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Comuni, prove di fusione

Riflettori accesi sulla Toscana, terra capofila di un ambizioso progetto. Da tempo ormai si parla di ottimizzazione delle spese, anche nell'ottica della crisi socio-economica che stiamo vivendo, della riduzione degli incarichi istituzionali, con conseguente contenimento dei costi legati alla democrazia e di un maggiore snellimento burocratico.  In una parola si parla, ormai da qualche tempo, a vari livelli, della creazione di Comuni Unici in varie parti della Toscana, dal Casentino al Valdarno fiorentino, fino all'Isola d'Elba.
DI LAURA BORGHERESI

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Comuni, prove di fusione

di Laura Borgheresi
Riflettori accesi sulla Toscana, terra capofila di un ambizioso progetto iniziato ormai da qualche anno, che, se concretizzato, ridisegnerà la geografia del nostro bel territorio, ricco di storia, di arte, ma anche di accese rivalità. Da tempo ormai si parla di ottimizzazione delle spese, anche nell'ottica della crisi socio-economica che stiamo vivendo, della riduzione degli incarichi istituzionali, con conseguente contenimento dei costi legati alla democrazia e di un maggiore snellimento burocratico. Aspetti, questi, che dovrebbero determinare un miglioramento qualitativo nella vita dei cittadini. Una risposta in tal senso è data dalla proposta di creare enti comunali più ampi, con bacini di utenza maggiori in modo di contenere le spese, specializzare i servizi e incidere maggiormente dal punto di vista politico nelle rispettivi sedi provinciali e regionali. In una parola si parla, ormai da qualche tempo, a vari livelli, della creazione di Comuni Unici in varie parti della Toscana, dal Casentino al Valdarno fiorentino, fino all'Isola d'Elba. Variano le dinamiche, la tempistica e la metodologia, ma il fine ultimo è comunque la creazione di Comuni estesi, di ampio respiro, con maggiori servizi e minori costi. Da segnalare il caso di Figline Valdarno, città di 17.050 abitanti, e di Incisa in Val d'Arno, vicino centro di 6.339 cittadini che progettano la fusione. Realtà accomunate da un passato glorioso, quanto antico, ma anche velato da acerrime rivalità. Il percorso di fusione, iniziato oltre due anni fa, sta arrivando a destinazione – dopo il passaggio della specifica mozione nei rispettivi consigli comunali – con la richiesta al presidente della Regione, Enrico Rossi, da parte dei due primi cittadini, dell'inizio delle procedure per la creazione di un'unica entità. Tutto ciò dopo il referendum consultivo tra le due cittadinanze, previsto per la primavera del 2013.
Di questo e molto altro si è parlato sabato scorso, 21 aprile, presso il Polo «Lionello Bonfanti» del Burchio (Incisa), nel corso del Convegno dal titolo «Dalle gestioni associate alle Unioni-Fusioni di Comuni: il caso di Figline e Incisa». Un importante tassello di quel percorso partecipativo verso la fusione ormai consolidato, ideato con la collaborazione dell'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), presente con i suoi vertici regionali, vicini alle figure istituzionali del Valdarno e dei primi cittadini di altre realtà toscane che hanno già iniziato un percorso parallelo verso eventuali fusioni comunali. Effettivamente il caso «Figline-Incisa», il primo a livello regionale richiesto dalle Istituzioni, sta calamitando l'attenzione della stampa nazionale per molteplici particolarità. Prima di tutto la collocazione geografica, in quanto un'ipotetica fusione rappresenterebbe la prima di un'importante entità numerica a sud del Po, dopo i nove casi verificatisi dal 1994 ad oggi, coinvolgendo soltanto Regioni del nord e Comuni di piccole dimensioni, dai 1000 ai 4000 abitanti, con la sola esclusione di Porto Viro, con i suoi 14000 residenti dopo l'unione effettuata, in provincia di Rovigo. La nuova municipalità, della quale ancora non è nota l'eventuale denominazione, si collocherebbe, quindi, con i suoi 23.389 abitanti nel 54% dei Comuni toscani con una popolazione superiore ai 5000 abitanti. Infatti il 46% dei 287 municipi della nostra Regione registra realtà demografiche inferiori. Tangibile l'entusiasmo espresso dai due primi cittadini, fautori di questo progetto di portata storica, Riccardo Nocentini, sindaco di Figline Valdarno, e il «collega», Fabrizio Giovannoni, alla guida di Incisa in Val d'Arno, che più volte hanno sottolineato la validità del loro obiettivo, sia a livello politico che economico, amministrativo e burocratico, riconducibile addirittura ad un passato importante, quando cioè i due centri, dopo percorsi diversi, furono uniti fino al 1851, quando venne creato il Comune di Incisa, anzi di Ancisa, come era chiamato prima di raggiungere l'attuale denominazione nel 1863. Granaio di Firenze, Figline, la cui storia risale all'anno 1000, da sempre ha seguito le sorti della vicina città, centro strategico soprattutto per la sua collocazione geografica, intermedia tra la Guelfa Firenze e la Ghibellina Arezzo. Alla guida di un'importante lega della Repubblica Fiorentina nel XIII secolo e sede di un'antica podesteria, Incisa diede antenati al celebre Petrarca che qui soggiornò nel corso dell'esilio paterno.
«Se il passato ci ha divisi, un futuro insieme ci attende – sottolineano i rispettivi sindaci –, con servizi maggiori e più specifici, con l'ottimizzazione della professionalità dei dipendenti comunali (113 figlinesi, 48 incisani), con i punti di accesso per l'erogazione dei servizi immutati, cioè presenti in entrambe le realtà, col mantenimento delle due sedi comunali per le varie funzioni, e un grande risparmio derivante dalla riduzione drastica delle figure politiche, che porterà alla presenza di un solo sindaco, 5 assessori e 16 consiglieri per l'intera popolazione; la metà, quindi, del numero attuale». Prevista l'erogazione in dieci anni di circa 9 milioni di euro provenienti da finanziamenti pubblici e regionali.

