Toscana
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Tanti Comuni toscani alle urne

È una tornata decisamente importante per i Comuni toscani. Se tra i capoluogo di provincia ce ne sono solo tre, sono comunque le prime tre città per abitanti della Regione. Ecco come si presentano i tre confronti a Firenze, Prato e Livorno. Complessivamente, tra le 189 amministrazioni al voto, ben 35 hanno più di 15 mila abitanti.

Elezioni (Foto Sir)

Tra questi i più popolosi sono: Scandicci (50.645 abitanti), Empoli (48.626), Piombino (33.855), San Giuliano Terme (31.447), Rosignano Marittimo (31.039), Pontedera (29.168), Poggibonsi (29.031), Cecina (28.112), San Miniato (27950), Bagno a Ripoli (25.483), Figline e Incisa (23.460), Fucecchio (23.275), Massarosa (22.430), Cortona (22.057), Colle Val d’Elsa (21.651), Follonica (21.308), Monsummano Terme (21.141), Pontassieve (20.607), Montecatini T. (20.540), Lastra a Signa (20.308).

Nei 32 Comuni non capoluogo di provincia governavano giunte di centrosinistra o di sinistra – tranne che a Colle dove al ballottaggio prevalse Paolo Canocchi (civica) – e in quasi tutte avevano vinto al primo turno (furono solo 8 i ballottaggi, tra cui Livorno). Ma era il 2014 e il Pd di Matteo Renzi in quella tornata elettorale raggiunse il massimo storico alle Europee. Questa volta è prevedibile che i ballottaggi saranno molti di più e il centrodestra ne potrebbe strappare diversi, magari con il supporto dei voti pentastellati, che mostrano ancora una certa debolezza nelle amministrative.

Nei 154 Comuni sotto i 15 mila abitanti – il più piccolo è Careggine (Lucca) con 539 abitanti, il più popoloso Vinci con 14.650 – la sera stessa del 26 maggio si conoscerà il nome del Sindaco. Nella maggior parte dei casi si confronteranno liste civiche locali.

Firenze, Bocci sfida Nardella alla ricerca del «bis»

Sono nove i candidati alla corsa per la poltrona di sindaco di Firenze. Il sindaco uscente, Dario Nardella, ha impostato la sua campagna elettorale sulle cose fatte in questi cinque anni, e sulla necessità di concludere quelle iniziate. Il candidato sostenuto dal centrodestra, Ubaldo Bocci, parla invece di una città «governata per consuetudine, mettendo la polvere sotto il tappeto: c’è bisogno di un cambiamento vero fatto da gente libera da condizionamenti». L’esempio più chiaro è quello della tramvia: per Nardella «la cura del ferro sta funzionando, dobbiamo completare la rete con le nuove linee». Secondo Bocci invece i progetti per le prossime linee vanno ripensati: «il trasporto pubblico non deve essere punitivo per quello privato, riducendo le strade e i parcheggi». Bocci mette l’accento sul tema della sicurezza: «Chi parla di Firenze come città sicura, parla di una città che non conosce». Su questo fronte, Nardella promette vigili di quartiere e «comitati per la legalità» territoriali. Nel programma di entrambi non mancano riferimenti ai temi della famiglia, al calo demografico e all’invecchiamento della città.

Nardella è sostenuto da una coalizione che oltre al Pd comprende cinque liste, tra cui «Nardella sindaco» (dove si candida anche l’ex direttore della Caritas di Firenze, Alessandro Martini) e la lista di centro «Avanti Firenze» (che unisce laici e cattolici). Bocci (imprenditore alla prima esperienza politica, dopo un lungo impegno di volontariato nell’Unitalsi) è sostenuto da cinque liste: oltre a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia ci sono la lista civica «Bocci Sindaco» (che vede anche l’appoggio del Popolo della Famiglia) e la lista «Popolari & Liberali», con vari esponenti cattolici.

