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50 ANNI EUROPA, BENEDETTO XVI AL CONVEGNO COMECE: I POPOLI EUROPEI NON DIMENTICHINO I VALORI CRISTIANI

I valori cristiani siano fermento di civiltà per l'Europa del Terzo Millennio: è la riflessione offerta sabato da Benedetto XVI ai partecipanti al Congresso della COMECE per i 50 anni dei Trattati di Roma. Un discorso appassionato, quello del Papa, che ha esortato tutti i cristiani del Vecchio Continente ad impegnarsi per un'Europa giusta e solidale. La delegazione della COMECE è stata guidata dal suo presidente, mons. Adrianus van Luyn, che, nel suo indirizzo d'omaggio, ha sottolineato come la fede richiami i cristiani di tutte le confessioni ad una responsabilità particolare per la comunità dei popoli europei.

“Non si può pensare di edificare un'autentica “casa comune” europea – ha detto il Papa - trascurando l'identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta infatti di un'identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica; un'identità costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo nei confronti dell'Europa. Tali valori, che costituiscono l'anima del Continente, devono restare nell'Europa del terzo millennio come “fermento” di civiltà”.

Se questi valori venissero meno, si è chiesto il Papa, “come potrebbe il “vecchio” Continente continuare a svolgere la funzione di “lievito” per il mondo intero?” Non è, dunque, motivo di sorpresa, ha proseguito, che “l'Europa odierna, mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri sempre più spesso contestare che ci siano valori universali ed assoluti”. Si tratta per il Pontefice di una “singolare forma di “apostasia” da se stessa, prima ancora che da Dio”. Un fenomeno che la induce “a dubitare della sua stessa identità”. Si finisce così per “diffondere la convinzione che la ponderazione dei beni sia l'unica via per il discernimento morale e che il bene comune sia sinonimo di compromesso”. Ma questo, ha avvertito, non può essere accettabile “ogniqualvolta comporti accordi lesivi della natura dell'uomo”, perché “Una comunità che si costruisce senza rispettare l'autentica dignità dell'essere umano, dimenticando che ogni persona è creata ad immagine di Dio, finisce per non fare il bene di nessuno. Ecco perché appare sempre più indispensabile che l'Europa si guardi da quell'atteggiamento pragmatico, oggi largamente diffuso, che giustifica sistematicamente il compromesso sui valori umani essenziali, come se fosse l'inevitabile accettazione di un presunto male minore”.

Questo pragmatismo, ha aggiunto, viene presentato “come equilibrato e realista”, ma “tale non è, proprio perché nega quella dimensione valoriale ed ideale, che è inerente alla natura umana”: “Quando, poi, su un tale pragmatismo si innestano tendenze e correnti laicistiche e relativistiche, si finisce per negare ai cristiani il diritto stesso d'intervenire come tali nel dibattito pubblico o, per lo meno, se ne squalifica il contributo con l'accusa di voler tutelare ingiustificati privilegi”.

Per questo, è stata la sua esortazione, nell'attuale momento storico, l'Unione Europea “per essere valida garante dello stato di diritto ed efficace promotrice di valori universali, non può non riconoscere con chiarezza l'esistenza certa di una natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano”. In tale contesto, ha detto ancora, “va salvaguardato il diritto all'obiezione di coscienza, ogniqualvolta i diritti umani fondamentali fossero violati”. Il Papa ha poi sottolineato l'esigenza “di stabilire un sano equilibrio tra la dimensione economica e quella sociale”, ribadendo le sue preoccupazioni sulla denatalità che caratterizza l'Europa di oggi: “Sotto il profilo demografico, si deve purtroppo constatare – ha detto il Papa - che l'Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia. Ciò, oltre a mettere a rischio la crescita economica, può anche causare enormi difficoltà alla coesione sociale e, soprattutto, favorire un pericoloso individualismo, disattento alle conseguenze per il futuro”.

L'Europa, ha aggiunto con rammarico, sembra quasi che “stia perdendo fiducia nel proprio avvenire”. Il processo di unificazione, ha rilevato, non è da tutti condiviso, “per l'impressione diffusa che vari “capitoli” del progetto europeo siano stati “scritti” senza tener adeguato conto delle attese dei cittadini”. Di qui le parole di incoraggiamento ai cristiani chiamati a costruire una nuova Europa: “Voi sapete di avere il compito di contribuire a edificare con l'aiuto di Dio una nuova Europa, realistica ma non cinica, ricca d'ideali e libera da ingenue illusioni, ispirata alla perenne e vivificante verità del Vangelo. Per questo siate presenti in modo attivo nel dibattito pubblico a livello europeo, consapevoli che esso fa ormai parte integrante di quello nazionale, ed affiancate a tale impegno un'efficace azione culturale”.  (Fonte: Radio Vaticana)

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