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Scuola cattolica: in 4 anni sono diminuite di 580 unità

Presentato questo pomeriggio a Roma, presso la Camera dei deputati il XIX Rapporto sulla scuola cattolica in Italia «Il valore della parità», realizzato dal Cssc, edito da Els La Scuola Morcelliana. In tutto riguarda 611mila alunni di cui più di 31mila con cittadinanza non italiana e oltre 7mila disabili.

Parole chiave: Scuole paritarie (155)
Un alunno alla lavagna (Foto Sir)

Con l’introduzione della parità scolastica (legge 62/2000), il sistema nazionale di istruzione si compone di scuole statali e paritarie. Nell’anno scolastico 2016/17 le scuole cattoliche paritarie presenti sul territorio nazionale – eccettuate Regione Valle d’Aosta e Province autonome di Trento e Bolzano che raccolgono i dati con modalità e tempistiche differenti – sono 8.322, due terzi di tutte le paritarie che nell’anno scolastico precedente (i dati ufficiali del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca per l’anno scolastico 2016/17 non sono ancora stati diffusi) erano 13.267.

Dopo la legge istitutiva della parità, l’andamento delle scuole paritarie ha registrato un trend in crescita fino al picco di 14.149 istituti nell’a.s 2010/11 per poi iniziare una caduta progressiva. I numeri della crisi sono evidenti negli ultimi quattro anni (2012-16) in cui si registra la perdita complessiva di 580 scuole paritarie. A rivelare i numeri, risultato dell’elaborazione compiuta dal Centro studi per la scuola cattolica (Cssc) sui dati forniti dal Miur, è il XIX Rapporto sulla scuola cattolica in Italia «Il valore della parità», realizzato dal Cssc, edito da Els La Scuola Morcelliana e presentato questo pomeriggio a Roma, presso la Camera dei deputati, alla presenza del segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, e della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

Negli 8.322 istituti cattolici paritari del nostro Paese vi sono 54mila insegnanti e oltre 611mila alunni (il totale di allievi delle paritarie è circa 938mila, l’11% del totale nazionale della popolazione scolastica) di cui più di 31mila con cittadinanza non italiana e oltre 7mila disabili. Secondo il Rapporto, le scuole dell’infanzia sono 6.101 (73,3% del totale); 1.067 le scuole primarie (12,8%); 531 le secondarie di primo grado (6,4%); 623 le secondarie di secondo grado (7,5%). Il 57,9 di questi istituti è situato al Nord Italia, con il 40,7% nella sola Lombardia e il 25,6% in Veneto. Al centro si registra il 16% del totale delle scuole cattoliche, il 54,1% delle quali nel Lazio e il 32,8% in Toscana. Al Sud e nelle Isole si trova il 26,1%., di cui il 28,3% in Campania e il 22,3% in Sicilia.

Il valore della parità scolastica sembra spesso doversi misurare in termini economici, ma per Sergio Cicatelli, coordinatore scientifico del Centro studi per la scuola cattolica (Cssc), questo criterio di valutazione è improprio. È riduttivo, spiega, «impostare il problema della scuola paritaria in termini economici, con le scuole perennemente impegnate a sollecitare dallo Stato come elemosina ciò che dovrebbe spettare loro per giustizia, e l’apparato statale a sua volta ben deciso a difendersi». Esiste un valore «immateriale» dato dalla qualità della proposta educativa nel suo insieme e oltre ai risultati misurati in termini di esiti scolastici, esistono «effetti educativi immateriali, che tendono a migliorare gli stessi risultati scolastici grazie alla loro intrinseca carica motivazionale». Tuttavia, prosegue Cicatelli, anche volendo partire dalla dimensione economica, secondo un’indagine del 2014 il costo annuo per alunno di scuola statale oscillerebbe tra i 5.700 e il 6.900 euro contro i 3-4 mila euro di uno studente di scuola paritaria. «L’esistenza di una scuola non statale – conclude il coordinatore del Cssc – rappresenta un risparmio per lo Stato e dunque, lungi dal costituire un onere, le scuole paritarie sono un beneficio per lo Stato stesso» che, quantomeno per questo, dovrebbe essere interessato alla loro sopravvivenza.

Al di là delle considerazioni sulla «convenienza» economica della scuola paritaria rispetto a quella statale, - ha proseguito Cicatelli - «non si può fare educazione se non in un contesto di libertà e con il fine di promuovere la libertà della persona. La Costituzione italiana esprime questa posizione con il principio della libertà di insegnamento, con cui si apre l’art. 33, fissando in esso il motivo ispiratore di tutto il sistema scolastico». Rispetto poi alla realtà dell’autonomia scolastica, anch’essa incompiuta, la parità, chiosa Cicatelli, ne è «il necessario complemento» ma occorre «superare il modello centralistico» e «spostare l’attenzione dal controllo organizzativo/gestionale alla qualità del servizio e soprattutto alla qualità dell’apprendimento».

Per un sistema di istruzione davvero integrato Cicatelli richiama le proposte contenute nel documento «Autonomia, parità e libertà di scelta educativa» diffuso lo scorso 7 giugno dal Consiglio nazionale della scuola cattolica (Cnsc). «Il costo standard per alunno», sostiene, può costituire un elemento «di decisiva innovazione e reale miglioramento dell’efficienza del sistema». Ma si possono percorrere «altre vie complementari: dalla convenzione (che ha il pregio di dare certezza di risorse alle scuole più piccole) al buono scuola, dalle detrazioni fiscali ai finanziamenti mirati per progetti specifici, senza trascurare il capitolo delicato e doloroso della copertura delle spese per l’inclusione degli alunni con disabilità».

Fonte: Sir
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