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Alluvioni e prevenzione. Dalle buone intenzioni si passi ai fatti concreti

Allerta meteo e comportamenti dei cittadini, normative urbanistiche, coordinamento e professionalità di chi si occupa del territorio. Qualche considerazione a margine dell'alluvione che domenica 10 settembre a sconvolto Livorno e provocato 8 morti.

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Alluvione a Livorno (Foto Sir)

Questa volta è toccata a Livorno dove un evento meteo davvero eccezionale non solo ha messo in ginocchio una parte della città ma ha causato lutti dolorosissimi. 200 mm di pioggia in circa 5 ore, ovvero quanto piove normalmente in città in 5 mesi, non è questione di poco conto e non c’è dubbio che qualsiasi rete scolante, naturale o artificiale che sia, sarebbe stata messa in crisi.

Dopo il primo momento però si viene a sapere che lavori di adeguamento e messa in sicurezza idraulica erano stati fatti ma, nel caso di specie, si sono dimostrati insufficienti a contenere la massa d’acqua in arrivo. Senza contare la polemica sul colore dell’allerta meteo: arancione o rosso.

Vorrei provare a fare alcune considerazioni.

La prima riguarda gli allerta meteo ed i comportamenti conseguenti della popolazione che si trova nell’area a rischio. È vero che gli allerta vengono diramati e pubblicati anche con grande anticipo ma chi insegna alle persone quali debbano essere i comportamenti migliori da tenere nell’eventualità che quell’allerta porti ad un evento indesiderato?

Oggi esiste la possibilità di mappare un territorio in ragione dell’entità dell’esondazione conseguente un evento meteo atteso; siamo cioè in grado di sapere, tramite simulazioni molto puntuali, quali sono le aree a rischio maggiore rispetto alle altre ovvero, in rapporto alla piovosità, discriminare le aree con spessori diversi della lama d’acqua che colpirà una certa zona.

Io penso a quella famiglia che si è trovata nel seminterrato nel momento peggiore. Sapevano dei rischi che correvano? Qualcuno gli aveva detto cosa avrebbero dovuto fare in caso di maltempo eccezionale prima che l’onda assassina arrivasse nella loro casa?

Dico questo perché nella mia lunga attività professionale ho potuto verificare con mano che spesso le persone, per ignoranza, per paura, per eccesso di sicurezza, adottano comportamenti pericolosissimi che mettono a repentaglio la vita loro, dei familiari e anche degli eventuali soccorritori.

Premesso che i fiumi, fossi e torrenti devono essere manutenuti e messi in sicurezza, vi è un aspetto che ancora molti, amministratori pubblici in specie, tendono a sottovalutare. Mi riferisco ai comportamenti dei singoli che abitano o comunque si trovano in un’area a rischio idrogeologico.

Quante volte, per esempio, nei filmati che ci mandano i telegiornali vediamo auto che continuano la loro corsa nonostante l’acqua in strada arrivi oltre il mozzo delle ruote? Oppure persone che sfidano la forza della corrente per attraversare una strada o un ponte o si attardano ad osservare la piena di un fiume lungo gli argini.

Io dico che ogni cittadino deve conoscere preventivamente il grado di rischio idraulico nel quale si trova la propria abitazione o posto di lavoro e deve conoscere ed attuare comportamenti virtuosi tesi a proteggere la sua vita, quella dei familiari, dei colleghi o dei conoscenti.

La seconda considerazione. Le normative urbanistiche nazionali e regionali disciplinano, già da vari anni, con notevole puntualità, le regole da ottemperare nell’uso del territorio. Nonostante ciò si assiste all’uso edificatorio di aree a rischio senza che siano stati fatti, preventivamente, lavori di messa in sicurezza di quella data area.

In Italia purtroppo è molto difficile dire no. C’è sempre una scappatoia che viene messa in campo con la sostanziale complicità di tutti, dagli amministratori locali, ai tecnici degli enti pubblici preposti per finire ai professionisti che, conoscendo il problema, dovrebbero più di altri evitare di forzare il destino e le leggi di natura. Come disse Papa Francesco nel video messaggio per Expo: Dio perdona sempre, le offese, gli abusi; Dio sempre perdona. Gli uomini perdonano a volte. La terra non perdona mai! Custodire la sorella terra, la madre terra, affinché non risponda con la distruzione.

La penultima considerazione desidero farla sulla preparazione dei tecnici che si occupano di territorio e sul necessario coordinamento fra gli enti che dovrebbero sovrintendere a questa materia.

In Italia ci sono fior fiore di esperti in campo territoriale ma talora a operare sembrano ci siano persone impreparate se non addirittura improvvisate. Le Università e gli Ordini professionali che per legge sono preposti alla preparazione e all’aggiornamento dei propri iscritti dovrebbero insistere di più su questo argomento.

Il Governo Renzi aveva istituito Italia Sicura che aveva cominciato a fare chiarezza e a coordinare le varie regioni, poi tutto è andato evaporando e oggi, quella formidabile spinta, sembra essersi se non esaurita almeno molto ridotta.

Ogni volta che un evento eccezionale si è abbattuto su una parte di Italia mi sono trovato a scrivere e parlare sull’evento, sulle ragioni del disastro, su cosa non si è fatto e su cosa si dovrebbe fare. So già purtroppo che ci saranno altre volte in cui dovremo sentire di disastri più o meno annunciati e, Dio non voglia, di lutti.  Fino a quando da bei proponimenti e dalle inutili dichiarazioni non si passi ai fatti.

*è stato vicepresidente del Consiglio nazionale geologi. Attualmente componente della Consulta dell’Isin, Ispettorato nazionale protezione nucleare e radioprotezione

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