Vita Chiesa
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Papa Francesco: al clero, i preti «non sono filantropi o funzionari»

Un «buon prete» è un «uomo pacificato» che «sa diffondere serenità intorno a sé, anche nei momenti faticosi»; è «sempre in mezzo agli altri uomini, non è un professionista della pastorale o dell’evangelizzazione» come «se fosse un mestiere». I preti «non sono filantropi o funzionari, ma padri e fratelli» perché «si diventa preti per stare in mezzo alla gente». Sono alcune delle indicazioni che Papa Francesco ha dato oggi ai partecipanti al convegno promosso dalla Congregazione per il Clero, in occasione del 50° anniversario dei Decreti Conciliari «Optatam Totius» e «Presbyterorum ordinis».

Discorso ai partecipanti al convegno promosso dalla Congregazione per il Clero (Foto Sir)

«Il sacerdote – ha ricordato il Papa – è un uomo che nasce in un certo contesto umano; lì apprende i primi valori, assorbe la spiritualità del popolo, si abitua alle relazioni. Anche i preti hanno una storia, non sono ‘funghi’ che spuntano improvvisamente in cattedrale nel giorno della loro ordinazione. È importante che i formatori e i preti stessi ricordino questo e sappiano tenere conto di tale storia personale lungo il cammino della formazione». Un buon prete, dunque, «è prima di tutto un uomo con la sua propria umanità, che conosce la propria storia, con le sue ricchezze e le sue ferite, e che ha imparato a fare pace con essa, raggiungendo la serenità di fondo, propria di un discepolo del Signore. La formazione umana è quindi una necessità per i preti, perché imparino a non farsi dominare dai loro limiti, ma piuttosto a mettere a frutto i loro talenti».

«Non è normale che un prete sia spesso triste, nervoso o duro di carattere; non va bene e non fa bene, né al prete, né al suo popolo», ha proseguito il Papa. «Noi sacerdoti siamo apostoli della gioia, annunciamo il Vangelo, cioè la ‘buona notizia’ per eccellenza; non siamo certo noi a dare forza al Vangelo, ma possiamo favorire o ostacolare l’incontro tra il Vangelo e le persone». Papa Francesco ha sottolineato poi che «si diventa preti per servire i fratelli e le sorelle»: «Sapere e ricordare di essere ‘costituiti per il popolo’, aiuta i preti a non pensare a sé, ad essere autorevoli e non autoritari, fermi ma non duri, gioiosi ma non superficiali, insomma, pastori, non funzionari». «Vicinanza», «misericordia» e «sguardo amorevole» sono essenziali per una vera testimonianza di vita. «Un buon esame di coscienza per un prete – ha suggerito – è anche questo; se il Signore tornasse oggi, dove mi troverebbe? ‘Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore’ (Mt 6,21). E il mio cuore dov’è? In mezzo alla gente, pregando con e per la gente, coinvolto con le loro gioie e sofferenze, o piuttosto in mezzo alle cose del mondo, agli affari terreni, ai miei ‘spazi’ privati? La risposta a questa domanda può aiutare ogni prete a orientare la sua vita e il suo ministero verso il Signore».

Fonte: Sir
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