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REFERENDUM, ALICI (AC), IL POPOLO HA DETTO NO AL FIGLIO AD OGNI COSTO

“La consultazione referendaria ha dato voce alla volontà popolare: non è con il referendum, non è con il voto che si può decidere della vita umana. Credo che il popolo italiano abbia voluto dire, con questo suo non voto, che la maternità è una esperienza umana di immenso valore, da favorire in ogni modo, ma non ad ogni costo; un figlio non può mai essere un diritto da rivendicare prima o contro i diritti del figlio stesso. Anche la ricerca scientifica è necessaria, ma non può essere senza limiti etici: non tutto ciò che è possibile è lecito”. Lo afferma in una nota diffusa oggi pomeriggio Luigi Alici nuovo presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana (Ac) a commento degli esiti referendari.

“Di più – aggiunge Alici – questo referendum ci deve far riflettere sul fatto che non si è trattato di uno scontro tra laici e credenti. Da parte nostra, diciamo che i cattolici hanno sempre partecipato consapevolmente alla vita pubblica, offrendo un contributo assai importante alla nascita e alla crescita della democrazia nel nostro paese. Ed è proprio alla luce di questo contributo che oggi vogliamo dire il nostro sì alla vita, sì alla famiglia che va difesa e tutelata, anche con leggi adeguate, capaci di aiutare le giovani coppie, le famiglie numerose”.

Ringraziato il Comitato Scienza & Vita, il presidente nazionale dell’Ac così conclude: “La vita è un dono meraviglioso. Non ci troviamo di fronte ad eventi anonimi, simili a compartimenti stagni e isolati tra loro, ma davanti ad un unico disegno che parte da quell’embrione e procede verso la pienezza; è, dunque, un tutt’uno, inconcepibile se non letto nel suo insieme, perché già in quel primo istante c’è l’impronta del Creatore, come i nostri vescovi ci ricordano. La consultazione referendaria, infine, ci dice che oggi è necessario un nuovo rapporto tra la società e il mondo dell’informazione, ed invita ad aprire un dibattito civile e culturale, etico e politico. Al centro di questo dibattito è urgente porre una riflessione sulla differenza tra i valori condivisi che stanno a fondamento della nostra civiltà giuridica e il paniere delle merci disponibili che possono essere liberamente utilizzate sulla base di un legittimo pluralismo”. Sir