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La Giornata della gioventù per guardare al futuro, anziani e ragazzi insieme

La Domenica delle Palme sarà celebrata a livello diocesano la 33ma Giornata mondiale della gioventù, in preparazione di quella internazionale di Panama (gennaio 2019). Ai giovani, per l’occasione, Papa Francesco ha rivolto un Messaggio, che «Toscana Oggi» ha pubblicato a febbraio e che prende spunto dalle parole con cui l’arcangelo Gabriele s’annuncia a Maria, una ragazza di Galilea.

Giovani

Ci tiene ai giovani, il Papa. Lo mostra in tanti suoi interventi. Li esorta a non avere paura, a cercare la loro vocazione, a impegnarsi nella società, a fare politica – ma «quella alta», precisa –, a non ripiegarsi su loro stessi, a non cadere nell’indifferenza. È certo importante, decisivo per tutti noi, ciò su cui il Santo Padre insiste.

Senza investimento nel futuro una comunità isterilisce. Senza che sia offerta alle generazioni più giovani la possibilità di mettersi alla prova e di subentrare a chi le ha precedute, una società è bloccata. Senza che siano garantite a tutti le condizioni per realizzarsi nel lavoro, un paese declina. È chiaro che ciò, purtroppo, è proprio quello che accade nel nostro paese: uno dei più vecchi d’Europa, dal quale i nostri ragazzi spesso emigrano. Sebbene il tasso di disoccupazione giovanile nell’ultimo anno sia diminuito, l’Italia rimane pur sempre indietro per il numero degli under 25 senza lavoro: terza in Europa, dietro a Grecia e Spagna, con il 32,2% rispetto al totale della popolazione (dato del febbraio scorso).

Non si vedono politiche strutturali per favorire un ricambio generazionale a tutti i livelli della società. Meglio rinviare il momento della pensione, meglio mettere in condizione chi vorrebbe farlo di non potersi formare una famiglia, meglio affidarsi ancora all’«usato sicuro» piuttosto che investire nel nuovo. Non dobbiamo dunque stupirci se i nostri ragazzi si allontanano sempre di più da quell’interesse, da quell’impegno, da quell’apertura al futuro su cui insiste il Papa. Magari lo fanno per autodifesa, oppure perché sostituiscono i contatti reali con quelli virtuali, o anche perché, nel mondo dorato in cui li abbiamo talvolta rinchiusi, impedendo loro di crescere, in fin dei conti si trovano bene. Ecco perché abbiamo poi davanti – per esempio nel caso degli adolescenti, la cosiddetta «generazione Z» – quella fotografia fra luci e ombre, fra generosità e solitudine, fra desiderio di socialità e analfabetismo relazionale, che viene scattata dalla recente ricerca condotta da Paola Bignardi per l’Istituto Toniolo, e i cui risultati sono pubblicati in questi giorni. Ecco allora che le parole del Papa, e con esse la celebrazione della Giornata mondiale della gioventù, non riguardano solo i giovani.

Sì, certo: sono loro quelli che devono riappropriarsi del loro futuro e non aver paura di realizzare la speranza che portano con sé. Ma queste parole e questa celebrazione concernono e impegnano anche le generazioni più anziane. Perché gli anziani, finora, sono stati quanto meno distratti di fronte alla loro responsabilità intergenerazionale. Perché sta a loro, che hanno più spazio di manovra, finalmente agire per il futuro di tutti.

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