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Dal n. 5 del 3 febbraio 2002

Wanna Marchi, la tv e le contraddizioni di una civiltà «superiore»

Nella vicenda di Vanna Marchi c'è un solo protagonista, anzi una protagonista: la televisione, nel bene e nel male. Tutto partiva dalla tv: da una trasmissione di «paramagia», con numeri da giocare al Lotto, malocchi, negatività e paragnosti brasiliani, rimbalzata nelle case di tutta Italia da un circuito di emittenti senza nessun altro scopo che quello di occupare l'etere ed incassare l'«affitto» di mercanti catodici.

Nella vicenda di Vanna Marchi c'è un solo protagonista, anzi una protagonista: la televisione, nel bene e nel male.

La conduttrice di televendite, passata attraverso le alghe e i tronchetti della felicità, è stata arrestata insieme al convivente e alla figlia con l'accusa di associazione per delinquere, truffa aggravata ed estorsione.

Tutto partiva dalla tv: da una trasmissione di «paramagia», con numeri da giocare al Lotto, malocchi, negatività e paragnosti brasiliani, rimbalzata nelle case di tutta Italia da un circuito di emittenti senza nessun altro scopo che quello di occupare l'etere ed incassare l'«affitto» di mercanti catodici.

A scoprire raggiri, minacce e ricatti è stata la stessa tv, con un tg satirico: Striscia la notizia, non nuovo ad imprese del genere.

Le vittime, dopo aver visto le trasmissioni televisive, telefonavano per avere i numeri «vincenti». E quando non uscivano (quasi sempre), ritelefonavano per protestare. Allora, dall'altro capo del cavo si sentivano dire che era colpa del malocchio, per curare il quale erano necessari, a suon di milioni, i rimedi del mago Mario Do Nascimento.
In un'epoca di comitati e di garanti su tutto e il contrario di tutto, nessuno sembra vigilare o vegliare (visti gli orari di certe telepromozioni) sull'incolumità di poveri spettatori vittime di una «tv del sommerso» dove sguazzano arroganti mezzi busti con erbe dimagranti e amuleti miracolosi, cartomanti improvvisate e gioiellieri di patacche.

L'unico baluardo, per assurdo, sembrano proprio le trasmissioni dell'assurdo: accanto a Striscia la notizia, un posto d'onore spetta a Le Iene, che da tempo si avventurano, tra frizzi e lazzi, nella denuncia sociale.

Ma queste sono le contraddizioni di una civiltà «superiore», che continua a farsi imbonire da ciarlatani di tutti i tipi purché si affaccino da uno schermo televisivo.

A.F.

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