Toscana

Volontariato: a Grosseto visita di mons. Agostinelli, correttore nazionale, alle Misericordie della Maremma

Assieme al governatore Edoardo Boggi, ai membri del consiglio e a una nutrita pattuglia di volontari, ad attendere mons. Agostinelli c’erano il vescovo Giovannidon Claudio Piccinini, correttore dell’arciconfraternita di Grosseto, don Franco Cencioni, socio da sempre e in passato anche correttore, nonché Roberto Cerulli, da poco riconfermato presidente del comitato delle Misericordie della provincia di Grosseto.

L’occasione della visita è il “tour” che mons. Agostinelli sta compiendo in tutte le confraternite della Misericordia diffuse in tutta Italia. E’ già stato in Liguria, in Emilia Romagna, ora in Toscana, poi sarà in Calabria. Da alcuni giorni si trova nel Grossetano, ha visitato le sedi della zona sud della provincia, altre dell’area nord, ieri Grosseto. Don Franco ha visitato l’ex centro Frassati, da poco più di un anno acquistato dalla Misericordia che qui vi ha trasferito la sede, che per secoli è stata nel cuore del centro storico, ma che non era più confacente alle necessità operative dei fratelli e delle sorelle. “Non è stata una scelta facile – ha detto il governatore Edoardo Boggi – ma poi ci siamo detti che i luoghi li fanno le persone e qui o in centro non cambia la missione dell’arciconfraternita. Avere tutti i servizi in un’unica sede, fra l’altro, permette a tutti i volontari di conoscersi di più, di socializzare, di condividere momenti anche ricreativi intessendo rapporti umani più solidi”. Rapporti che sono indispensabili per sostenere l’impegno quotidiano che la Misericordia porta avanti, come attestano i numeri, che parlano di interventi che in un anno oscillano fra i 10mila e i 13mila.

Altrettanto indispensabile è, però, la formazione spirituale ribadita con forza da mons. Agostinelli nel corso della sua visita in Maremma. “Il vento della secolarizzazione non risparmia neppure le realtà ecclesiali – ha esordito il presule – allora occorre ricordare chi siamo, da dove veniamo, qual è il nostro cammino, qual è la nostra identità. Le Misericordie sono nate all’interno della Chiesa e la nostra associazione si fregia del titolo di cristiano-cattolica. La croce ricamata sulle divise non è ornamentale, dice qual è la nostra origine. Per essere all’altezza del compito che la storia ci ha affidato occorre che questo ricordo diventi memoria, cioè diventi l’oggi del nostro camminare. La Misericordia – ha aggiunto – è chiamata ad avere un’adeguata preparazione tecnica, ma al contempo anche una solida formazione spirituale. Ci sono altre associazioni similari alle nostre che fanno egregiamente il loro compito, ma ciò che ci distingue l’anima con cui noi le facciamo. Per cui dico ai governatori e ai correttori: inserite con cadenza periodica anche incontri di formazione spirituale, ben fissi nel calendario. Formazione tecnica e formazione spirituale sono le due gambe sulle quali deve reggersi la Misericordia, altrimenti si zoppica”. Agostinelli ha esortato l’arciconfraternita anche ad interrogarsi su quali siano i bisogni attuali del territorio sui quali poter intervenire e ha inquadrato anche il progetto del Sinodo delle Misericordie lanciato a livello nazionale come occasione ulteriore per recuperare la dimensione identitaria e si è compiaciuto per come è stato valorizzato l’ex centro Frassati, da lui voluto negli anni del suo episcopato maremmano.

L’arciconfraternita ha donato a mons. Agostinelli una targa ricordo dell’incontro, mentre il correttore nazionale ha consegnato al correttore grossetano un calice e una patena con l’invito ad utilizzarle per le celebrazioni delle Messe coi fratelli e le sorelle della Misericordia.

Da parte sua Roberto Cerulli ha ringraziato Agostinelli per il tour effettuato in Maremma per incontrare le Misericordie. “Siamo tra i pochi coordinamenti provinciali d’Italia che nello statuto prevede la presenza di un correttore provinciale”, che per la Maremma è don Adorno della Monaca, parroco a Porto Ercole. “Sembra poco ma non lo è – ha commentato Cerulli – Serve per andare nella direzione che lei, don Franco, ci ha indicato. A noi servono professionalità formata, ma anche sensibilità tale per essere vicini a tutti”.