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Dal n. 41 del 17 novembre 2002

Social forum, gli otto «Grandi» imparino da questi giovani

Il movimento che si è radunato a Firenze nel Social Forum Europeo ha dato prova di grande maturità. Non un atto violento, non atti vandalici in città, non la critica per la critica, ma solo un momento di riflessione e di approfondimento da parte di chi, in questa Europa, con un grande sguardo lungimirante, ha a cuore e si mostra seriamente preoccupato del futuro di questa umanità. Queste centinaia di migliaia di giovani chiedono che le loro istanze non vengano fatte cadere o vengano considerate richieste utopistiche di ingenui ragazzini ma vengano recepite dai governi occidentali.
DI ORESTE BENZI

Social forum, gli otto «Grandi» imparino da questi giovani

di Oreste Benzi*
Il movimento che si è radunato a Firenze nel Social Forum Europeo ha dato prova di grande maturità. Non un atto violento, non atti vandalici in città, non la critica per la critica, ma solo un momento di riflessione e di approfondimento da parte di chi, in questa Europa, con un grande sguardo lungimirante, ha a cuore e si mostra seriamente preoccupato del futuro di questa umanità. Queste centinaia di migliaia di giovani chiedono che le loro istanze non vengano fatte cadere o vengano considerate richieste utopistiche di ingenui ragazzini ma vengano recepite dai governi occidentali.

Mentre tutti si rimane sconvolti di fronte ad atti di terrorismo come la strage di Bali o il teatro Duvrovka a Mosca, i paesi benestanti dormono sul sistema terroristico che fa loro comodo.

Se realmente Al Qaeda ha armi atomiche, come spesso è stato detto e questo ci terrorizza, la risposta giusta perché queste armi non si diffondano tra i terroristi è quella di metterne sul mercato altre – vedi il nuovo riarmo nucleare americano e russo di questi giorni-?

L'Europa e il mondo in che modo si pongono il problema della lotta al sottosviluppo e alla povertà quando, ad esempio, diversi stati, tra cui l'Italia, non hanno raggiunto lo 0,7% del loro Pil, come quota decisa a Copenaghen nel vertice dell'Onu sulla povertà nel 1995, coma aiuto da destinare allo sviluppo? Quando le sovvenzioni all'agricoltura sono elevatissime nel mondo occidentale ed i prodotti agricoli del terzo mondo inaccessibili in Europa causa delle forti misure protezionistiche?

I cambiamenti climatici e i disastri ambientali sono sotto gli occhi di tutti. La terra, se fosse un uomo, dovrebbe stare in sala di rianimazione tanto è compromessa. È urgente intervenire. Eppure la conferenza di Joannesburg ha raggiunto risultati mediocri.

Si vuole lottare contro il terrorismo internazionale lasciando il Santo Padre, come unica autorità mondiale a ricordare che è impossibile sconfiggerlo senza intervenire con un piano forte e chiaro per dare accesso al cibo, all'acqua all'istruzione alle masse disastrate del terzo e quarto mondo, che rappresentano un fertile humus a cui il terrorismo attinge.

I giovani, come nuovi profeti, cantori di una nuova umanità che già oggi è possibile, ci richiamano, ci interpellano, ci mettono alle strette con domande pressanti e angoscianti. Nello stesso tempo ci indicano la via su cui incamminarci per fare di questo mondo uno spazio di pace e di giustizia dove tutti possono esistere e con eguale dignità, riportandoci a quella speranza che il mondo viveva dopo la caduta del muro di Berlino, quando sembrava che una prospettiva di questo tipo fosse più vicina. I così detti otto grandi escano dal sistema terroristico e prendano lezione dal Social Forum.
*Presidente Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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