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Strage di Viareggio, chiesto un nuovo processo per Moretti, condannato in appello a sette anni

Il Procuratore generale della Cassazione Pasquale Fimiani nella sua requisitoria avrebbe chiesto un nuovo processo d'appello per l' ex ad di Fs e Rfi Mauro Moretti in relazione alle accuse di disastro ferroviario e omicidio colposo plurimo per la strage di Viareggio del 2009, per le quali è stato condannato a sette anni di reclusione dalla Corte di Appello di Firenze: ne danno notizia i familiari delle vittime - che seguono il processo via social - contattati dall'ANSA. L'udienza è in corso a porte chiuse davanti alla Quarta sezione penale.

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La richiesta di un nuovo processo d'appello è stata presentata in Cassazione - davanti alla Quarta sezione penale trasferitasi nell'aula Giallombardo per avere più spazio per i difensori - durante l'udienza per la strage di Viareggio avvenuta poco prima della mezzanotte del 29 giugno 2009 quando, in seguito al deragliamento e incendio di un vagone cisterna con gas gpl di un treno merci, ci furono 32 vittime tra la popolazione viareggina e tra loro tre bambini persero la vita, oltre a molti feriti e ingenti danni. A rappresentare la Procura generale della Cassazione è il Pg Pasquale Fimiani. La Corte di Appello di Firenze il 20 giugno 2019 aveva inflitto sette anni di reclusione all'ex ad di FS e Rfì Mauro Moretti per disastro ferroviario e omicidio colposo plurimo.
L'udienza comunque - con accessi limitati alle sole difese per contenere il rischio pandemico - non terminerà oggi. Sono infatti molti i difensori delle parti civili e degli imputati che devono svolgere le loro arringhe, e dunque il verdetto è atteso nei prossimi giorni.
Anche in primo grado, il 31 gennaio 2017, il Tribunale di Lucca aveva comminato la stessa pena a Moretti, contestando anche l'incendio colposo e le lesioni plurime colpose, capi d'accusa che in secondo grado sono stati dichiarati prescritti dal maggio 2018, ma l'ex ad ha rinunciato alla prescrizione. Nel processo sono stati rinviati a giudizio oltre ai vertici delle ferrovie italiane, anche manager delle società straniere che revisionavano i carri merci. Per quanto riguarda le altre condanne, in appello sono diminuite anche per effetto della prescrizione che ha portato a uno 'sconto' di 6 mesi.
In particolare, gli ex vertici delle Ferrovie, Michele Mario Elia (gia' ad di Rfi) e Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia), sono stati condannati a 6 anni mentre in primo grado avevano avuto 7 anni e sei mesi. Riformate pure le pene per l'ex amministratore di Cargo Chemical Mario Castaldo che ha avuto 6 anni (7 anni in primo grado), 4 anni a Francesco Favo, Daniele Gobbi Frattini di Cima spa, Emilio Maestrini di Trenitalia, Paolo Pizzadini di Cima spa. Tutti in primo grado avevano avuto una pena superiore.
Sempre in appello, inoltre, sono stati assolti manager di Rfi, come Giulio Margarita (ex dirigente direzione tecnica di Rfi poi passato ad Ansf, l'Agenzia per la sicurezza ferroviaria) che in primo grado aveva avuto 6 anni e 6 mesi. Prosciolti anche Giovanni Costa, Alvaro Fumi, Enzo Marzilli, tutti di Rfi: erano stati condannati a sei anni dal Tribunale di Lucca. Piu' 'robuste' invece le condanne per i dirigenti delle societa' tedesche incaricate della manutenzione dei carri merci e nelle cui officine fu controllato l'assile che cedendo avvio' il tragico deragliamento.
Joachim Lehmann, supervisore all'Officina Jugenthal: assolto in primo grado, ha ricevuto 7 anni e 3 mesi in appello. Condannati, inoltre, a 8 anni e 8 mesi Rainer Kogelheide di Jungenthal e Peter Linowski di Gatx Rail Germania; inflitti poi 8 anni a Johannes Mansbarth ex ad di Gatx Rail Austria e Roman Mayer responsabile manutenzione flotta carri merci di Gatx Austria; 6 anni e 10 mesi per Andreas Schroter, tecnico, Uwe Kriebel, l'operaio addetto alla verifica dei materiali, e Helmut Brodel, tutti delle officine Jugenthal.
A Viareggio da stamattina, familiari delle vittime e cittadinanza si sono riuniti sotto il Comune per seguire via social l'udienza in Cassazione in contatto con i loro avvocati, per le misure contro il contagio da Covid non hanno potuto raggiungere Roma. 

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