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Strage ferroviaria di Viareggio, confermate in appello le condanne

Ieri, a pochi giorni dal decimo anniversario della strage ferroviaria di Viareggio, la Corte di appello di Firenze ha confermato la maggior parte delle condanne in primo grado ai responsabili delle Ferrovie. Assolto Margarita Enrico Rossi: una sentenza che restituisce alle famiglie il senso di giustizia.

La dinamica dell'incidente che il 29 giugno 2009 causò la morte di 32 persone.

Al processo per la strage di Viareggio, iniziato il 13 novembre scorso, la Corte di appello di Firenze ha confermato la condanna a 7 anni inflitta in primo grado dal Tribunale di Lucca  per Mauro Moretti, ex ad di Rfi e di Fs. Moretti, che non era in aula, era imputato di disastro, omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, incendio. L'11 febbraio Moretti aveva detto in udienza di rinunciare alla prescrizione, che comunque è scattata per tutti gli imputati dal maggio 2018 limitatamente ai reati di incendio e lesioni colpose.

La corte ha poi inflitto sei anni a Michele Mario Elia, ex ad di Rfi e a Vincenzo Soprano, ex ad Trenitalia. Assolto invece Margarita, ex dirigente di Rfi, che in primo grado aveva avuto più di 6 anni. L'incidente ferroviario, avvenuto alle 23,58 del 29 giugno 2009, con il gpl uscito da una cisterna deragliata, causò la morte di 32 persone e provocò gravi danni alla zona attigua alla Stazione ferroviaria di Viareggio.

Una sentenza che restituisce alle famiglie prima di tutto il senso di una giustizia che individua responsabilità che, in tutta questa dolorosa vicenda e al di là del merito di ogni singola persona, sono evidenti e all'origine di quanto accaduto. Così il presidente della Regione Enrico Rossi, commentando la sentenza.

«Nessuno - ha detto ancora Rossi - potrà mai restituire le persone morte alle famiglie e ai loro cari. E niente potrà mai rimediare alle ferite riportate nel corpo e nell'anima da tante persone a causa di quella tragedia. Ma la giustizia ha funzionato, è arrivata una sentenza in appello che pone tutti di fronte alle proprie responsabilità, anche oltre coloro che sono stati direttamente condannati».

«Dopo quella vicenda - ha aggiunto Rossi - io stesso mi sono occupato di come poteva essere alzato il livello di sicurezza dei trasporti su ferro a tutela prima di tutto delle popolazioni civili. Ed è stato stabilito un limite di velocità. Troppo tardi però, e troppo poco. Anche perché l'Ue non ha ancora individuato le modalità per consentire un controllo più efficace della sicurezza del materiale rotabile che viaggia sulle ferrovie. In questo giorno di amarezza, e allo stesso tempo di compimento di una tappa verso l'accertamento della verità, quello che resta da fare affinché certi episodi non si ripetano deve costituire l'impegno di tutte le persone che hanno responsabilità in questo settore. E ovviamente in primo luogo della politica e delle istituzioni che hanno compiti di regolazione».

In primo grado, il Tribunale di Lucca, aveva emesso il 31 gennaio 2017, 23 condanne e 10 assoluzioni: tra gli imputati Mauro Moretti che per il suo vecchio incarico di ad di Rfi ebbe 7 anni di reclusione, e il suo successore, Michele Mario Elia, che ebbe 7 anni e mezzo. Le condanne più pesanti erano state inflitte ai responsabili della tedesca «Gatx Rail», che aveva affittato a Fs i carri cisterna: nove anni e mezzo a Rainer Kogelheide, amministratore della società e a Peter Linowski, responsabile sistemi manutenzione.

L'inchiesta, condotta dalla Procura di Lucca, stentò a decollare e i familiari delle vittime inscenarono anche azioni clamorose di protesta. Solo il 16 dicembre 2010 furono emessi 38 avvisi di garanzia. La prima udienza dell'incidente probatorio, al quale parteciparono circa 200 avvocati (ma nessuno degli indagati) si tenne il 7 marzo 2011 e si concluse il 4 novembre 2011. Il 18 luglio 2013 il Gup di Lucca Alessandro Dal Torrione decise il rinvio a giudizio di 33 imputati, tra cui i vertici delle Ferrovie dello Stato, e fissò al 13 novembre 2013 la data di inizio della prima udienza del processo per la strage. Lo Stato decise di non costituirsi parte civile.

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