Toscana
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E c'è anche il problema degli abeti seccati dalla mancanza d'acqua

Salvadori: agricoltura, il futuro della Toscana è qui

L’assessore regionale all’agricoltura non ha dubbi, da questo settore passa il futuro della nostra Regione. L’ultima idea innovativa è quella della Banca della Terra. Ma non mancano i problemi: la siccità, le alluvioni, il cibo tarocco, il rinnovamento generazionale (intervista video)

Percorsi: Agricoltura - Lavoro - Regione - Toscana
Parole chiave: le radici del futuro (1), gianni salvadori (70)
Salvadori: agricoltura, il futuro della Toscana è qui

Prima la siccità poi l’alluvione. Il territorio toscano è stato colpito duramente. E l’agricoltura è la prima a confrontarsi con la terra. Le iniziative in Toscana non mancano per il rilancio di questo settore produttivo. L’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori non ha dubbi, da questo settore passa il futuro della nostra Regione. L’ultima idea innovativa è quella della Banca della Terra. «Siamo gli unici in Europa – spiega l’assessore –. L’idea parte dall’incontro tra l’offerta di terra data in affitto per l’utilizzo e il lavoro e la domanda di giovani e meno giovani che hanno intenzione di lavorarla. Per questo metteremo a disposizione le nostre proprietà demaniali. Ma siamo disponibili anche ad avviare un rapporto con soggetti privati che abbiano territorio e non siano più in grado di lavorarlo. In questo modo contribuiamo a costruire occupazione e impresa ma anche a tutelare il rischio di dissesto idrogeologico che ogni anno provoca danni enormi nel nostro territorio. Spero che il Consiglio regionale approvi la legge entro l’anno per essere operativi a gennaio».

http://youtu.be/9zDQ0iUVXas

Come può la Regione contribuire a far sì che le aziende producano reddito?

«Le imprese agricole vivono ed hanno un futuro se hanno una dimensione di impresa che produce reddito. Stiamo lavorando sulla costituzione delle filiere integrate perché è l’unico modo per costruire contratti nel quale tutti gli attori trovino un margine di guadagno: chi produce, chi trasforma, chi vende, riequilibrando i rapporti tra loro. In Toscana sono previsti 100 milioni di contributi pubblici per il settore per attivare 350 milioni di investimenti. Così l’agricoltura tornerà ad avere un ruolo fondamentale che per troppo tempo abbiamo dimenticato: deve essere considerata motore di sviluppo della nostra regione».

Quanto è importante la formazione in agricoltura?

«Direi che è fondamentale. È finita la visione bucolica della vita dei campi. In agricoltura c’è sempre più bisogno di professionisti veri perché è molto elevato il livello di innovazione: si usano addirittura i satelliti per lavorare i campi. Non solo. L’agricoltura sarà l’elemento fondamentale per raggiungere gli obiettivi di Kyoto in tema di emissioni in ambiente: le energie rinnovabili si possono fare solo se lavoriamo il bosco. L’agricoltura ha un ruolo centrale anche nel turismo e rappresenta il futuro dello sviluppo della nostra regione: per cogliere questa opportunità sono necessarie persone preparate».

Il problema è anche il rinnovamento generazionale di chi lavora la terra...

«L’eta media in agricoltura è 63 anni. Dobbiamo rinnovare questo dato. Un numero ci rivela però un’inversione di tendenza, quello degli iscritti alle facoltà di agraria di Pisa e Firenze: nel 2012 sono 500, un dato in netta crescita se si pensa che negli anni precedenti gli iscritti erano circa 300».

L’olivo, una delle piante simbolo. Oggi è insidiato dal bosco?

«In Toscana ci sono 24 milioni di piante di olivi. Ma è anche vero che il bosco sta conquistando terreno. La Banca della Terra può essere una risposta per riguadagnare territorio. Ma dobbiamo avere anche un’attenzione dedicata all’olivo e all’olio con un piano specifico per conquistare nuovi mercati percorrendo la strada della qualità e combattendo la contraffazione».

Il cibo «tarocco» costa alla Toscana sia in termini di posti di lavoro che a livello di immagine e di fatturato...

«Il nome Toscana è uno dei più copiati nel mondo perché è un “brand” vincente. Le dimensioni del fenomeno sono gigantesche e investono in primo luogo il vino, l’oilio, il pecorino. Che cosa fare? Dobbiamo insistere sulle certificazioni di qualità non per sostituire le denominazioni di origine ma per caratterizzare ancora di più la nostra presenza sul mercato. Ci dovremmo presentare al mondo con una certificazione molecolare dei nostri prodotti. Abbiamo avviato un rapporto con il Cerm per testare questo percorso. Infine abbiamo lanciato un “brand” di identità toscana, una farfalla. Abbiamo già molte richieste di aziende per l’utilizzo di questo marchio».

2500 bambini del Chianti troveranno olio toscano certificato sul tavolo della mensa scolastica. È un progetto espandibile?

«Dobbiamo mettere in sinergia i 40 milioni di pasti che si consumano ogni anno nelle mense pubbliche in Toscana con i prodotti toscani. Uno di questi è l’olio. È un progetto alla nostra portata. Abbiamo tantissime piccole aziende che sono brave a produrre, meno capaci però nella parte commerciale. Ora dobbiamo fare rete».

I danni dell’alluvione al mondo agricolo sono pesantissimi. A che punto siamo su questo fronte?

«Il Ministro Catania ha dato totale disponibilità ad accelerare le procedure per favorire il ripristino delle condizioni. Stiamo aspettando l’approvazione della legge di stabilità per capire le risorse disponibili. Nel frattempo stiamo valutando anche a livello regionale quello che possiamo fare. Certo è che quello che è accaduto è un disastro di dimensioni incredibili».

Ci avviciniamo a Natale. La siccità ha distrutto un milione di abeti soprattutto nel Casentino...

«Il Governo ha stanziato delle risorse per la siccità. Stiamo lavorando per dare una risposta concreta per i produttori che hanno avuto un danno così rilevante. Un danno che non ha effetti negativi solo sull’anno in corso ma, coinvolgendo piccole piante, compromette anche il lavoro delle prossime stagioni».

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