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ADRIANO SOFRI, LIBERO MA ANCORA GRAVE IN OSPEDALE

Da ieri mattina Adriano Sofri è un libero cittadino, ma solo perché è in gravi condizioni in un letto di ospedale, senza coscienza ed in prognosi riservata. Il suo stato evidentemente non è compatibile con la detenzione e per questo ieri, con procedura d’urgenza, il giudice di sorveglianza di Pisa gli ha concesso la sospensione della pena, restituendogli uno stato di libertà di cui, almeno per ora, l’ex leader di Lotta Continua non può provare il sapore dopo oltre otto anni di reclusione. Non a caso, quando a metà mattinata si è saputo della decisione del giudice di sorveglianza, il figlio maggiore di Sofri, Nicola, si è sfogato con i giornalisti: “Questa della sospensione della pena è la mia ultima preoccupazione. Certo, vista la situazione di mio padre mi sembrava una misura scontata”. Poco prima delle 14, Vittorio Cerri, il direttore del carcere Don Bosco, dove Sofri sta scontando la condanna a 22 anni di reclusione per il delitto Calabresi, ha notificato il provvedimento del giudice di sorveglianza al direttore del reparto di rianimazione dell’ospedale Santa Chiara, Giuseppe De Iaco, e, per Sofri, al figlio Nicola.

L’ordinanza di sospensione non contiene alcun limite temporale, e si limita a prendere atto delle valutazioni dei medici – sia del centro clinico del carcere, sia del reparto rianimazione del Santa Chiara – sulla assoluta incompatibilità delle condizioni di Sofri con la detenzione. Una verifica verrà fatta dal tribunale di sorveglianza di Firenze nei prossimi mesi, comunque non più di sei. Per ora, rileva Nicola Sofri, che per tutta la giornata ha seguito l’evoluzione della situazione alternandosi fra il reparto e la sala d’aspetto, “bisogna aspettare”.

Dopo l’intervento d’urgenza – effettuato dai professori Mauro Rossi e Massimo Seccia – le condizioni dell’ex leader di LC continuano ad essere “stabili”, come ha precisato il primo bollettino medico ufficiale diffuso nel primo pomeriggio di ieri dalla direzione dell’ospedale. In esso si spiega anche che Sofri “è stato colpito dalla cosiddetta sindrome di Boerhaave” e che “é stato operato per un quadro clinico di grave compromissione addominale e toracica provocato da rottura spontanea dell’ esofago intratoracico distale, con pneumotorace, pneumediastino con comunicazione mediastino-pleurica; la rottura spontanea interessava circa 5 cm. dell’ esofago terminale”. La prognosi rimane riservata: non verrà sciolta prima di tre o quattro giorni, precisano i medici. Fino ad allora Sofri continuerà ad essere “mantenuto in stato di sedazione farmacologica e in ventilazione assistita”, aggiungono i medici. (P.R.)