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Wanna Marchi, la tv e le contraddizioni di una civiltà «superiore»

Nella vicenda di Vanna Marchi c’è un solo protagonista, anzi una protagonista: la televisione, nel bene e nel male.

La conduttrice di televendite, passata attraverso le alghe e i tronchetti della felicità, è stata arrestata insieme al convivente e alla figlia con l’accusa di associazione per delinquere, truffa aggravata ed estorsione.

Tutto partiva dalla tv: da una trasmissione di «paramagia», con numeri da giocare al Lotto, malocchi, negatività e paragnosti brasiliani, rimbalzata nelle case di tutta Italia da un circuito di emittenti senza nessun altro scopo che quello di occupare l’etere ed incassare l’«affitto» di mercanti catodici.

A scoprire raggiri, minacce e ricatti è stata la stessa tv, con un tg satirico: Striscia la notizia, non nuovo ad imprese del genere.

Le vittime, dopo aver visto le trasmissioni televisive, telefonavano per avere i numeri «vincenti». E quando non uscivano (quasi sempre), ritelefonavano per protestare. Allora, dall’altro capo del cavo si sentivano dire che era colpa del malocchio, per curare il quale erano necessari, a suon di milioni, i rimedi del mago Mario Do Nascimento.In un’epoca di comitati e di garanti su tutto e il contrario di tutto, nessuno sembra vigilare o vegliare (visti gli orari di certe telepromozioni) sull’incolumità di poveri spettatori vittime di una «tv del sommerso» dove sguazzano arroganti mezzi busti con erbe dimagranti e amuleti miracolosi, cartomanti improvvisate e gioiellieri di patacche.

L’unico baluardo, per assurdo, sembrano proprio le trasmissioni dell’assurdo: accanto a Striscia la notizia, un posto d’onore spetta a Le Iene, che da tempo si avventurano, tra frizzi e lazzi, nella denuncia sociale.

Ma queste sono le contraddizioni di una civiltà «superiore», che continua a farsi imbonire da ciarlatani di tutti i tipi purché si affaccino da uno schermo televisivo.

A.F.