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Ecumenismo: cose che sembravano impossibili ora sono realtà

In questo anno 2017 che ha visto moltiplicarsi gli eventi organizzati in memoria del Cinquecentenario della Riforma di Lutero il «tempo ecumenico» sembra aver subito un’accelerazione sorprendente. Ci sono stati momenti capaci di commuovere fino alle lacrime chi da tanti anni cerca di promuovere il dialogo tra cristiani.

Papa Francesco in Svezia con i luterani (Foto Sir)

Certamente, per il mondo cattolico, la spinta è partita dall’incontro di Lund e dalla conseguente «Dichiarazione congiunta» firmata da Papa Francesco e dal Vescovo Munib Yunan, Presidente della Lutheran World Federation il 31 ottobre 2016 ma è stato chiaro fin dalle prime parole del Papa che tutto questo era stato reso possibile dal lavoro di tante persone che per lunghi anni non si sono arrese alle difficoltà innegabili e alle lentezze delle rispettive chiese.

«Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi», si legge nel Documento e certamente piccolo passo dopo piccolo passo la storia è cambiata.

In ogni diocesi italiana qualche piccolo segno è stato dato di questo cambiamento.

A livello nazionale il momento emotivamente, ma anche spiritualmente, più coinvolgente è stato poter contemplare nel Duomo di Trento, il luogo dove si era celebrato il Concilio della divisione, il gesto liturgico della Lavanda dei piedi compiuto reciprocamente dall’Arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, e dal vescovo luterano Karl-Hinrich Manzke di Shaumburg-Lippe.

Segni ricolmi di un significato che va oltre le nostre stesse speranze.

Tra questi il Convegno nazionale dei Delegati diocesani per l’Ecumenismo e il Dialogo che si è tenuto ad Assisi nel novembre scorso e che è stato organizzato come ogni anno dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (UNEDI) della CEI, ma questa volta in collaborazione con la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, la Diocesi romena ortodossa, la Chiesa apostolica armena, la Diocesi di Roma del Patriarcato copto ortodosso e la Chiesa d’Inghilterra

In Toscana la Conferenza episcopale locale ha da molti anni istituito una Commissione regionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso formata dai delegati di ogni diocesi. Svolge, su mandato dei Vescovi, un servizio distribuito sul territorio per favorire la crescita della sensibilità ecumenica e la capacità di dialogo interreligioso.

Quasi tutte le diocesi inviano regolarmente delegati o rappresentanti delle commissioni ecumeniche diocesane agli incontri che vengono tenuti dalla Commissione con cadenza trimestrale.

La dimensione più necessaria è ancora quella formativa per le nostre parrocchie e per tutti gli animatori pastorali, per questo l’impegno maggiore si concentra nella realizzazione di  corsi di formazione ecumenica di base, fornendo anche occasioni di approfondimento.

I corsi sono articolati in un triennio di base (anno 1: basi dell’ecumenismo; anno 2: l’ortodossia; anno 3: il  protestantesimo), ogni anno viene poi affrontato un tema da approfondire. Il progetto è iniziato nel 2012 e quindi quest’anno (11-15 luglio 2017) sono stati portati a compimento due cicli triennali di base e tre corsi di approfondimento: la Santa Cena nelle tre diverse confessioni, Peccato e salvezza nelle tradizioni cristiane e Sacramenti e Matrimonio nelle tre diverse confessioni.

Molta strada è ancora da fare ma la sensazione è che ci stiamo guardando con uno sguardo nuovo, a Pisa, per fare un esempio, in occasione del culto speciale celebrato in memoria della Riforma il 31 ottobre 2017, la Chiesa valdese, che pure esiste in città dal XIX secolo, per la prima volta ha invitato ufficialmente anche l’Arcivescovo, insieme alla piccola comunità luterana e al parroco ortodosso rumeno. Non era una preghiera ecumenica ma un culto ordinario, come dire che è nella normalità della vita di fede quotidiana di ciascuna confessione che sono entrati anche tutti gli altri cristiani.

Prima non sarebbe stato possibile, oggi si è creata una relazione di amicizia e di reciproco rispetto che ha permesso di fidarsi gli uni degli altri e di pregare insieme come Gesù ci ha insegnato. 

*Incaricata regionale per l’ecumenismo della Conferenza Episcopale Toscana

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