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Un gesto inedito su cui dobbiamo riflettere

Il Papa lascia il pontificato: la notizia del secolo tra smarrimento ed emozione

«Cerchiamo di capire se è vera». È stata questa la prima reazione alla clamorosa notizia giunta intorno a mezzogiorno di lunedì 11 febbraio. Sono bastati poi pochi minuti per capire che era vera davvero. A quel punto, per dirla con il cardinale Giuseppe Betori, abbiamo provato, anche all’interno della nostra redazione, un senso di smarrimento, poi di emozione, consapevoli di vivere un evento storico non solo per la Chiesa, ma per l’umanità intera.

Benedetto XVI durante il Concistoro dell'11 febbraio 2013 (Foto Sir)

Un qualcosa di simile non era mai accaduto, almeno in questa forma. Le vicende di Celestino V o di Gregorio XII sono ben diverse da questa, oltre a perdersi nella memoria dei secoli.

Abbiamo letto e riletto nella traduzione italiana quel breve testo pronunciato in latino, la lingua ufficiale della Chiesa. Ci siamo soffermati più volte su quell’idea di aver ripetutamente esaminato la coscienza prima di pervenire alla certezza che le forze non sono più quelle necessarie e «più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino».

Un Papa che riconosce i propri limiti compie un gesto di grande umiltà, marcato con forza da quella commovente richiesta di perdono per tutti i suoi difetti. Un gesto molto umano, estremamente razionale, concepito però nella pienezza di una fede in quel Dio che facendosi uomo ha scommesso sugli uomini.

Una decisione inaspettata, non impossibile, almeno al ricordo (al di là del Codice di diritto canonico che prevede la rinuncia) di quel passaggio del libro intervista del 2010, «Luce del mondo», in cui Benedetto XVI afferma che «quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, psicologicamente e mentalmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi».

Rinuncia possibile dunque, ma scelta difficile, drammatica. Una decisione, si dice, presa all’indomani del viaggio in Messico e a Cuba, un anno fa, e poi conservata nel segreto fino all’annuncio di questo storico lunedì 11 febbraio 2013.
Interrogandoci, come credenti e non solo come giornalisti, sul perché Ratzinger abbia fatto questa scelta all’apparenza molto diversa da quella del predecessore, abbiamo visto in entrambi lo stesso sacrificio, la stessa sofferenza, una più fisica l’altra più spirituale, ma entrambe forti e drammatiche che anche sul piano di un’interpretazione laica hanno finito per dare dignità e valore alla vecchiaia.

Avremo tempo e modo per riflettere su questo gesto del Papa. Intanto proviamo a caldo, attraverso questo numero del settimanale, a capire l’eredità che lascia, ribadendo i sentimenti di gratitudine espressi dal cardinale Betori e dagli altri vescovi della Toscana «per la luce e il vigore con cui Benedetto XVI ha sostenuto il cammino dei credenti in tempi difficili per la testimonianza del Vangelo, ma anche per un magistero che è stato e continuerà ad essere riferimento di principi imprescindibili per l’umanità tutta». Infine, l’«invito alla preghiera perché il Signore illumini la Chiesa in un passaggio così nuovo per la sua storia nei tempi moderni, e doni ogni consolazione dello spirito al Santo Padre».

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