Vita Chiesa
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Papa Francesco: a Orionini, «bisogna uscire per portare la misericordia di Dio a tutti»

«Non perdete mai di vista né la Chiesa né la vostra comunità religiosa, anzi, il cuore deve essere là nel vostro ‘cenacolo’, ma poi bisogna uscire per portare la misericordia di Dio a tutti, indistintamente». Lo ha detto oggi Papa Francesco, ricevendo in udienza i partecipanti al Capitolo generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza (Orionini). Capitolo che ha eletto P. Tarcisio Gregório Vieira nuovo superiore.

Papa Francesco

«La Chiesa intera – ha esordito Bergoglio – è chiamata a camminare con Gesù sulle strade del mondo, per incontrare l’umanità di oggi che ha bisogno – come scriveva Don Orione – del ‘pane del corpo e del divino balsamo della fede’». «La strada maestra – ha precisato – è tenere sempre unite queste due dimensioni della vostra vita personale e apostolica», «per rimanere con Gesù e per servirlo nei poveri e negli esclusi dalla società», nei quali «toccate e servite la carne di Cristo e crescete nell’unione con Lui, vigilando sempre perché la fede non diventi ideologia e la carità non si riduca a filantropia, e la Chiesa non finisca per essere una Ong». «L’essere servi di Cristo – ha sottolineato – qualifica tutto ciò che siete e che fate, garantisce la vostra efficacia apostolica, rende fecondo il vostro servizio». Poi il richiamo «ad andare fuori», dal momento che «l’annuncio del Vangelo, specialmente ai nostri giorni, richiede tanto amore al Signore, unito a una particolare intraprendenza». E se, «ancora vivente il Fondatore, in certi luoghi vi chiamavano ‘i preti che corrono’, perché vi vedevano sempre in movimento», «con don Orione – ha aggiunto il Papa -, anch’io vi esorto a non rimanere chiusi nei vostri ambienti, ma ad andare ‘fuori’. C’è tanto bisogno di sacerdoti e religiosi che non si fermino solo nelle istituzioni di carità – pur necessarie – ma che sappiano andare oltre i confini di esse, per portare in ogni ambiente, anche il più lontano, il profumo della carità di Cristo».

È brasiliano, ha 52 anni e si chiama Padre Tarcisio Vieira. È lui l’8° successore di Don Orione alla guida della Piccola Opera della Divina Provvidenza, una congregazione religiosa presente in una trentina di nazioni.

Il nuovo superiore degli Orionini è stato eletto ieri dai membri delegati del 14° Capitolo generale in svolgimento presso Tortona con il tema «Servi di Cristo e dei poveri», fedeltà e profezia in dialogo con le periferie della povertà e della nuova evangelizzazione. P. Tarcisio Gregório Vieira è nato il 25 maggio 1964, ad Ouro Branco in Brasile, in una parrocchia guidata dagli Orionini. Dopo il regolare curriculum formativo, emise i Voti il 5 gennaio 1983 e divenne Sacerdote il 22 dicembre 1991. A Brasilia, svolse incarichi pastorali, di formazione, fu segretario provinciale e anche addetto nella Nunziatura apostolica di Brasilia. Nel settembre 2001, fu chiamato a Roma, come officiale della Congregazione dei vescovi fino a quando, nel dicembre 2007, fu nominato consigliere generale della Congregazione. Nel 2010, ritornò in Brasile divenendo superiore provinciale delle comunità orionine del Nord Brasile. È il primo brasiliano a divenire superiore generale dei Figli della Divina Provvidenza. Succede a Don Flavio Peloso che ha guidato la Congregazione per 12 anni.

«Con don Tarcisio Vieira, la Congregazione inizia una nuova tappa di cammino caratterizzata dalle indicazioni del 14° Capitolo generale».

Insieme al Superiore generale sono stati eletti anche il vicario generale, don Oreste Ferrari, l’economo generale, don Fulvio Ferrari e i membri del consiglio generale: don Pierre Assamouan Kouassi della Provincia «Notre Dame d’Afrique» (Bonoua), don Fernando Fornerod della Provincia di «Nuestra Señora de la Guardia» (Buenos Aires), don Laureano De La Red Merino della Vice-Provincia «Nuestra Señora del Pilar» (Madrid).

«Il nostro tempo è condizionato da una cultura che non pone più al centro la dignità della persona umana ma il denaro – ha osservato Padre Tarcisio Vieira – moltiplicando nuove forme di povertà, di emarginazione, di indifferenza, di corruzione, con conseguenze sul futuro dei più deboli, dei giovani e di interi popoli. Noi Orionini, seguendo Gesù «buon samaritano», Don Orione «stratega della carità» e la Chiesa «in uscita» di Papa Francesco, cercheremo di aprire ancor più «ospedali da campo», luoghi accoglienti e direi «sacramentali» in cui toccare la carne di Cristo nei poveri e fare esperienza della Divina Provvidenza e della fraternità umana». Di fatto, l’Opera Don Orione ha nel suo genio sia lo sviluppo di forme di carità di «pronto soccorso» e sia forme di «carità specializzata» in grandi istituzioni educative e assistenziali, entrambe concepite come «fari di fede e di civiltà», secondo la nota espressione di San Luigi Orione.

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