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Religioni ed Europa, una Carta del dialogo

di Sara Silvestri “Un passo avanti del dialogo interreligioso come fattore di coesione sociale”, così l’arcivescovo di Toledo, mons. Antonio Canizares Llovera, intervenuto il 30 ottobre a Roma alla Conferenza dei ministri dell’Interno dell’Unione europea su “Il dialogo interreligioso: fattore di coesione sociale in Europa e strumento di pace nell’area mediterranea” ha definito l’incontro al quale hanno preso parte anche alcuni rappresentanti delle religioni monoteistiche. Il meeting si conclude il 31 ottobre con l’udienza di Giovanni Paolo II in Vaticano.

Responsabilità davanti a Dio. Commentando la Costituzione tedesca, Charlotte Knobloch, vicepresidente del Consiglio centrale degli ebrei di Germania, ha definito il “riferimento a Dio” come un “elemento di pace”. Knobloch ha lamentato la mancanza di questo elemento, e in particolare della radice ebraico-cristiana, nel Preambolo della Costituzione europea. Un riferimento, ha spiegato la relatrice ebrea, che non va inteso come invocazione di uno “Stato teocratico”, ma semplicemente come “garanzia della pluralità di opinioni, della democrazia e della tolleranza”, come “responsabilità davanti a Dio”. La libertà di religione, ha poi aggiunto, è un “elemento fondamentale delle società occidentali” e questa libertà “deve valere per tutti: per le Chiese, le Moschee, le Sinagoghe”.

No alla religione alibi per i conflitti. L’anglicano Christopher Herbert, vescovo di St. Albans ha però invitato ad evitare il caos che potrebbe causare un’apertura al dialogo interreligioso condotta con poca cura. Richiamando l’appello del Papa, mons. Canizares Llovera ha quindi ribadito che i leader religiosi hanno il dovere di combattere l’abuso della religione per giustificare i conflitti. “Dobbiamo promuovere la pace soprattutto grazie alle nostre culture religiose, dobbiamo dimostrare che il nostro credo religioso si basa sulla pace, sulla giustizia, la libertà” e questo “insegnamento deve essere tradotto in azioni reali”. Per assicurarsi che i diritti umani vengano rispettati, inclusa la libertà religiosa, è “necessario che si formi una coscienza” e in questo le famiglie e i media hanno un ruolo fondamentale.Islam moderato.

Il rettore della moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, ha espresso, a nome dei musulmani francesi il desiderio “che l’Ue mantenga con le Chiese un dialogo strutturato”, secondo quanto affermato nella Dichiarazione n.11 del Trattato di Amsterdam. Consapevole che l’Europa oggi “ha paura di dichiarazioni aggressive e dell’immagine totalmente negativa dei musulmani” veicolata dai media, Boubaker ha insistito sull’esistenza di una corrente “liberale e moderata” dell’Islam nel continente. “È una corrente – ha detto – che vuole dialogare, modernizzarsi in Europa” e sta all’Europa dare a questa corrente “credibilità” per contribuire alla “vitalità” dell’Europa stessa. “A lungo termine – ha concluso il rettore della moschea di Parigi – questa corrente positiva dovrà rendere possibile l’incontro tra l’Europa e l’Islam. L’Islam è tolleranza e pace, il Corano lo afferma più volte”.

Una Carta del dialogo interreligioso. “Nei Paesi di più consolidata immigrazione – ha osservato il ministro degli Interni, Giuseppe Pisanu – il dialogo e il confronto hanno già prodotto esperienze di comprensione reciproca e di integrazione sociale” e un “aiuto decisivo può venire dal dialogo fra le grandi religioni monoteiste nate nel Mediterraneo”. “Auspico – ha aggiunto – che questa iniziativa sul dialogo interreligioso possa col tempo portare ad una sorta di Carta europea del dialogo interreligioso”. “L’Europa del terzo millennio – ha concluso – deve saper dire qualcosa al mondo declinando insieme le sue migliori tradizioni culturali e religiose e la sua concezione laica dello Stato democratico”.