Vita Chiesa
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Benedizione alle famiglie, una giornata con il prete

Abbiamo seguito don Jacek, viceparroco di una parrocchia Livornese, nel suo «giro» pomeridiano. Nella case tanta ospitalità, ma poca vera «accoglienza». «Molta gente dice di avere un rapporto personale con Dio: così la Chiesa viene scavalcata». In alcuni casi computer e tv restano accesi durante la preghiera, ma non mancano gli incontri positivi.
DI MARCO BENNICI

Parole chiave: sacerdoti (125), pastorale (114), benedizione famiglie (4)
Benedizione alle famiglie, una giornata con il prete

di Marco Bennici

E' una tradizione ormai consolidata quella delle Benedizioni alle Famiglie. Coincidono sostanzialmente con il periodo quaresimale. Nei pomeriggi dei quaranta giorni che precedono la Pasqua nella diocesi di Livorno, come in tutte le altre diocesi, i sacerdoti visitano le case dei parrocchiani portando il lieto annunzio e facendosi «prossimi» a tante situazioni spesso sconosciute o trascurate. Seguiamo don Jacek Macki, vicario della parrocchia del Rosario di Livorno, in uno di questi pomeriggi di visita per le case.

Il giro comincia molto presto. Alle 15 Don Jacek prende con sé il necessario per la benedizione: l'acqua benedetta e il fascicolo preparato appositamente da lasciare alle famiglie. In esso sono contenute alcune riflessioni sulle tematiche affrontate all'ultimo Convegno di Verona e la preghiera che precede l'aspersione della casa con l'acqua benedetta. Prima di cominciare, don Jacek affida nella preghiera tutti gli incontri che farà nel pomeriggio. Lo attendono circa 25 case da visitare secondo il calendario preparato dell'ufficio di segreteria parrocchiale. Orario di ritorno previsto in tarda serata, le 19.30 se va bene, se non più tardi. Pensando a questo sorride e racconta che in Polonia, sua terra di origine dove ha vissuto i suoi primi anni da presbitero, durante il periodo delle benedizioni poteva ricevere dai 3 ai 5 inviti a cena per sera. Qui qualcuno offre il caffè, altri un cioccolatino, altri la semplice accoglienza di rito.

Si snodano attorno al binomio accoglienza - ospitalità le riflessioni di don Jacek durante questo pomeriggio di Quaresima. Ospitalità ne incontra molta durante i suoi giri. Tutti più o meno offrono qualcosa, chiedono notizie del parroco e della comunità. Accoglienza vera però ce n'è poca. Don Jacek la intende infatti come accoglienza di sé come pastore, come presbitero portatore di un messaggio ben preciso, con cui aprirsi e condividere, anche per pochi minuti, le proprie esperienze, i propri dubbi e le proprie speranze. Capita molto di rado tutto ciò. La maggior parte delle persone incontrate sembrano non gradire questo tipo di approccio a cui Don Jacek aspira.

«La gente ha creato il proprio Dio», commenta amaramente, «è un Dio, però, che non ha a che fare con Gesù Cristo». È questo l'identikit che fa di molte delle famiglie visitate, fortunatamente non di tutte. «Se chiedo come si trovano nella comunità parrocchiale molti rispondono che hanno un filo diretto con Dio». La Chiesa, in alcuni casi, viene completamente scavalcata, insomma, per privilegiare un approccio più diretto, forse anche più intimistico, con il Creatore. Ne va di mezzo, però, l'autorità presbiterale di cui ogni sacerdote è investito dal giorno della sua ordinazione e ne va di mezzo la stessa natura di Chiesa a cui il Vangelo fa riferimento. In alcune case ci si ferma a discutere con don Jacek, ma spesso sono discussioni prive di fondamento e prive soprattutto della conoscenza del messaggio evangelico che si porta alle famiglie.

C'è un'altra faccia delle benedizioni però che rincuora don Jacek. È quella delle famiglie che si fanno trovare al completo dietro la porta quando suona il campanello. È quella di chi ha preso un pomeriggio di permesso al lavoro per accoglierlo dignitosamente insieme al messaggio che porta quotidianamente con sé. È quella delle tante situazioni di sofferenza, spesso di persone anziane, affrontate da tutta la famiglia unita, situazioni in cui si può toccare con mano quanto bene faccia avere i propri cari attorno. Alcune famiglie raccontano anche a don Jacek esperienze fatte nell'incontro con alcuni santi dei nostri giorni. Nomina Giovanni Paolo II, Padre Pio e il prete livornese don Roberto Angeli, senza con questo voler tralasciare tutte le altre testimonianze viventi di Cristo che illuminano costantemente qualche pezzo di cuore e qualche angolo di casa. Non manca chi vorrebbe soffermarsi a discutere di tutte le questioni di cui ultimamente si fa un gran parlare sui giornali e nei dibattiti televisivi.

Ci sono molti ragazzi che sbucano dalle camere incuriositi dall'accento polacco di don Jacek. A tutti viene chiesto di raccontare qualcosa, la scuola, lo sport, gli amici. A tutti viene fatto l'invito a partecipare alle occasioni di incontro che la parrocchia offre a giovani e giovani-adulti. Molti annuiscono, assicurando la loro presenza al prossimo incontro, pochi credono veramente di partecipare, quasi nessuno per ora si è fatto ancora vivo. «Non sono di parola», dice dispiaciuto don Jacek.

Il tempo dedicato a ciascun incontro varia. Possono volerci 3, 5 o 20 minuti. A volte, letto il Vangelo, detta la preghiera dei fedeli e recitato il Padre Nostro, l'incontro di conclude con un giro delle stanze per la benedizione. Altre volte c'è lo spazio di sedersi e di parlare un po'. Il giro completo di tutte le case della parrocchia viene fatto nell'arco di tre Quaresime. Don Jacek gradirebbe, però, un'organizzazione diversa delle benedizioni. Le comincerebbe a gennaio con due ore al giorno di visita, magari da fare anche fuori dell'orario di lavoro, organizzando con anticipo tutti gli appuntamenti. Vorrebbe incontrare tutti e nello stesso tempo dare a tutti la possibilità di incontrarlo con il messaggio di cui è portatore.

Sul finire del giro mi tornano in mente le parole con cui è iniziato il pomeriggio, ospitalità e accoglienza. In qualche casa mentre vengono formulate le preghiere di benedizione è acceso il televisore o il pc con internet. Uscendo don Jacek sorride ironicamente, abbiamo già capito perché.

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