Mondo

Gerusalemme: nel Giorno della Memoria e in pieno Shabbat attentato in sinagoga con 8 morti e 10 feriti

Di queste, almeno tre sarebbero in gravi condizioni. L’attentatore, che secondo la stampa araba è nipote di un palestinese ucciso da un colono israeliano nel 1998, ha poi tentato la fuga verso il vicino quartiere di Beit Hanina ma è stato ucciso dalle Forze di sicurezza israeliane. Il commissario di polizia, Kobi Shabtai, giunto sul posto ha dichiarato che si è trattato di “uno dei peggiori attentati degli ultimi anni. Il terrorista ha iniziato a sparare a distanza ravvicinata a chiunque incontrasse”. Secondo Shabtai, “sono stati uccisi anche coloro che erano arrivati a vedere cosa era successo”.

A seguito dell’attacco, le autorità israeliane hanno elevato il livello di allerta, anche in considerazione della tensione che si registra tra la popolazione a Gerusalemme Est e nell’area di Jenin (Cisgiordania settentrionale) dove, lo scorso 26 gennaio, l’esercito israeliano ha condotto un raid antiterrorismo uccidendo 9 palestinesi, e provocando oltre venti i feriti. In seguito a questa operazione militare molti giovani palestinesi avrebbero deciso di entrare a fare parte di milizie combattenti. A confermare il clima teso la notizia stamattina, a 14 ore dall’attentato di ieri, di un sospetto attacco terroristico nel sito archeologico della Città di Davide a Gerusalemme, dove due israeliani sono rimasti feriti, uno in modo grave. Secondo la Radio Militare l’aggressore “è stato neutralizzato”. Intanto l’intera area di Betania, dove si è verificata la sparatoria tra il terrorista e le forze di sicurezza, è stata circondata da un cordone di sicurezza disposto dalla polizia e 42 persone sono state arrestate per essere interrogate.

Le reazioni. Immediate le reazioni da parte israeliana e palestinese. Il premier israeliano Netanyahu, dopo l’attacco alla sinagoga ha dichiarato che: “Abbiamo deciso alcuni passi concreti immediati e il Consiglio di Difesa del governo li varerà in una riunione convocata per domani sera”. Poi l’appello alla popolazione a “non prendere la legge tra le proprie mani” ma lasciare agire esercito e polizia. Il monito ribadito dal premier Netanyahu è stato: “Mi impegno di fronte a voi quale primo ministro dell’unico Stato ebraico – oggi Giorno della Memoria – che noi resteremo vigili, forti e non permetteremo mai che la Shoah si ripeta”. Hamas e la Jihad islamica hanno parlato di “operazione eroica” e di “vendetta per i morti di Jenin”. Dopo l’attacco a Neve Yaacov nelle città di Jenin, Nablus e Ramallah si sono registrati cortei di festa. Lo stesso anche a Gaza City e a Rafah, nel sud della Striscia. Lunedì 30 gennaio nella regione arriverà Antony Blinken. Il segretario di Stato Usa vedrà sia Netanyahu sia il presidente palestinese Abu Mazen, che dopo Jenin ha interrotto il vitale coordinamento di sicurezza con Israele. Stasera a Tel Aviv torna in piazza la protesta anti governo Netanyahu. Gli organizzatori hanno condannato “l’attacco omicida di Gerusalemme” e detto di “condividere il dolore delle famiglie degli uccisi” augurando ” la guarigione dei feriti”. Nessun commento, per ora, da parte delle Chiese che, tuttavia, già da tempo, avevano rimarcato l’aumento della tensione tra israeliani e palestinesi. Lo scorso 12 dicembre, in una nota, gli Ordinari cattolici avvertivano dell’impennata della violenza, denunciato il più alto numero di vittime palestinesi da oltre vent’anni e l’aumento di attacchi alla popolazione ebraica. “La violenza non è mai giustificata e va sempre condannata, da qualunque parte provenga. Nessuno dovrebbe morire perché è ebreo o perché è arabo” era stato l’appello degli Ordinari cattolici.