Toscana

Manovra, necessaria ma ingiusta: a pagare sono le famiglie

Approvata a tempo di record, la manovra economica è stata subito promulgata dal Presidente della Repubblica. Dopo il «sì» del Senato, giovedì scorso, il via libera definitivo è giunto nel pomeriffio di venerdì 15 luglio dalla Camera dei Deputati, con 314 voti a favore, 280 contrari e 2 astenuti. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in una nota ha parlato di «risultato impensabile senza il deciso concorso dell’opposizione», «prova straordinaria di consapevolezza e di coesione nazionale che rafforza la fiducia nell’Italia delle istituzioni europee e dei mercati». Interpellato dai giornalisti – a margine della cerimonia per la firma di un protocollo d’intesa tra la Polizia di Stato e l’Istituto Gaslini, a Genova – nelle ore in cui la Camera stava discutendo la manovra, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ha ricordato che «la famiglia deve comunque essere potenziata, difesa, perché è la base della società civile». E «per potenziare la famiglia – ha precisato – innanzitutto ci vuole il lavoro. Altrimenti, senza lavoro, o con un lavoro molto incerto, non c’è possibilità neppure per formarsi una famiglia».

Passo obbligato. «La manovra non nasce oggi ed è passata attraverso il vaglio della Commissione Ue e del Consiglio europeo», ha ricordato al Sir l’economista Alberto Quadrio Curzio, convinto che con l’approvazione si sia compiuto un passo obbligato per evitare che il Paese venisse nuovamente investito, come accaduto nei giorni scorsi, dalla speculazione internazionale. Ciò non toglie, però, che negli «anni futuri vi si potrà ritornare per apportare correzioni». Entrando nel merito del provvedimento, l’economista ha rilevato come questo comporti «una distribuzione di sacrifici che va a toccare in una certa misura tutti». «Naturalmente – ha osservato – sarebbe stato molto più gradevole se ci fossero stati tagli anche alle spese della politica, non certo quelle necessarie per adempiere ai doveri istituzionali», ma «per togliere quel sovrappiù di benefici». Tra le misure contenute nella manovra spicca l’aumento della ritenuta sulle rendite finanziarie, «normalissimo aggiustamento attorno al quale tutti possono consentire». Maggiori preoccupazioni suscitano invece la reintroduzione dei ticket sanitari e i tagli alle agevolazioni fiscali. «Certamente – ha commentato Quadrio Curzio – dobbiamo preoccuparci delle fasce deboli, come gli anziani e le famiglie». Tuttavia «bisogna che le agevolazioni vadano a chi ne ha davvero bisogno».

Un possibile paradosso. Per Riccardo Prandini, docente di sociologia della famiglia all’Università di Bologna, «è chiaro che una riforma andava fatta, da almeno dieci anni«. Il docente, tuttavia, concorda con la denuncia fatta da diverse associazioni che «i tagli lineari così concepiti andranno a incidere sulle famiglie», avvertendo che «in tal modo potremmo andare incontro al paradosso di cercare una soluzione al problema della spesa e, al contempo, bloccare l’economia perché le famiglie hanno paura di spendere». La manovra, ha osservato, non tiene conto degli appelli e delle promesse per una politica che si misuri con la famiglia, «e in questo momento – ha ammesso – ho seri dubbi che possa nascere qualcosa a favore della famiglia». Piuttosto, «per cercare di rispondere alle promesse ci potrebbe essere qualche misura più attenta alla famiglia nella riforma fiscale», provvedimento che comunque a breve «dovrà essere affrontato, indipendentemente che ci sia questo o un altro governo».

Colpiti i più deboli e le famiglie. Proprio sui tagli che potranno colpire le fasce più deboli della popolazione si concentrano le critiche. A partire dal Forum delle associazioni familiari, per il quale «un taglio indiscriminato, lineare su tutto, va come sempre a colpire i redditi medio bassi», «lasciando inalterati i soldi in tasca a chi i soldi li ha già». Il Forum concorda che la manovra è «necessaria» per «sanare» il debito pubblico, ma avverte che ora alle porte è la riforma fiscale, e «qualunque riforma del fisco o sarà a misura di famiglia, o sarà ancora una volta iniqua». Di manovra che «colpisce i più deboli, i più fragili e risparmia i privilegi dei più forti e delle caste, prima fra tutte quella della politica», ha parlato il presidente nazionale dell’Auser, Michele Mangano, paventando «il rischio reale che sulle spalle del volontariato, in particolare quello esercitato al servizio della persona, si scarichino sempre di più ruoli sostitutivi e di totale supplenza». E pure il presidente delle Acli, Andrea Olivero, ha denunciato «l’accanimento sulle famiglie e il disinteresse per i poveri». «Non si è avuto il coraggio – ha affermato Olivero – di colpire le transazioni finanziarie né introdurre una patrimoniale per i più ricchi; si è avuto invece il coraggio di colpire pesantemente le famiglie e ignorare ancora una volta la condizione di povertà assoluta in cui versano tre milioni di persone nel nostro Paese».

Rossi: in Toscana no al ticket da 10 euro. Itoscani non pagheranno il ticket di 10 euro per la specialistica e la diagnostica. Entro 15 giorni proporremo misure alternative per recuperare comunque quei soldi». Lo ribadisce il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. «Siamo contrari al ticket su diagnostica e specialistica – spiega il presidente – perché incide sulle prestazioni sanitarie, mette fuori mercato il circuito dei servizi pubblici, rischia di spostare sul privato un pacchetto consistente di prestazioni, mette a rischio la presa in carico del paziente, e, in definitiva, mette a rischio la salute. Sulla specialistica non si può risparmiare». Secondo il governatore toscano, il «ticket è profondamente ingiusto, perché colpisce tutti indifferentemente. Un conto è se faccio pagare un contributo di 10 euro a chi ne guadagna 100 mila, un altro se lo stesso contributo lo faccio pagare a chi ne guadagna 10 mila. Bisogna far pagare di più chi ha di più, per un criterio di giustizia». Non cambia niente invece, per i toscani come per i cittadini di molte altre Regioni, per quanto riguarda il ticket di 25 euro al pronto soccorso: «In Toscana, come in tante altre Regioni, avevamo già stabilito di far pagare 25 euro per le prestazioni diagnostiche al pronto soccorso, e questo contributo non pensiamo di doverlo ritoccare. Piuttosto, dobbiamo condurre una lotta seria all’evasione del ticket. Avevamo previsto che questo ticket portasse nelle casse della Regione 4 milioni di euro, invece ne porta soltanto uno». «Quest’anno il governo ci taglia 30 milioni, l’anno prossimo 60 – aggiunge Rossi –. Questi soldi vanno recuperati, non gravando sulle fasce al di sotto di un certo reddito, ma chiedendo di più a chi ha di più». Rossi scriverà una lettera a tutti i direttori generali delle aziende sanitarie toscane, annunciando che in Toscana il provvedimento del superticket è congelato: «Dobbiamo dare alla manovra un senso maggiore di equità e giustizia».