Vita Chiesa
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Sinodo: card. Damasceno Assis, per unioni omosessuali serve «accompagnamento»

Le situazioni familiari difficili e le unioni tra persone dello stesso sesso «sono situazioni che esigono un accompagnamento da parte della Chiesa nei confronti delle persone coinvolte che vivono le loro esperienze come profonde ferite nella propria umanità, nel rapporto con gli altri e con Dio».

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Lo ha detto il cardinale Raymundo Damasceno Assis, presidente delegato di turno, introducendo i lavori della Sesta Congregazione generale del Sinodo straordinario sulla famiglia, che ha avuto per tema «Le situazioni pastorali difficili» che riguardano «due tipi di realtà: da una parte le situazioni familiari difficili, dall'altra le unioni tra persone dello stesso sesso». «Rispondendo all'appello di Papa Francesco - ha proseguito il porporato - vogliamo imparare insieme l'arte dell'accompagnamento», per «dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana, come si legge nella Evangelii Gaudium».

In relazione alle «unioni tra persone dello stesso sesso» - ha proseguito il cardinale citando l'Instrumentum laboris del Sinodo - la discussione dei padri sinodali affronterà anche «il riconoscimento civile di tali unioni» e «la valutazione che ne fanno le Chiese particolari», con «alcune indicazioni pastorali in proposito». Per quanto riguarda le «situazioni familiari difficili che richiedono un'urgente risposta pastorale» da parte della Chiesa, ha proseguito il cardinale facendo sempre riferimento all'Instrumentum laboris del Sinodo, sono «le convivenze, le unioni di fatto, la situazione dei separati, dei divorziati e dei divorziati risposati, i figli e coloro che restano soli, le ragazze madri, le situazioni di irregolarità canonica, l'accesso ai sacramenti in tutti questi casi». C'è poi la questione della «semplificazione delle cause matrimoniali, la cura pastorale delle situazioni difficili, la richiesta del sacramento del matrimonio da parte dei non praticanti e dei non credenti». «Lungi dal chiuderci in uno sguardo legalista - ha concluso il presidente delegato di turno - vogliamo calarci nel profondo di queste situazioni difficili per accogliere tutti coloro che vi sono coinvolti e per far sì che la Chiesa sia la casa paterna dove c'è posto per ciascuno con la sua vita faticosa».

«Abbiamo richieste anche da unioni o coppie dello stesso sesso», hanno raccontato Stephen e Sandra Conway, coordinatori di «Retrouvaille» in Africa, che hanno portato questo pomeriggio la loro testimonianza al Sinodo. «Intercettiamo queste coppie e cerchiamo di mostrare loro comprensione e compassione, spiegando loro che il nostro programma è presentato da équipe di mariti e mogli e che le loro storie ed esperienze non si riferiscono a coloro che si trovano a vivere in una unione o in un matrimonio tra persone dello stesso sesso. Abbiamo anche una lista di esperti professionali che offrono i loro servizi per le unioni tra persone dello stesso sesso e passiamo a loro queste informazioni».

«Retrouvaille» è un'organizzazione «che aiuta le coppie ferite per le quali il nostro programma è l'ultima spiaggia, prima della separazione o del divorzio», hanno ricordato i due coniugi. «Spesso incontriamo coppie che hanno vissuto insieme per molti anni, hanno bambini ma non sono ancora sposati», hanno detto Stephen e Sandra: «Altri sono stati sposati prima e hanno paura di ripetere gli stessi errori. Abbiamo anche coppie al loro secondo matrimonio, cadute nella trappola di portare gli stessi problemi del loro precedente matrimonio nel nuovo. La maggioranza delle coppie sono al primo matrimonio, ma arrivano da noi totalmente disillusi e spesso sull'orlo del divorzio».

Fonte: Sir
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