Il Movimento 5 Stelle corre da solo: il candidato sindaco è Roberto De Blasi, architetto che lavora per Intesa San Paolo. L’unica donna in corsa è Antonella Bundu, nata a Firenze da una famiglia proveniente dalla Sierra Leone, appoggiata da 3 liste di sinistra. «Punto e a Capo», la lista fondata dall’ex vicesindaco Graziano Cioni, candida a sindaco Mustafa Watte, farmacista, figlio di un immigrato siriano. I Verdi propongono Andrés Lasso; Fabrizio Valleri, calciante dei Bianchi, è il candidato sindaco della lista civica «Libera Firenze»; Saverio Di Giulio è il candidato sindaco di CasaPound. Il Partito Comunista invece candida Gabriele Giacomelli, il più giovane: 23 anni.

Riccardo Bigi

Prato, il centrodestra punta a riprendersi la città

Sono otto i candidati a sindaco per il Comune di Prato. Matteo Biffoni del Pd cerca la riconferma e corre per un secondo mandato dopo cinque anni alla guida della seconda città della Toscana. Il centrodestra si presenta unito – Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – e propone il nome di Daniele Spada, funzionario di Confcommercio senza tessere di partito in tasca. Il nome del principale sfidante di Biffoni è arrivato dopo un lungo tira e molla tra il Carroccio e il partito di Berlusconi, che inizialmente ha mal digerito questa soluzione, considerata come imposta dai vertici regionali leghisti, ovvero Susanna Ceccardi. Poi a fine marzo è arrivata l’investitura di Spada al termine di un vertice nazionale del centrodestra, lo stesso che ha dato il via libera alla candidatura di Ubaldo Bocci a Firenze.

La campagna elettorale di Matteo Biffoni invece è iniziata a gennaio quando dal palco del teatro Metastasio il sindaco in carica ha annunciato la sua decisione di correre nuovamente per poltrona di primo cittadino dopo cinque anni di mandato. Con lui si schierano Demos, +Europa e due liste civiche. Anche Daniele Spada ha costituito una sua lista civica per cercare di riportare al centrodestra l’Amministrazione comunale di Prato dopo la storica vittoria di Roberto Cenni nel 2009, la prima dopo 70 anni di legislature a sinistra.

Il Movimento 5 Stelle presenta Carmine Maioriello, ex bancario, dopo che inizialmente aveva annunciato un altro nome, poi cambiato in corsa per motivi personali del candidato. Nella scorsa legislatura i pentastellati erano riusciti a eleggere tre consiglieri.

Sono di centrodestra due agguerriti candidati civici che in città sembrano avere un certo seguito: Aldo Milone, ex assessore alla sicurezza della giunta Cenni, con un passato nel centrosinistra, e Marilena Garnier, eletta nel Consiglio comunale uscente a sostegno di Biffoni è poi diventata uno dei suoi più acerrimi avversari politici. La galassia di sinistra ha rinunciato a nomi e simboli e si presenta con la lista civica «Prato in Comune». Il candidato è Mirco Rocchi, attore e regista alla sua prima esperienza politica. Mentre i Comunisti Pratesi – Rifondazione e Pci – si sono uniti e hanno scelto il nome di Roberto Daghini. Emilio Paradiso, ex leghista ai tempi di Bossi e Maroni, si presenta tra le fila della Lega Toscana.

In provincia di Prato poi andranno al voto i Comuni di Montemurlo e quelli della Valle del Bisenzio: Vaiano, Vernio e Cantagallo. Sono tutti sotto i 15mila abitanti.

Giacomo Cocchi

Livorno, ballottaggio quasi certo per il «dopo Nogarin»

Ballottaggio quasi certo a Livorno, dove il sindaco uscente pentastellato, Filippo Nogarin, ha scelto di presentarsi alle europee. Ben nove i candidati sindaco e 17 le liste in corsa con 493 aspiranti consiglieri comunali. Cinque anni fa lo shock per la sinistra, che aveva sempre governato la città. Avanti e non di poco al primo turno (39,9%), il candidato Pd Marco Ruggeri si vide sorpassare dal pentastellato Nogarin, che pure partiva da un modesto 19,6%.

