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118, Anpas, Cri e Misericordie: «Macché privatizzazione. Da medici polemiche inaccettabili»

Anpas, Croce rossa italiana e Misericordie rispondono per le rime alle critiche arrivate da centinaia di medici e infermieri che hanno sottoscritto un mese fa un documento sulla riforma del sistema dell'emergenza-urgenza regionale.

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Un'ambulanza della Misericordia di Firenze

La contrapposizione nasce dalla proposta avanzata dalle associazioni di volontariato di far guidare anche le automediche da un loro autista, anziché da un infermiere laureato come avviene oggi. La differenza di costo si aggirerebbe nell'ordine di due-tre milioni all'anno. Una cifra eccessiva ad avviso di medici e infermieri: in questo modo, è la loro tesi, il servizio sanitario non avrebbe sufficienti risorse da mettere sui rinnovi dei contratti.

Ben differente è la versione fornita dalle associazioni. «Noi rispettiamo le richieste sindacali del personale sanitario, ma bisogna capire che noi non dreniamo loro risorse. È una questione a parte - spiega il presidente di Anpas Toscana, Dimitri Bettini - la verità è che il nostro sistema è pienamente sostenibile, perché i rimborsi sono tarati sui volontari. Basti pensare che la Toscana per Lea ed Extralea spende ogni anno 93 milioni, la Sicilia solo per le ambulanze d'emergenza ben 300 milioni». I volontari non sono indifferenti alle istanze salariali di medici e infermieri, ma intendono ribadire che le due questioni sono separate: «Nessuno nega il problema di contratti e adeguamenti retributivi fermi da sette-otto anni, ma è inaccettabile che trascinino nel mezzo noi», aggiunge Bettini. Vista soprattutto l'efficienza raggiunta negli anni. Pubbliche assistenze, Croce rossa e Misericordie a livello regionale garantiscono l'implementazione di ben 6.000 mezzi ogni giorno.

Per le associazioni di volontariato, si può ancora migliorare il sistema dei soccorsi con una gestione diretta anche di circa 50 automediche. «L'azienda sanitaria non è strutturata per gestire questi mezzi, averne qualcuno di scorta, cambiarli-  chiarisce il presidente di Anpas - la partita economica, ad ogni modo, è irrilevante, parliamo di due-tre milioni all'anno per l'aggiunta di un autista a bordo». Sono molto più consistenti le risorse necessarie per i contratti dei dipendenti del servizio sanitario. Ed è difficile avere qualcosa da recriminare con le associazioni. Specialmente guardando ad alcune comparazioni con le Regioni più virtuose. Il presidente della federazione delle Misericordie, Alberto Corsinovi, cita un caso significativo: «La pubblica assistenza che presta servizio in Toscana, al confine con l'Emilia, oggi riceve un rimborso di 100.000 euro mettendo a disposizione un'ambulanza e tre operatori a bordo. Poco più in là, in Emilia-Romagna la stessa pubblica assistenza con due operatori professionali riceve un rimborso spese di 225 mila euro». Non esisterebbe, pertanto, un problema di costi. Come non starebbe in piedi l'accusa di una privatizzazione in corso. Non fosse altro che per un motivo storico: le ambulanze con medico a bordo sono sempre state gestite dal volontariato, sin dal 1977.

Ecco perché le polemiche di questi giorni vengono ritenute «speciose, ingiuste e frutto di ignoranza». Toni taglienti, che svelano amarezza anziché desiderio di dare battaglia: «A noi non interessa fare le barricate - aggiunge Pasquale Morano, direttore regionale della Croce rossa - se in maniera chiara, supportata da numeri si ritiene che il nostro ruolo non abbia più ragione di esistere ne prenderemo atto. Ci sembra che così non sia ad oggi. Pensiamo, invece, di poter giocare un ruolo di grande supporto».

Fonte: Agenzia Dire
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