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SOMALIA, SUORA UCCISA: TRE ARRESTI; BENEDETTO XVI: «SANGUE VERSATO DIVENTI SEME DI SPERANZA»

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È salito a tre il numero delle persone arrestate a Mogadiscio in relazione all'omicidio di suor Leonella Sgorbati, al secolo Rosa Sgorbati, la missionaria della Consolata di origine italiana uccisa domenica mattina mentre si recava a casa per pranzo. Lo ha detto Sheikh Yusuf Mohamed Siad, responsabile della Sicurezza dell'Unione delle Corti Islamiche (Uci), il gruppo che, di fatto, dallo scorso 4 giugno amministra Mogadiscio e che controlla ormai buona parte della Somalia, avendo esteso la sua autorità sulla maggior parte delle città del paese, fatta eccezione per Baidoa dove ha sede il fragile governo di transizione, riconosciuto internazionalmente ma con poco potere diretto sul territorio.

“Abbiamo in custodia tre uomini; uno è sospettato dell'omicidio e gli altri due vengono trattenuti come testimoni” ha detto ieri Siad, precisando che le forze di sicurezza delle Corti sarebbero sulle tracce “di un secondo killer sospettato di essere coinvolto nell'omicidio”. Testimonianze oculari, infatti, concordano sul fatto che siano stati due gli uomini ad aprire il fuoco contro suor Leonella e la guardia che la accompagnava mentre attraversava la strada che divide l'ospedale pediatrico dal villaggio per bambini ‘Sos' di Mogadiscio. Resta ancora oscuro il movente dell'omicidio, ha detto il responsabile della Sicurezza delle Corti, il quale ha detto di avere dei sospetti: “finché non avremo completato le indagini non potremo dirlo con certezza” ha detto Siad. Il vice-presidente delle Corti Islamiche Shaykh Abdulkadir ieri è tornato a “condannare nei termini più forti possibili l'atto criminale” costato la vita della missionaria italiana. “Lo consideriamo un attacco diretto al popolo somalo, dal momento che lei (suor Leonella, ndr) era qui per aiutare i somali”. L'omicidio della missionaria italiana è stato condannato anche dall'inviato del segretario generale dell'Onu per la Somalia, Francois Fall, che ha definito “inaccettabile” la morte di un'innocente che per tutta la sua vita ha contribuito “a soddisfare i bisogni della popolazione e soprattutto dei bambini”. “Era una donna dolce e gentile che amava le madri e i bambini. Abbiamo perso una grande persona” ha detto Halima Hassan, una dei molti abitanti di Mogadiscio che in questi giorni si stanno recando alla casa delle missionarie per esprimere il loro dispiacere, ai microfoni di una radio locale.

“Il sangue versato” da suor Leonella Sgorbati – assassinata domenica scorsa a Mogadiscio, in Somalia – “diventi seme di speranza per costruire autentica fraternità tra i popoli nel rispetto reciproco delle convinzioni religiose di ciascuno”: è l'auspicio espresso da Benedetto XVI in un telegramma di cordoglio alla superiora generale della Missionarie della Consolata, la congregazione a cui apparteneva la religiosa uccisa. Una “così fedele discepola del vangelo” – la definisce il Papa - “barbaramente uccisa” mentre svolgeva “con gioia apprezzata opera al servizio delle popolazioni somale specialmente in favore della vita nascente e nell'ambito della formazione sanitaria”. Nel suo messaggio – inviato attraverso il neo-segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone – Benedetto XVI ribadisce la “ferma deplorazione” per ogni forma di violenza.

Misna

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