Vita Chiesa
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Papa Francesco, Angelus: un pensiero a famiglia e bambini che scappano da guerra

«Terremo lo sguardo fisso su Gesù per individuare, sulla base del suo insegnamento di verità e di misericordia, le strade più opportune per un impegno adeguato della Chiesa con le famiglie e per le famiglie, perché il disegno originario del Creatore sull’uomo e la donna possa attuarsi e operare in tutta la sua bellezza e la sua forza nel mondo di oggi». Lo ha detto, ieri mattina, Papa Francesco, all’Angelus, ricordando l’inizio del Sinodo sulla vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nella società.

Angelus in piazza San Pietro (Foto Sir)

Facendo riferimento al testo fondamentale del Libro della Genesi sulla complementarietà e reciprocità tra uomo e donna, ha ricordato che «l’uomo lascia suo padre e sua madre e si unisce a sua moglie e i due diventano una sola carne, cioè una sola vita, una sola esistenza». In tale unità «i coniugi trasmettono la vita ai nuovi esseri umani: diventano genitori. Partecipano della potenza creatrice di Dio stesso. Ma attenzione! Dio è amore, e si partecipa alla sua opera quando si ama con Lui e come Lui». A tale scopo «l’amore è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». E «questo è anche l’amore che viene donato agli sposi nel Sacramento del matrimonio. È l’amore che alimenta il loro rapporto, attraverso gioie e dolori, momenti sereni e difficili. È l’amore che suscita il desiderio di generare i figli».

«Oggi chiediamo al Signore che tutti i genitori e gli educatori del mondo, come anche l’intera società, si facciano strumenti di quell’accoglienza e di quell’amore con cui Gesù abbraccia i più piccoli – ha affermato il Papa -. Egli guarda nei loro cuori con la tenerezza e la sollecitudine di un padre e al tempo stesso di una madre». Francesco ha rivolto un pensiero «a tanti bambini affamati, abbandonati, sfruttati, costretti alla guerra, rifiutati. È doloroso vedere le immagini di bambini infelici, con lo sguardo smarrito, che scappano da povertà e conflitti, bussano alle nostre porte e ai nostri cuori implorando aiuto. Il Signore ci aiuti a non essere società-fortezza, ma società-famiglia, capaci di accogliere, con regole adeguate, ma accogliere, accogliere sempre, con amore!». Il Pontefice ha anche invitato «a sostenere con la preghiera i lavori del Sinodo, affinché lo Spirito Santo renda i Padri Sinodali pienamente docili alle sue ispirazioni». Infine, il Santo Padre ha invocato «la materna intercessione della Vergine Maria, unendoci spiritualmente a quanti», ieri mattina, nel santuario di Pompei recitavano la «Supplica alla Madonna del Rosario».

«Lodiamo il Signore per questi suoi coraggiosi testimoni e, per loro intercessione, supplichiamolo di liberare il mondo dal flagello della guerra». Lo ha detto ieri mattina, dopo l’Angelus, Papa Francesco, ricordando che sabato scorso, a Santander, in Spagna, sono stati proclamati Beati Pio Heredia e diciassette compagni e compagne dell’Ordine Cistercense della stretta osservanza e di San Bernardo, uccisi per la loro fede durante la guerra civile spagnola e la persecuzione religiosa degli anni Trenta del secolo scorso. Il Pontefice ha poi rivolto una preghiera al Signore «per le vittime della frana che ha travolto un intero villaggio in Guatemala, come pure per quelle delle alluvioni avvenute in Francia, sulla Costa Azzurra. Siamo vicini alle popolazioni duramente colpite, anche con la solidarietà concreta». Nel giorno di san Francesco di Assisi, patrono d’Italia, il Santo Padre ha, infine, salutato con «particolare affetto i pellegrini italiani», in particolare i fedeli di Reggio Calabria, Bollate, Mozzanica, Castano Primo, Nule e Parabita, i ragazzi di Belvedere di Spinello e l’Associazione dei diritti dei pedoni di Roma e del Lazio

Fonte: Sir
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