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CAP ANAMUR: MISSIONARIO, «LA MAGGIOR PARTE SONO SUDANESI»

“Sono stato sulla Cap Anamur per tre giorni a fianco dei 37 profughi e posso assicurarvi che la maggior parte di loro sono di origine sudanese. Vorrei precisare che sono stato, come missionario, in Sudan 18 anni (soprattutto all’Ovest) e per altri 18 anni sono stato tra i profughi sudanesi (provenienti dal Nord, Sud, Est, Ovest del Sudan) in Egitto “. Lo ha detto poco fa alla MISNA padre Cosimo Spadavecchia uno dei due missionari comboniani che il 10 luglio scorso sono stati autorizzati a salire a bordo dell’imbarcazione appartenente alla organizzazione non governativa tedesca Cap Anamur. Padre Spadavecchia, esperto di Islam recentemente rientrato in Italia dopo trent’anni passati tra il Sudan e l’Egitto, ha sostanzialmente smentito le voci secondo cui i profughi della Cap Anamur siano di nazionalità ghanese e nigeriana.

Già ieri alla MISNA padre Gaspare Trasparano, l’altro comboniano salito a bordo della nave, aveva sottolineato che tra i profughi si trovavano “un nigeriano, un sierraleonese, un liberiano e 34 sudanesi”, probabilmente provenienti dal Darfur, la remota regione del Sudan occidentale teatro dal febbraio del 2003 di una guerra interna che ha causato quella che le Nazioni Unite hanno definito “la più grave crisi umanitaria del mondo”. “Le mie constatazioni sono basate sui loro nomi, sul loro modo di salutarsi al mattino e alla sera, sulla maniera con cui hanno pregato, sia i musulmani che i cristiani. Dalle loro reazioni alla situazione disperata in cui si trovavano si è capito che provengono da teatri di guerra. Ma soprattutto la loro origine sudanese è emersa chiaramente dal modo in cui hanno condotto la conversazione con me sia in arabo che in inglese” ha concluso il missionario comboniano.Misna