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Da Napolitano un invito al dialogo

Ampi consensi per il misurato ed esauriente discorso di fine anno del Capo dello Stato, primo per Giorgio Napolitano. Ci sono tutti i principali temi della politica interna ed estera e c'è soprattutto una ripetuta rivendicazione del ruolo, delle potenzialità e delle prospettive del Paese, dell'Italia nella sua identità nazionale, nella sua peculiare articolazione sociale, nella prospettiva europea. In questo ampio quadro tre elementi vale la pena sottolineare.

Da Napolitano un invito al dialogo

Ampi consensi per il misurato ed esauriente discorso di fine anno del Capo dello Stato, primo per Giorgio Napolitano. Ci sono tutti i principali temi della politica interna ed estera e c'è soprattutto una ripetuta rivendicazione del ruolo, delle potenzialità e delle prospettive del Paese, dell'Italia nella sua identità nazionale, nella sua peculiare articolazione sociale, nella prospettiva europea.

In questo ampio quadro tre elementi vale la pena sottolineare. Il primo è l'esplicito ancoraggio istituzionale. Dobbiamo riscoprire le istituzioni non solo per fare ripartire al meglio il Paese, ma anche per uscire da una prolungata sindrome di instabilità da un lato e di attese palingenetiche dall'altro. Riscoprire le istituzioni comporta ribadire l'attualità e l'importanza di un solido ancoraggio nei principi e negli indirizzi costituzionali: la Costituzione va ormai per i settant'anni e con il recente referendum i cittadini hanno ribadito di non volere stravolgimenti. Lo hanno detto con chiarezza a tutti gli schieramenti politici che hanno cercato di cavalcare negli ultimi vent'anni, questa o quella ipotesi di revisione.

Stante anche l'ultimo risultato elettorale - che ha visto i due poli divisi dal sei per mille dei voti - ci sono cose che devono essere sottratte all'alternanza politica ed alle risse di attori deboli. Ridare alle istituzioni il ruolo che devono avere in una democrazia ben compaginata significa rinunciare a quel gioco a somma zero iniziato alla fine degli anni Ottanta che identificava nel cambiamento istituzionale (dai sistemi elettorali alla forma di governo) una scorciatoia al cambiamento politico.

C'è invece bisogno prima di tutto di buon governo e di senso di responsabilità. Siamo così al secondo elemento, l'appello all'impegno politico: "non allontanatevi dalla politica. Partecipatevi in tutti i modi possibili, portatevi forze e idee più giovani".

A chi guarda con occhio attento l'evoluzione della società non può sfuggire in questi anni un nuovo fermento nei giovani, che dimostrano un nuovo interesse per la cosa pubblica. Sarebbe un danno gravissimo respingerli: d'altro canto ogni generazione deve portare la propria sensibilità, le proprie attese e la propria originale capacità di intervenire in particolare proprio sui nuovi temi in agenda. A partire dal "dialogo sulla vita" e al "confronto sulla realtà della famiglia", da cui non si può oggi prescindere. E' il terzo punto: i nuovi temi, la nuova agenda delle questioni di etica pubblica, che non può essere trattata con vecchi schemi, come è emerso con evidenza già qualche anno fa a proposito della questione della fecondazione medicalmente assistita.

Il presidente della Repubblica non ha mancato di ricordare la sua visita recente in Vaticano ed ha sottolineato la necessità di arrivare a scelte legislative in Parlamento "che portino chiarezza ed evitino fratture". Serve una "pacata e costruttiva riflessione", serve "un maggior senso del limite e della responsabilità". D'altro canto su famiglia e persona la nostra Costituzione è assai esplicita e costituisce per tutti un preciso e stringente riferimento.
Sir

Il testo integrale del discorso del Presidente (dal sito del Quirinale)

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