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Viareggio, non si può morire così

Morire, perchè? Ecco l'interrogativo che permane, e permarrà nel tempo, dopo la tragedia delle ore 23,53 del 29 giugno scorso a Viareggio. Perché morire improvvisamente mentre transiti tranquillamente in motorino lungo una strada? Perché morire rinchiuso in macchina quando credi che questa ti preservi dal pericolo? Perché morire quando dormi travolto dalla casa che crolla?
DI MARIO PELLEGRINI

Parole chiave: trasporti (214), viareggio (80), ferrovie (129)
Viareggio, non si può morire così

di Mario Pellegrini

Morire, perchè? Ecco l'interrogativo che permane, e permarrà nel tempo, dopo la tragedia delle ore 23,53 del 29 giugno scorso a Viareggio. Perché morire improvvisamente mentre transiti tranquillamente in motorino lungo una strada? Perché morire rinchiuso in macchina quando credi che questa ti preservi dal pericolo? Perché morire quando dormi travolto dalla casa che crolla?

Le alluvioni e i terremoti sono fenomeni naturali contro cui qualcosa si può prevedere e quindi fare, ma una cisterna di un treno merci che – si dice – ha avuto un cedimento del carrello, e quindi è deragliata provocando a Viareggio l'inferno di fuoco che ha trasformato una notte tranquilla in un incubo senza fine, non è concepibile. Eppure è avvenuto, con quella incandescente colonna rossastra che si è rapidamente innalzata nel cielo, illuminando a giorno la zona della stazione ferroviaria, e non solo.

All'improvviso, infatti, due-tre boati senza soluzione di continuità di cui nessuno – all'istante – è riuscito a capire l'origine. Attentato, scontro fra due treni, esplosione, terremoto, caduta di un aereo? Poi la cruda realtà in una notte che è diventata allucinante: un treno merci di 14 vagoni cisterna contenenti Gpl che viaggiava in direzione Pisa era infatti deragliato a causa di quel cedimento strutturale di un vagone – che fa tanto discutere – fra la stazione centrale e la vecchia stazione scalo, facendo poi inclinare tutti gli altri sulla massicciata (grafico con dinamica incidente).

La susseguente fuoriuscita del gas a contatto delle scintille provocate dalle sfregamento dei carri-cisterna sulle rotaie, ne ha determinato l'incendio immediato e di conseguenza lo spostamento d'aria incandescente che ha provocato la morte istantanea dei due ciclomotoristi che transitavano per via Burlamacchi – sulla destra della ferrovia – e del bambino che per sicurezza i genitori avevano lasciato dentro l'auto in via Ponchielli, sulla sinistra della ferrovia. Ai lati di questa strada, poi, i crolli di due palazzine investite dall'onda d'urto dell'esplosione, con morti – al momento 17 – e una cinquantina di feriti, molti dei quali ricoverati con gravissime ustioni, negli ospedali di Firenze, Roma – dove due bambini sono poi deceduti – Bologna e Genova, oltre, ovviamente, a quelli della zona.

Fin qui la tragedia che ha colpito Viareggio in modo subdolo, perché verificatasi al di fuori di ogni possibilità di intervento, e causata da quelle bombe vaganti che viaggiano per strada e ferrovia senza che nessuno se ne renda conto, e di cui se ne viene a conoscenza quando, purtroppo, avviene l' irreparabile.

E fortuna ha voluto – se di fortuna si può parlare in questo caso – che la tragedia sia avvenuta di notte, perché se fosse avvenuta di giorno chissà cosa sarebbe accaduto, perché le due strade che fiancheggiano la ferrovia sono percorse da un grande traffico. Non va infatti dimenticato che la ferrovia divide Viareggio letteralmente in due. Quello che è certo è che la macchina dei soccorsi ha funzionato a pieno regime e con estrema tempestività. Grazie soprattutto ai numerosi volontari della Misericordia, della Croce Rossa e della Croce Verde che sono intervenuti immediatamente, riuscendo a salvare quanti hanno potuto, a prestare i primi soccorsi ai feriti, a comporre ciò che restava dei corpi di chi purtroppo ha pagato con la vita le colpe che forse non si saprà mai di chi siano. Poi sono intervenute tutte le Forze dell'Ordine e soprattutto i Vigili del Fuoco, che si sono accollati le responsabilità più gravi, come quelle che si sono assunte le squadre specializzate di Marghera nel travasare il Gpl rimasto nelle cisterne non esplose.

A causa di quanto accaduto, a Viareggio sono arrivate tutte le autorità nazionali, regionali e provinciali, cominciando dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e seguitando con il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, il sottosegretario alla Protezione Civile Guido Bertolaso – che ha diretto da par suo tutte le operazioni logistiche – e il presidente della Regione Toscana Claudio Martini.

Nell'occasione è stato detto e ripetuto che sarà provveduto a risarcire tutti i danni nel minor tempo possibile. Ma i morti chi li risarcirà? Soprattutto per il modo con cui sono morti. La tragedia nella tragedia, infatti, sarà assistere al rimpallo di responsabilità sul perché del deragliamento, fino al momento in cui i fari della cronaca si saranno spenti su quanto è accaduto alle ore 23,53 del 29 giugno 2009. Ed a questo proposito è sintomatico che la Procura della Repubblica di Lucca abbia aperto un'inchiesta per omicidio colposo multiplo contro ignoti. Ovviamente.

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