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Uganda: Msf, epidemia di colera tra rifugiati in fuga da scontri e violenze nella R.D. Congo

Migliaia in fuga dalle violenze iniziate nel dicembre scorso nella provincia di Ituri. Medici senza frontiere, che sta lavorando su entrambe le sponde del lago Albert, offrendo assistenza medico-umanitaria a chi ne ha bisogno, lancia l'allarme per l'epidemia di colera tra i profughi.

Percorsi: Msf - R. D. Congo - Sanità - Uganda
Campi profughi in Uganda (Foto Sir)

Case bruciate, morti e decine di migliaia di persone in fuga. Sono le conseguenze degli scontri tra diverse comunità, iniziati nel dicembre 2017 e cresciuti di intensità nel mese di febbraio, intorno all’area di Djugu, nella provincia di Ituri, nel nord est della Repubblica Democratica del Congo. Per fuggire dai combattimenti, più di 42.000 persone hanno cercato rifugio in Uganda, attraversando il lago Albert a bordo di canoe e piccoli pescherecci sovraffollati e instabili. Un viaggio pericoloso che ha portato all’annegamento di alcune persone.

Medici senza frontiere sta lavorando su entrambe le sponde del lago, offrendo assistenza medico-umanitaria a chi ne ha bisogno. «Chi arriva in Uganda ci racconta di essere stato attaccato di notte, alcuni hanno profondi tagli e ferite. Molti arrivano traumatizzati ed esausti, con bambini malati. Chi utilizza piccole canoe a volte ha dovuto pagaiare per quasi tre giorni per raggiungere un posto sicuro», spiega Ahmad Mahat, coordinatore dell’emergenza in Uganda per Msf. A metà febbraio erano quasi 3.000 i rifugiati congolesi che arrivavano in Uganda ogni giorno. Oggi il numero si è ridotto, arrivando a qualche centinaia, per via delle cattive condizioni climatiche e del costo elevato della traversata. Nonostante questo calo, il centro di accoglienza di Kagoma e il campo di Marutatu non riescono più a far fronte all’afflusso di rifugiati. I nuovi arrivati, già resi vulnerabili dalla fuga e la violenza subita, dormono all’aperto, esposti alle forti piogge di questa stagione, con un accesso inadeguato all’acqua e al cibo, in condizioni igieniche spaventose. Inoltre, il 23 febbraio, le autorità sanitarie ugandesi hanno confermato lo scoppio di un’epidemia di colera e ad oggi si contano già 1.000 casi gravi e oltre 30 morti. «La situazione in Uganda è estremamente allarmante», prosegue Mahat.

A Sebagoro Msf ha già messo in piedi un’unità di trattamento per il colera con 50 posti letto nel centro di salute della città. A Kagoma, le équipe di Msf hanno vaccinato 5.263 bambini contro la polio e il morbillo mentre 2.160 donne in età fertile sono state vaccinate contro il tetano. Msf ha inoltre aperto un ambulatorio aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dove oltre 2.000 pazienti sono stati curati dalla metà di febbraio.

Fonte: Sir
Uganda: Msf, epidemia di colera tra rifugiati in fuga da scontri e violenze nella R.D. Congo
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