Tenterà di mantenere il Comune ai 5 stelle, l’attuale vicesindaco, Stella Sorgente ma, almeno al primo turno, dovrà fare i conti con la lista «Livorno a misura» dell’assessore pentastellato alle politiche sociali Ina Dhimgjini. Il centrodestra unito punta sul coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Andrea Romiti, sostenuto da quattro liste (FdI, Fi, Lega e «Livorno in Movimento» con a capo un ex grillino). Il Pd, grande sconfitto cinque anni fa al ballottaggio, candida Luca Salvetti, giornalista molto noto in città, con l’appoggio anche di Articolo 1-Mdp, di «Casa Livorno» e «Lista futuro». Ma a sinistra se la deve vedere con «Buongiorno Livorno» e «Potere al Popolo» che sostengono Marco Bruciati, «Livorno in Comune», che candida Carina Vitulano, «Per Livorno» che sostiene Barbara La Comba e il Partito comunista che presenta Luigi Moggia. Correrà per conto proprio anche Marco Cannito, sostenuto dalla sua lista «Città Diversa» e da «La Sinistra» (con Rifondazione e Sinistra italiana); cinque anni fa prese il 6%. In totale quindi sono ben sei i candidati del centrosinistra.

Salvetti punta molto su un assessorato al Porto per far ripartire questo settore e generare lavoro e promette di rompere l’isolamento politico in cui è caduta la città con la giunta pentastellata. Andrea Romiti ha invece indicato in «lavoro, efficienza e legalità» i principi ispiratori di un programma snello che prevede anche cassonetti intelligenti invece del porta a porta e parcheggi gratis per i livornesi sul lungomare. Dai sondaggi emerge che l’elettorato si divide in modo quasi analogo tra centrosinistra, M5s e centrodestra, anche se non va sottovalutato Marco Bruciati, che sembra non molto distante dagli altri tre. Ma al ballottaggio del 9 giugno andranno solo in due e gli altri... faranno da arbitri.

Claudio Turrini

Come si vota

Comuni sotto ai 15mila abitanti. Una sola scheda per eleggere sindaco e consiglieri comunali. Sulla scheda è già stampato il nome del candidato sindaco e il contrassegno della lista che lo sostiene. Il voto per il sindaco e quello per il consiglio sono uniti: votare per un candidato sindaco significa dare una preferenza alla lista che lo appoggia. Alla lista che appoggia il sindaco eletto andranno i 2/3 dei seggi disponibili, mentre i restanti seggi saranno distribuiti proporzionalmente tra le altre liste.

Comuni con più di 15mila abitanti. La scheda è sempre unica con i candidati alla carica a sindaco e, a fianco di ciascuno, il simbolo o i simboli delle liste che lo appoggiano.

Si può votare in tre modi: tracciando un segno solo sul simbolo di una lista, assegnando in tal modo la propria preferenza alla lista contrassegnata e al candidato sindaco da quest’ultima appoggiato; tracciando un segno sul simbolo di una lista e tracciando contestualmente un segno sul nome di un candidato sindaco non collegato alla lista votata: è quello che viene chiamato «voto disgiunto»; infine, tracciando un segno solo sul nome del sindaco, votando così solo per il candidato sindaco e non per la lista o le liste a quest’ultimo collegate.

Per essere eletto al primo turno un candidato sindaco deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi. Se ciò non accade si va al ballottaggio tra i due più votati al primo turno, e viene eletto chi riceve più suffragi.

Per la composizione del consiglio si tiene conto dei risultati elettorali del primo turno e degli eventuali ulteriori collegamenti nel secondo (i cosiddetti «apparentamenti» che possono avvenire tra le due tornate). Le preferenze. In tutti i comuni con più di 5mila abitanti si possono esprimere due preferenze per i candidati al consiglio comunale, purché si tratti di candidati di sesso diverso.

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