considerarla soltanto come istituzione religiosa, che lo è; ma sentirla come una Madre che, pur tra macchie e rughe – ne abbiamo tante! – lascia trasparire i lineamenti della Sposa amata e purificata da Cristo», una Chiesa «per la quale il Signore Gesù non sarà mai un possesso da difendere gelosamente». «Quelli che fanno questo – il monito del Papa -, sbagliano». «La Chiesa madre – ha proseguito – che sempre ha le porte spalancate e le braccia aperte per accogliere tutti. Anzi, la Chiesa madre che esce dalle proprie porte per cercare con sorriso di madre tutti i lontani e portarli alla misericordia di Dio. Questo è lo stupore del Natale!». «Solo con il cuore di Maria, l’umile e povera figlia di Sion, diventata Madre del Figlio dell’Altissimo è possibile esultare e rallegrarsi per il grande dono di Dio e per la sua imprevedibile sorpresa». Di qui l’auspicio di Francesco: «Ci aiuti Lei a percepire lo stupore – questi tre stupori: l’altro, la storia e la Chiesa – per la nascita di Gesù, il dono dei doni, il regalo immeritato che ci porta la salvezza. L’incontro con Gesù farà sentire anche a noi questo grande stupore». Ma «non possiamo avere questo stupore, non possiamo incontrare Gesù – ha concluso – se non lo incontriamo negli altri, nella storia e nella Chiesa».

Appello per la pace in Siria e in Libia. «Anche quest’oggi mi è caro rivolgere un pensiero all’amata Siria, esprimendo vivo apprezzamento per l’intesa appena raggiunta dalla Comunità internazionale», le prime parole pronunciate ieri da Papa Francesco dopo la recita dell’Angelus, con riferimento alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per l’avvio di un processo di pace nel Paese. Dal Pontefice l’incoraggiamento a tutti «a proseguire con generoso slancio il cammino verso la cessazione delle violenze ed una soluzione negoziata che porti alla pace». Il pensiero del Papa è andato anche «alla vicina Libia, dove il recente impegno assunto tra le parti per un governo di unità nazionale invita alla speranza per il futuro». «Desidero anche sostenere l’impegno di collaborazione cui sono chiamati il Costa Rica ed il Nicaragua – ha aggiunto -. Auspico che un rinnovato spirito di fraternità rafforzi ulteriormente il dialogo e la cooperazione reciproca, come anche tra tutti i Paesi della Regione».

La benedizione dei «Bambinelli». Il Papa ha poi rivolto il pensiero «alle care popolazioni dell’India, colpite recentemente da una grave alluvione» e ha invitato i presenti a recitare insieme a lui un’Ave Maria «per tutti questi fratelli dell’India». Poi, nel suo saluto ai pellegrini, Francesco si è anzitutto rivolto ai bambini del Centro oratori romani – che ieri hanno celebrato il loro Giubileo – convenuti in piazza San Pietro per la benedizione dei «bambinelli», le statuine di Gesù Bambino che metteranno nei presepi delle famiglie, delle scuole e delle parrocchie. «Ma questi bambini sanno fare rumore!», ha osservato il Pontefice rivolgendo loro una richiesta: «Cari bambini, sentite bene: quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio, e buon Natale!». Infine un saluto alle famiglie della comunità «Figli in Cielo» e a quelle legate all’Ospedale Bambino Gesù.

Papa Francesco: Angelus, storia non è «regolata da economia, finanza o affari». Dio «scombina le carte»
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