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Nel Giorno della Memoria e in pieno Shabbat. Ieri sera, a Gerusalemme, un giovane palestinese di 21 anni, proveniente dal campo profughi di Shuafat, identificato come Alkam Khairi, nessun precedente per terrorismo e senza affiliazione politica, ha aperto il fuoco contro i fedeli che si trovavano all’interno della sinagoga di Ateret Avraham, nel rione di Neve Yaacov a prevalenza ortodossa, provocando la morte di 8 persone e il ferimento di altre 10.

La Giornata della memoria è “un appuntamento che impone a tutti non solo di ricordare la brutalità compiuta, ma di contrastare ogni forma di razzismo, antisemitismo e discriminazione” che “sono semi insidiosi, che riappaiono in maniera inquietante, che si nutrono di indifferenza e ignoranza, giustificano atteggiamenti e parole, sempre pericolose, come ad esempio il razzismo digitale”. Lo dichiara il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, in occasione della Giornata della memoria. 

Una missione umanitaria della Caritas dell’Esarcato di Kharkiv è stata colpita martedì 24 gennaio da colpi di artiglieria nel villaggio di Lyptsi e nell’attacco sono rimasti feriti padre Vitaly Zubak e suor Daria Panast della Congregazione delle suore di San Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria. Attualmente si trovano in ospedale. 

“È il cuore che ci ha mosso ad andare, vedere e ascoltare ed è il cuore che ci muove a una comunicazione aperta e accogliente. Dopo esserci allenati nell’ascolto, che richiede attesa e pazienza, nonché la rinuncia ad affermare in modo pregiudiziale il nostro punto di vista, possiamo entrare nella dinamica del dialogo e della condivisione, che è appunto quella del comunicare cordialmente”.

Nella prolusione dal Consiglio permanente il presidente dei vescovi italiani si è rivolto ha parlato anche del nuovo Governo: “Migliori auguri per il nuovo governo, decisiva la programmazione del PNRR”. Poi ha affrontato tutti i temi di attualità, dalla crisi demografica all’emergenza educativa – ricordando il centenario della nascita di don Milani, dai migranti alla guerra

Quel 13 maggio 2012, quando papa Benedetto atterrò ad Arezzo, resterà nella mente di tutti gli abitanti della città toscana, l’unica della regione ad aver avuto una visita ufficiale dell’allora Pontefice, ma ancor più resterà nel cuore e nel ricordo di Domenico Giani. Lui, aretino, «legato a questa città, a questa gente», come ama ricordare, «figlio di questa zona, di questa popolazione», era il capo della Gendarmeria Vaticana e quindi della sicurezza del Pontefice. 

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