Vita Chiesa
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BENEDETTO XVI, UDIENZA: COSA SIGNIFICA ESSERE PICCOLI, SEMPLICI?

Parole chiave: benedetto xvi (2612)

“Dobbiamo avere il cuore dei piccoli, dei ‘poveri in spirito', per riconoscere che non siamo autosufficienti, che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di ascoltarlo, di parlargli”. Con queste parole, pronunciate al termine della catechesi dell'udienza generale di oggi, il Papa ha attualizzato il modo di pregare di Gesù, grazie al quale “anche noi, con il dono del suo Spirito, possiamo rivolgerci a Dio, nella preghiera, con confidenza di figli, invocandolo con il nome di Padre, ‘Abbà'”. “Cosa significa ‘essere piccoli', semplici? Qual è la ‘piccolezza' che apre l'uomo all'intimità filiale con Dio e ad accogliere la sua volontà? Quale deve essere l'atteggiamento di fondo della nostra preghiera?”. Queste le domande che hanno fatto da sfondo alle parole di Benedetto XVI, che come risposta ha citato il “discorso della montagna”, dove Gesù afferma: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. “E' la purezza del cuore – ha spiegato il Santo Padre – quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio”.
“La strada della sapienza del Vangelo non è una dottrina da imparare o una proposta etica, ma una Persona da seguire”, ha detto il Papa, facendo notare che quando prega “Gesù si rivolge a Dio chiamandolo ‘Padre'”, e che proprio “la coscienza e la certezza di Gesù di essere il Figlio è il punto centrale e la fonte di ogni preghiera di Gesù”. “Ogni conoscenza tra le persone – ha osservato Benedetto XVI – comporta un coinvolgimento, un qualche legame interiore tra chi conosce e chi è conosciuto, a livello più o meno profondo”. In tutta la sua preghiera, “Gesù mostra che la vera conoscenza di Dio presuppone la comunione con Lui e quindi solamente il Figlio conosce veramente Dio e lo può rivelare”. “La rivelazione divina – ha spiegato il Papa rispondendo alla domanda sul motivo per cui il Padre intende “tenere nascoste queste cose ai dotti e ai sapienti e rivelarle ai piccoli”, come si legge nel Vangelo di Luca –non avviene secondo la logica terrena, per la quale sono gli uomini colti e potenti che possiedono le conoscenze importanti e le trasmettono alla gente più semplice, ai piccoli, Dio ha usato tutt'altro stile: i destinatari della sua comunicazione sono stati proprio i ‘piccoli'”. (Sir)

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