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Papa Francesco ai bambini: «La pace si costruisce ogni giorno»

Festoso incontro di Papa Francesco in Aula Paolo VI con i settemila bambini e ragazzi provenienti da scuole di tutta Italia, che hanno aderito al progetto educativo della Fondazione «Fabbrica della pace», condotto in collaborazione col Ministero dell’Istruzione e la Cei.

Percorsi: Bambini - Pace - Papa Francesco
Papa Francesco attorniato da bambini (Foto Sir)

«Alzi la mano chi non ha mai litigato con il proprio fratello!». È la proposta fatta alle migliaia di bambini della «Fabbrica della pace» che hanno festosamente gremito l’Aula Paolo VI. Per l’occasione, Francesco ha lasciato da parte il testo scritto per rispondere interamente a braccio alle 13 domande che gli hanno posto i bambini, la prima delle quali era: «Hai mai litigato con la tua famiglia?». «Tutti lo abbiamo fatto, fa parte della vita», la risposta del Papa, «ma alla fine l’importante è fare la pace». «Litigare, ma non finire mai la giornata senza fare la pace», il consiglio del Papa, che ai bambini ha rivelato«: «Tutti litighiamo, anch’io litigo, anche adesso: mi riscaldo un po’… È umano litigare, l’importante è che non rimanga, che ci sia la pace dopo».

«La pace si costruisce ogni giorno, perché non è un prodotto industriale, è un prodotto artigianale», ha detto il Papa ai bambini, ai quali ha spiegato che la pace «si costruisce ogni giorno con il nostro lavoro, con la nostra vita, la nostra vicinanza, il nostro volersi bene». «La pace è prima di tutto che non ci siano le guerre, ma anche che ci sia la gioia, che ci sia l’amicizia fra tutti», ha poi specificato andando nel dettaglio: «Che ci sia ogni giorno un passaggio avanti per la giustizia, perché non ci siano bambini affamati, perché non ci siano bambini malati che non abbiano la possibilità di essere aiutati nella salute». «La pace - ha sintetizzato - è un lavoro, non è uno stare tranquilli: la vera pace è lavorare perché tutti abbiano la soluzione ai problemi e ai bisogni, che hanno nella loro terra, nella loro patria, nella loro famiglia, nella loro società». In questo, ha spiegato il Papa, «la religione ci aiuta perché ci fa camminare in presenza di Dio, perché ci dà i comandamenti, le Beatitudini, soprattutto ci aiuta - tutte le religioni, perché tutti hanno un comandamento che è comune - ad amare il prossimo, e questo ci aiuta tutti ad andare avanti nella pace».

«Ma secondo te, Papa, un giorno saremo tutti uguali?», ha chiesto un bambino al Papa. «Tutti siamo uguali, ma non ci riconoscono questa verità, questa uguaglianza», ha risposto il Papa: «Per questo alcuni sono più ‘felici’ degli altri», ma questo non è un diritto: «Tutti abbiamo gli stessi diritti, e quando non si vede questo, quella società è ingiusta, non è secondo giustizia. E dove non c’è la giustizia, non può esserci la pace». «Dove non c’è la giustizia non c’è la pace», ha esortato il Papa a ripetere insieme, per tre volte. E i bambini hanno risposto in coro, sempre più forte. All’inizio dell’incontro, i piccoli partecipanti hanno offerto al Papa un casco da «operaio della pace», e alla fine un braccialetto, che loro stessi gli hanno annodato al polso. «Ora sei il nostro speciale operaio della pace», hanno detto a Francesco.

«Io, tante volte, vorrei un po’ di tranquillità, riposarmi un po’ di più. Questo è vero. Ma stare con la gente non toglie la pace», ha confessato il Papa ai bambini. «Sì, c’è chiasso, rumore, ci si muove», ha ammesso Francesco, «ma questo non toglie la pace. Quello che toglie la pace è il non volerci bene. Quello toglie la pace!». «Quello che toglie la pace è la gelosia, le invidie, l’avarizia, il prendere le cose degli altri: quello toglie la pace», ha incalzato il Papa: «Ma stare con la gente è bello, non toglie la pace! Stanca un po’ perché uno si stanca, io non sono un giovanotto… Ma non toglie la pace!».

«Tanta gente non vuole la pace» perché «si guadagna di più con la guerra», con l’industria delle armi che è «l’industria della morte». Alla domanda «perché le persone potenti non vogliono la pace?» Papa Francesco ha risposto: «Perché vivono sulle guerre». «L’industria delle armi: questo è grave!», ha detto Francesco ai bambini della «Fabbrica della pace»: «I potenti, alcuni potenti, guadagnano con la fabbrica delle armi, e vendono le armi a questo Paese che è contro quello, e poi le vendono a quello che va contro questo… È l’industria della morte! E guadagnano». «La cupidigia ci fa tanto male», ha spiegato il Pontefice ai bambini: «La voglia di avere più, più, più denaro. Quando noi vediamo che tutto gira intorno al denaro - il sistema economico gira intorno al denaro e non intorno alla persona, all’uomo, alla donna, ma al denaro - si sacrifica tanto e si fa la guerra per difendere il denaro. E per questo tanta gente non vuole la pace». «Si guadagna di più con la guerra!», ha ammonito il Papa: «Si guadagnano i soldi, ma si perdono le vite, si perde la cultura, si perde l’educazione, si perdono tante cose. È per questo che non la vogliono». «Un anziano prete che io ho conosciuto anni fa - ha rivelato Francesco - diceva questo: il diavolo entra attraverso il portafogli. Per la cupidigia. E per questo non vogliono la pace!».

«C’è qualche ragione per cui un bambino, senza fare niente di cattivo, può venire al mondo, nascere, con i problemi che io ho avuto? Cosa suggerisce che io possa fare affinché i bambini come me non soffrano?». «Questa domanda - ha detto il Papa al bambino che gliel’ha posta in spagnolo, durante l’udienza - è una delle più difficili a cui rispondere. Non c’è risposta!». «C’è stato un grande scrittore Dostoevskij, che aveva fatto la stessa domanda: perché soffrono i bambini?», ha ricordato Francesco, secondo il quale «si può soltanto alzare gli occhi al Cielo e aspettare risposte che non si trovano. Non ci sono risposte per questo». Per la seconda parte della domanda, invece - «Cosa posso fare io perché un bambino non soffra o soffra di meno?» - la risposta è: «Stargli vicino!». «La società cerchi di avere centri di cura, di guarigione, centri anche di aiuto palliativo perché non soffrano i bambini, sviluppi l’educazione dei bambini con malattie», l’invito del Papa, per il quale «si deve lavorare tanto» in questo ambito. «A me non piace dire - ha rivelato Francesco - che un bambino è disabile. No! Questo bambino ha una abilità differente, non è disabile! Tutti abbiamo abilità, tutti hanno la capacità di darci qualcosa, di fare qualcosa».

Fonte: Sir
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