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Lavoro. In Toscana crescono incidenti mortali e malattie

Sulle malattie professionali e gli infortuni mortali sul lavoro scatta un campanello d'allarme per la Toscana. Nel 2017 le denunce per malattie professionali sono state 7.770 in crescita del 2,36% rispetto all'anno prima. Gli incidenti sul luogo di lavoro con un esito letale, invece, sono cresciuti dell'8,16% l'anno scorso.

Cantiere di lavoro (Foto Sir)

Mentre nei primi tre trimestri del 2018 sono stati 61, in aumento dell'8,93%. È quanto emerge da un report di Inail diffuso durante un convegno sugli infortuni sul lavoro in corso a palazzo Strozzi Sacrati, sede della presidenza della Regione. «Il trend crescente in ogni caso ci fa sicuramente preoccupare - spiega alla 'Diré Giovanni Asaro, direttore regionale di Inail Toscana -, perché negli anni passati noi abbiamo registrato una costante diminuzione dell'andamento infortunistico normale e quello mortale anche in Toscana». Quest'anno, conferma, «i primi dati ci danno indicazioni in senso inverso, perché gli incidenti mortali sono stati già 61: proprio ieri è successo un altro caso in Toscana». Se poi andiamo ad analizzare «le modalità con cui sono avvenuti gli infortuni mortali, possiamo osservare che quasi il 50% sono accaduti fuori dall'azienda. Quindi, si tratta di infortuni in itinere o avvenuti con un mezzo di circolazione stradale».

Un dato che per Asaro la dice lunga «sul fatto che, probabilmente, le azioni» di prevenzione «che devono essere attivate non si possono limitare all'interno dell'azienda, ma devono essere mirate all'esterno, ad esempio, sulla viabilità, sulla sicurezza dei mezzi di trasporto o sui comportamenti all'esterno dell'azienda». Sulle malattie professionali, invece, il dato toscano è sempre stato «particolarmente significativo: quasi il 14% del totale delle denunce in Italia vengono fatte nella nostra regione». Il fenomeno ha una spiegazione ad avviso del direttore di Inail: «Qui esiste una sensibilità maggiore, ed esiste una struttura anche a livello di Asl che evidenzia questo tipo di patologie e la connessione all'esposizione lavorativa. Cosa che magari non avviene in altre regioni». Una cornice che suggerisce con sempre maggiore forza la necessità di mettere in moto «insieme agli altri soggetti politiche di prevenzione, di sorveglianza sanitaria per limitare in futuro questo costante aumento».

La Toscana si è impegnata per abbassare le percentuali di infortuni sul lavoro. «È sempre poco rispetto al fatto, perché nonostante il nostro impegno il 2018 si chiude con una mortalità in crescita, il che non va bene». Lo afferma il presidente della Regione, Enrico Rossi, commentando coi giornalisti il report di Inail sugli infortuni sul lavoro in Toscana. Le denunce nel 2017 in questo senso sono state quasi 50 mila. Il governatore rivendica l'operato degli ultimi anni: «Abbiamo posto basi, fatto iniziative, perché il tema della sicurezza, dei diritti dei lavoratori, di poter tornare a casa integri sia pienamente e completamente affermato». Il tavolo a cui partecipano tutti i comparti dello Stato, che devono occuparsi di questo, insieme alle forze sociali e alle rappresentanze di categoria, «è una cosa importante perché ci permette di programmare per l'anno prossimo le linee fondamentali dell'attività integrata che andremo ad attuare». Il piano operativo 2019 prevede un sostegno alle aziende virtuose che già rispettano la normativa, e che sono desiderose di innalzare il livello di sicurezza con ulteriori investimenti.

Vengono confermati, poi, i bandi di Inail per le aziende e previste azioni di comunicazione e formazione col coinvolgimento degli studenti delle scuole superiori per diffondere tempestivamente una cultura del rispetto delle leggi in materia.

«La cosa che mi piacerebbe fare nel finale della legislatura è un coinvolgimento del mondo della scuola- prosegue Rossi-, anche attraverso l'assessorato che ha lavorato molto sugli aspetti della formazione professionale, e dello stesso mondo universitario». In effetti, secondo il presidente della Giunta regionale, «la vecchia medicina del lavoro ormai si è esaurita. Forse bisognerebbe capire oggi, rispetto ai tanti cambiamenti avvenuti, come si costruisce un osservatorio, uno studio, una formazione anche di tipo universitario che legga le trasformazioni sociali del mondo del lavoro e quelle tecnologiche».

L'ambizione è di fare della Toscana «una regione di riferimento. Ci sono le condizioni». Il tema dell'innovazione tecnologica si porta con sé le ripercussioni dello sviluppo dell'Industria 4.0. «Si apre un capitolo nuovo in quel caso- riconosce-. Dobbiamo studiare che effetti produce anche sulla qualità del lavoro e sulla salute dei lavoratori». Di pari passo l'occupazione tende a dequalificarsi, a essere meno garantita. Una dimensione che il presidente della Toscana invita a non sottovalutare. Alla stessa maniera la sua convinzione è che la sicurezza vada di pari passo con la qualità dei prodotti: «Laddove abbiamo visto un sostanziale azzeramento degli incidenti eravamo anche di fronte ad aziende fortemente competitive. Non si può vedere il dumping sociale come un elemento di competitività».

Fonte: Agenzia Dire
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