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Tornare ad aggregare i cattolici che hanno a cuore il bene comune

Strano destino, quello dei cattolici italiani: sale della società e non certo da ieri, ma disciolti in mille rivoli, fino a raggiungere la quasi irrilevanza. Ma qualcosa si sta muovendo e a partire proprio dalla Toscana..

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Folla di persone

Il dibattito sul nuovo ruolo dei cattolici in politica, promosso da questo giornale e da «Avvenire» all’indomani delle elezioni dello scorso marzo, ha avviato un processo che più passa il tempo più appare destinato a non fermarsi. Segno che, sotto la cenere di un torpore durato troppo, covava un fuoco di entusiasmi repressi e delusioni per l’attuale offerta politica. Strano destino, quello dei cattolici italiani: sale della società e non certo da ieri, ma disciolti in mille rivoli, fino a raggiungere la quasi irrilevanza. Se così, forse è il caso di tentare la strada opposta, perché il buon senso spinge a non cambiare la squadra che vince, ma se la squadra perde è bene per lo meno adottare un nuovo modulo di gioco.

Ecco spiegato l’interesse che accoglie, in queste settimane, un soggetto come Insieme: associazione che ha lo scopo dichiarato di tornare ad aggregare i cattolici che hanno a cuore il bene comune, e la cosa pubblica. Il primo lo si può servire sotto molte forme; la seconda, per essere servita, ha forse bisogno di una vocazione a parte. L’una e l’altra richiedono una nuova assunzione di responsabilità come anche un certo coraggio. Forza d’animo e discernimento, costanza e prudenza (da non confondere, quest’ultima, con l’irresolutezza). Insieme è una realtà aperta: ci si aderisce da singoli o come gruppi. Ha una struttura nazionale e diramazioni regionali e provinciali, che ha preso forma in un pugno di settimane.

In Toscana il processo di radicamento sul territorio procede spedito, prestando la dovuta attenzione al dialogo tra le generazioni (separate da una politica che mette gli uni contro gli altri: i giovani contro gli anziani, i precari dai contrattualizzati), guardando più a dove si vuole andare che non al punto da cui si è partiti. Dietro c’è un progetto di società: da marzo ad oggi è stato messo a punto un programma, frutto di una prolungata opera di elaborazione e sintesi. Prima stesura: 80 pagine. Seconda: 40. Terza: 20. Promozione del ceto medio, centralità del Parlamento, tutela dell’ambiente e della famiglia, europeismo e ancoraggio alle grandi democrazie occidentali, restituzione all’Italia del suo ruolo centrale nel Mediterraneo. Costituzione e Dottrina sociale della Chiesa, responsabilità sociale dell’impresa, valorizzazione dei corpi intermedi. Crescita economica attraverso la valorizzazione della persona umana. Restituzione alla dimensione pubblica di un ruolo di stimolo e controllo di fronte alla crisi dell’economia di mercato per il mercato. Legge elettorale proporzionale: l’unica che agganci la pubblica opinione alle istituzioni democratiche. Certo, nessuno può vantare la pretesa della rappresentanza esclusiva del mondo cattolico.

Ma quel che importa è il processo aggregativo che si è messo in moto. Ut unum sint, poi il resto vien da solo. Viene da solo, ma anche da lontano. Aiuta ricordare quello che ha detto il cardinal Bassetti lo scorso 18 gennaio, nella Messa per i cento anni dell’Appello ai Liberi e ai forti di don Sturzo: la migliore maniera per ricordare i nostri padri è di fare come loro. E allora coraggio.

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