Casentino ed Elba gli altri due casi
Toscana, splendida terra dai mille campanili, un patrimonio storico ed artistico inestimabile, ma anche una Regione proiettata alla base di solidi cambiamenti e trasformazioni che  sembrano transitare anche, ma ovviamente non solo, dalla creazione di Comuni più ampi, quindi maggiormente incisivi, più organizzati e con servizi qualitativamente migliori.
Questa l'ottica che ha generato il pensiero di unione fra i Comuni, oltre 20 anni fa, nel Casentino, celebre valle alle porte di Arezzo, oggi vicino alla concretizzazione. Ne abbiamo parlato con Daniele Bernardini, sindaco di Bibbiena, il principale centro della zona, eletto nel 2009 capeggiando una lista civica, il cui primo obiettivo era proprio la creazione di un Comune unico di ampio respiro. «Abbiamo raggiunto il nostro primo traguardo – spiega Bernardini –, domenica 6 e lunedì 7 maggio si svolgerà il referendum consultivo nei 13 Comuni che compongono la nostra vallata; sapremo finalmente l'opinione della popolazione a riguardo, ma non dovrebbero esserci sorprese, il Casentino vuole essere unito in un unico grande Comune che raggiungerebbe la ragguardevole cifra di oltre 48.000 abitanti, divenendo così il maggior centro della provincia di Arezzo. Sicuramente sarà una svolta epocale, anche perché la richiesta di questa unione è stata richiesta proprio dalla società civile e non dalle Istituzioni, quindi una richiesta che proviene dalla base della popolazione. Abbiamo consegnato 6000 firme in Regione a sostegno della nostra richiesta; siamo molto fiduciosi. Nessun problema? Invece sì, il nostro progetto di fusione è ostacolato da alcuni schieramenti politici e da cittadini timorosi di vedere i loro piccoli centri divenire frazioni di entità più grandi, non intravedendo la splendida opportunità di sviluppo che la fusione può offrire a tutto il Casentino».
Un'altra bella esperienza di unione fra Comuni è rappresentata dalla realtà dell'isola d'Elba, di cui ci parla Danilo Alessi, sindaco di Rio, uno degli 8 centri che sperano nel progetto di fusione. «Sono oltre 30 anni che parliamo teoricamente di questa eventualità che finalmente sta prendendo forma; siamo davvero vicino ad indire il referendum consultivo, oltre 6.000 le firme raccolte per il nostro bel progetto che permetterebbe la creazione di un grande Comune di 30.000 abitanti, distribuiti in un territorio più piccolo di Volterra». Entusiasmo, quindi, nella perla dell'arcipelago toscano, dove anche in questo caso il progetto nasce dalla volontà dei cittadini, esattamente dalle associazioni di categoria che hanno intravisto in questo percorso un'opportunità di grande crescita e sviluppo, data anche la particolarità strutturale di questo lembo di terra isolata, quindi dai confini ben delineati. «Non mancano, tuttavia, perplessità a riguardo da parte di gruppi politici o di cittadini arroccati su basi campanilistiche – spiega Alessi –, ma l'unione genera forza, questa è una richiesta che viene dal popolo e sicuramente dal popolo sarà sostenuta».
Casentino, Isola d'Elba e Valdarno; tre storie diverse, un unico obiettivo «comune».

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