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Terra Santa: patriarca Twal, visita Papa Francesco «un successo ecumenico»

Il pellegrinaggio in Terra Santa di Papa Francesco, il Sinodo per la famiglia, nove ordinazioni sacerdotali e il decreto di canonizzazione per due religiose palestinesi: sono questi per il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, i principali eventi positivi registrati nel corso del 2014.

Durante la tradizionale conferenza stampa che si è tenuta oggi, prima della celebrazione del Natale, il patriarca ha tracciato un bilancio dell'anno che sta per chiudersi parlando anzitutto della visita apostolica di Papa Francesco in Terra Santa. «Un successo - ha detto - sia sotto il profilo pastorale che ecumenico» che ha dato adito alla preghiera, nei Giardini vaticani, con il presidente palestinese Abu Mazen, con quello israeliano Peres e con il patriarca ecumenico Bartolomeo I. Per Twal, «anche se non abbiamo potuto vederne i frutti concreti, ogni preghiera è valida e i frutti possono arrivare più avanti». Riferendosi poi al Sinodo per la famiglia, il patriarca ha dichiarato che l'assemblea dei vescovi «ha riaffermato l'unità e l'indissolubilità del matrimonio anche se restano passi da compiere nell'ambito della pastorale dei separati e dei risposati».

Sul tema della famiglia, Twal ha rimarcato che in Terra Santa, il problema principale resta quello «della mancanza di documenti giuridici che consentono alle coppie di vivere insieme quando il matrimonio ha luogo tra un palestinese e un non palestinese. È difficile - ha spiegato - ottenere un visto o lo status di residente per il congiunto non palestinese». Da qui la richiesta del patriarca affinché il governo israeliano ammorbidisca le restrizioni attualmente in vigore sul ricongiungimento familiare. I 593 casi di ricongiungimento accettati da Israele fino ad ora rappresentano, per Twal, «una tappa positiva ma non ancora sufficiente davanti all'immensità dei bisogni».

Circa la prossima canonizzazione (estate 2015) di Mariam Bawardi, fondatrice del Carmelo di Betlemme, e della beata Alphonsine Ghattas, questa rappresenta «una fonte di speranza per un futuro di pace in Terra Santa». Nel corso della conferenza stampa Twal ha ricordato «il bagno di sangue della guerra di Gaza» puntando l'indice contro «i responsabili politici israeliani e palestinesi». «Condanniamo - ha detto - la guerra a Gaza e deploriamo le sue conseguenze drammatiche così come ogni genere di violenza contro innocenti e contro persone in preghiera in sinagoga e in moschea. Non vogliamo antagonismi religiosi a Gerusalemme, città che ha la vocazione di pace e di coesistenza religiosa».

Twal ha poi allargato lo sguardo al Medio Oriente, in Siria e in Iraq, dove «le famiglie hanno perduto case, lavoro, parenti». «Una tragedia umana si apre davanti ai nostri occhi» ha aggiunto il patriarca latino, che si detto sorpreso dai tanti «giovani che abbracciano ideologie radicali e che partono per combattere in Siria e Iraq». Altro tema caro al patriarca è stato quello relativo alla valle di Cremisan, a rischio esproprio da parte israeliana. «Speriamo - ha detto Twal - che la Corte Suprema israeliana possa lasciare i 300 ettari della valle, così come i due monasteri salesiani, nella parte palestinese. Siamo preoccupati poiché gli ultimi sviluppi visti nella recente udienza vanno in direzione opposta». L'auspicio di Twal è che «i giudici si lascino ispirare da principi etici senza sottostare a pressioni politiche».

Fonte: Sir
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