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Covid e digitale nel 2021: come è cambiato lo scenario mondiale

Le aziende mondiali nel 2020 si sono spostate in maniera massiccia sul digitale per combattere la crisi Covid che si è abbattuta come una furia sui fatturati, una crisi che ha costretto le imprese a rimodellare necessariamente i propri modelli di business e affinare le proposte ai clienti. I canali digitali sono diventati ancora di più i mezzi prediletti per le vendite, vista anche la riluttanza delle persone a uscire e riunirsi in luoghi affollati.

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Covid e digitale

La spinta al digitale in tutto il mondo non ha avuto precedenti simili, con un balzo di sei anni avanti nell'adozione del digitale in pochissimo tempo. E il trend nel 2021 continua a vele spiegate.a

Il boom 2020 dell'e-commerce ha contrastato la crisi, anche in Italia

L'esplosione più marcata è stata senza alcun dubbio quella dell'e-commerce, come spiega questo articolo di Mglobale.it, facendo registrare un + 20% di utilizzo in tutto il mondo. 217 milioni di consumatori europei hanno effettuato acquisti su e-commerce esteri, per un valore di circa 137 miliardi di euro. Il Covid ha spinto come mai prima le aziende a dotarsi sempre più di canali digitali dove vendere i propri prodotti, proprio per venire incontro all'impossibilità di farlo fisicamente. Anche in Italia il fatturato dell'e-commerce è cresciuto del 17%, e le aziende che hanno capito subito l'importanza di spostarsi sull'e-commerce sono riuscite a contrastare la crisi e a rimanere in piedi. Chi ha fatto tesoro della lezione, infatti, si sente pronto per il futuro a tradurre il proprio sito in più lingue, aumentare la propria presenza su marketplace ed altre piattaforme ed essere presente sui social network con comunicazioni mirate al pubblico straniero. Così, insomma, gli imprenditori hanno capito di poter combattere la crisi.

Come spiega questo report sul digitale 2020 dell'Osservatorio B2C del Politecnico di Milano, i settori che nel 2020 sono più cresciuti con l'e-commerce sono stati il food&grocery, generando 2,5 miliardi di euro (+56% rispetto al 2019) e l'arredamento e home living, con un giro d'affari di 2,3 miliardi di euro e un indice di crescita che si attesta sul +30%. Complice anche il lungo lockdown dovuto alla pandemia, sono cresciute in maniera esponenziale l'informatica e l'elettronica di consumo (sei miliardi di euro di fatturato e un +18% rispetto al 2019), l'abbigliamento (3,9 miliardi e un +21%) e anche l'editoria (1,2 miliardi di euro e un + 16%). Le cifre complessive parlano chiaro: gli acquisti on line fatti dai consumatori italiani sono valsi nel 2020 22,7 miliardi di euro, ben 4,7 miliardi in più rispetto al 2019. I dati dei primi mesi 2021, mostrano che il trend registrato nel 2020 è in continuo  e costante aumento.

Insomma, l'e-commerce dopo essere stato per anni un canale secondario, ha acquisito oggi un ruolo determinante nella riprogettazione delle strategie di vendita e di interazione con i consumatori.

Verso un e-commerce sempre più glocal

Il report inoltre sottolinea il fatto che i modelli di consumo stanno cambiando e il percorso verso l'ominicanalità è oggi, più che mai, in forte accelerazione. La direzione del nuovo e-commerce infatti è sempre più glocal, offrendo nuove strade per rafforzare il ruolo storico delle comunità locali e della collettività dei centri abitati. Dall'inizio della crisi sanitaria, infatti, un modello che ha preso piede nel nostro Paese è il proximity commerce, che permette l'integrazione tra i grandi player del commercio elettronico e i piccoli negozianti i quali, grazie alla logistica e alle piattaforme di delivery, possono raggiungere i clienti residenti nelle zone limitrofe.

La crisi da Covid dunque ha accelerato il processo di digitalizzazione ovunque, anche in Italia. Quindi non sono a livello nazionale ma anche locale. Come spiega Andrea Mori CEO di Rubisco.it, azienda toscana che si occupa di e-commerce, “nella nostra regione per esempio il ricorso delle aziende all'e-commerce ha avuto un grande incremento rispetto agli anni precedenti. In particolar modo per quelle aziende che avevano già investito nel digitale prima della pandemia e si sono ritrovate online pronte a cogliere l'occasione. La realizzazione di siti e-commerce – continua Mori - ha avuto un grande aumento nel 2020 e anche i siti e-commerce andati on line in poche settimane hanno iniziato subito a registrare numeri importanti. In generale si parla di un aumento medio di vendite online del 20/30% con punte di oltre il 500% tra il 2019 e il 2020”.

L'e-commerce italiano è però ancora in ritardo

Detto ciò, però, il ritardo dell'e-commerce in Italia resta sempre importante rispetto agli altri Paesi. I dati forniti da questo articolo che parla del commercio elettronico in Italia, spiegano chiaramente le cause di questo ritardo: la principale è la carenza di offerta che per anni ha caratterizzato, e ancora oggi in parte caratterizza, il mercato italiano, soprattutto in alcuni settori. Questo è il risultato di un approccio in molti casi sperimentale e poco convinto all’e-commerce da parte della maggior parte degli operatori tradizionali italiani, che non hanno dedicato né il giusto impegno né le risorse migliori a un progetto la cui rilevanza strategica è stata poco compresa. Visione, coraggio, perseveranza: sono questi i tre fattori che dovranno ancora di più entrare a far parte della mentalità delle aziende italiane per i prossimi anni.

Fonte: Comunicato stampa
Covid e digitale nel 2021: come è cambiato lo scenario mondiale
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