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Edizione on line del 31 luglio 2002

Gmg, la preoccupazione del Papa per le sorti del mondo

C'è un forte accento, nel discorso del Papa ai giovani, sulla piega che sembra progressivamente prevalere nell'inizio del millennio, con l'accentuarsi della rincorsa in avanti della rivoluzione tecnologica. E non per contrarietà alle scienze e alla loro applicazione in favore dell'uomo, ma perché la rivoluzione tecnologica è accompagnata da una cultura legata ai criteri dell'efficienza e della produttività, e pure disancorata dalla dimensione religiosa o anche soltanto etica dell'uomo.
DI PER ANTONIO GRAZIANI

DI PER ANTONIO GRAZIANI
C'è un forte accento, nel discorso del Papa ai giovani, sulla piega che sembra progressivamente prevalere nell'inizio del millennio, con l'accentuarsi della rincorsa in avanti della rivoluzione tecnologica. E non per contrarietà alle scienze e alla loro applicazione in favore dell'uomo, ma perché la rivoluzione tecnologica è accompagnata da una cultura legata ai criteri dell'efficienza e della produttività, e pure disancorata dalla dimensione religiosa o anche soltanto etica dell'uomo.

Il secolo XX si è chiuso fra la forza della speranza fondata anche sulla fine di ideologie compiute - speranza che il Papa vede nei pellegrini del Giubileo - e la dialettica dell'odio e dell'inimicizia, che il Papa raffigura nell'attentato alle Torri gemelle di New York. La rivoluzione tecnologica affidata a se stessa si lega con la pretesa di fine della storia perché fra essa e il mercato non c'è bisogno di un terzo, religione, morale o politica che sia. La politica intesa naturalmente come ricerca del bene comune.

Il Papa ne è chiaramente preoccupato. La dialettica dell'odio trova in questo fatalistico abbandono alla forza delle cose un terreno propizio. La terra insanguinata di Israele e della Palestina ne è l'esempio più chiaro e drammatico: agli orrori seguono gli orrori senza una fine apparente anche perché al tavolo delle trattative si è sostituita la convinzione che le armi siano migliori di qualsiasi altra soluzione. Sicché la cultura che oggi governa il mondo - o pare comunque lo faccia - è incapace a corrispondere alla speranza che c'è nell'umanità, nonostante le ingiustizie e l'odio. "Spes contra spem". È così trasparente, quando non è esplicito, nel discorso del Papa, un giudizio forte sulle sperequazioni e i problemi che una rivoluzione tecnologica si porta dietro ove rimanga senza un guinzaglio morale. Un giudizio altrettanto forte sulle insufficienze delle istituzioni politiche internazionali a cominciare dall'Onu. Stentando a riformarsi, restano dietro la copertura di statuti e ideali, in balia degli interessi più forti. Un giudizio, infine, preoccupato sulle divisioni per aree del benessere contrapposte a quelle del malessere, edizione aggiornata di divisioni che ieri furono anche e soprattutto ideologiche.
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