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Capire dove e come viene fatto un vestito: studenti toscani a lezione

Progetto della Regione e dell'associazione consumatori: gli studenti impareranno a saper leggere e confrontare le etichette dei capi di vestiario sia di uso comune che quelli utilizzati nello sport, a comprendere e comparare i diversi processi produttivi

Parole chiave: salvatore allocca (3)

Aiutare gli studenti a fare scelte sostenibili indirizzandoli verso modelli di consumo a bassissimo impatto sociale e ambientale. E' l’obiettivo di un progetto promosso dall’ACU (Associazione Consumatori Utenti della Toscana) in collaborazione con Regione e Ufficio Scolastico Regionale dal titolo «Vesto naturale e solidale – Tessile: cultura e sostenibilità dei consumi», che è stato presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati dall’assessore al welfare e alla tutela dei consumatori Salvatore Allocca e dal presidente di ACU Toscana e membro del CRCU Clara Gonnelli.

«Si è creata gradualmente grande sensibilità – ha spiegato l’assessore Allocca –  sulla filiera dei prodotti alimentari. Non altrettanto è invece accaduto su quella del tessile. Conoscere tutti gli aspetti relativi alla produzione dei capi di abbigliamento che indossiamo ogni giorno è importante, perchè quando arriviamo a comprare lo si faccia non soltanto in base alla qualità del prodotto ma anche in base a quella del proprio bisogno. E questo credo sia un elemento fondamentale a partire dai nostri figli. Altrettanto importante è poi sapere come gli indumenti possono venir riciclati. Un percorso che credo debba poi arrivare a coinvolgere anche chi produce, le grande firme».

Il progetto si rivolge agli studenti toscani delle scuole superiori con lo scopo di fornirgli strumenti per migliorare la conoscenza sulla filiera del tessile e della moda affrontando il tema in chiave di sostenibilità. Secondo alcune stime il settore del tessile e della moda tocca circa il 7% delle esportazioni mondiali totali ed è il terzo per importanza dopo trasporti e industria alimentare, con un impatto sociale ed ambientale quindi elevatissimo. Aspetti relativi al riciclo (si stima che ogni anno vengano gettati in discarica milioni di tonnellate di abiti la metà delle quali potrebbe essere reimpiegata) e all’acquisto di indumenti (specialmente quelli provenienti da paesi in via di sviluppo prodotti secondo normative meno severe delle nostre, con tutti i problemi legati all’impatto ambientale, sociale e sanitario) diventano sempre più importanti. A questo scopo l’ACU, iscritta nell’elenco regionale delle associazioni riconosciute dalla Regione e membro del CRCU, ha costituito una rete internazionale sul tessile ed inserito nei propri programmi di educazione al consumo il progetto presentato oggi.

Il progetto prevede varie azioni. Gli studenti impareranno a saper leggere e confrontare le etichette dei capi di vestiario sia di uso comune che quelli utilizzati nello sport, a comprendere e comparare i diversi processi produttivi con un’attenzione particolare al mondo della moda (chi, dove, come produce e comunica attraverso i media). Saranno resi possibili anche percorsi di alternanza scuola-lavoro, organizzati seminari, per studenti ed insegnanti, sarà creata una piattaforma multimediale per permettere il confronto e lo scambio di informazioni tra i diversi istituti e gli esperti della rete internazionale creata dall’ACU. Ai ragazzi verrà inoltre proposto un bando di concorso per la produzione di materiale di vario tipo (filmati, spot pubblicitari, diari di bordo, spot informativi, progetti tecnici, cd ecc.), sarà organizzata una sfilata di moda con abiti ottenuti da filati naturali ed eco-sostenibili ed una campagna pubblicitaria. Al termine del progetto tutti parteciperanno ad un’iniziativa conclusiva (presumibilmente all’interno di Terra Futura 2013) che comprenderà, oltre alla premiazione delle scuole, mostre sui temi trattati, seminari ed iniziative collaterali. Spazio anche ad un concorso per tesi di laurea o di specializzazione sui temi del tessile naturale.

Fonte: Comunicato stampa
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