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Chiese dismesse: mons. Russo (Cei), favorire «trasformazioni equilibrate e consone». Bene linee guida

Favorire «trasformazioni equilibrate» delle chiese dismesse, «e consone» al carattere di queste architetture. E' l'auspicio di mons. Stefano Russo, vescovo di Fabriano-Matelica e segretario generale della Conferenza episcopale italiana, nel saluto al convegno «Dio non abita più qui?», promosso oggi e domani presso la Pontificia Università Gregoriana da Pontificio Consiglio della cultura, Ufficio nazionale per i beni ecclesiastici e l'edilizia di culto della Cei, e dallo stesso Ateneo.

Stefano Russo, Segretario generale Cei (Foto Sir)

Il forte carattere identitario che le chiese rivestono per il nostro paese, «al di là dell'appartenenza religiosa delle persone - osserva mons. Stefano Russo -, fa sì che comunque siamo molto interessati al loro utilizzo ‘altro' soprattutto quando vengono ridotte all'uso profano».

Il più delle volte il «carattere» di questi edifici è tale che solo determinate destinazioni d'uso profane risultano appropriate, in particolare «quando è previsto il mantenimento della fruizione pubblica di questi spazi». Per questo il tentativo di definire «linee guida orientative che tengano conto delle esperienze in atto può costituire un buon servizio». Per mons. Russo «la destinazione d'uso culturale può essere quella da privilegiare. Esistono diversi esempi interessanti di conversione ad auditorium o a biblioteche»; invece alcune trasformazioni in ristoranti impiantati in chiese che mantengono al loro interno in gran parte inalterato l'apparato liturgico, scultoreo e decorativo risultano «assolutamente inopportune, così come mi sembra inopportuno, onde evitare confusioni, l'uso di ex edifici di culto per la celebrazione di matrimoni civili».

La questione di un uso «altro» delle chiese «andrà crescendo con il passare degli anni». Di qui l'auspicio conclusivo: «Confido che come comunità cristiane riusciamo a trovare delle valide soluzioni anche al nostro interno e che nel confronto con le istituzioni possiamo comunque condividere dei percorsi che favoriscano delle trasformazioni equilibrate e consone al carattere di tali architetture».

«La forma del tempio segue e accompagna la storia umana, ogni tempio è testimonianza di quanto la religione diventi vita, il culto generi cultura», ha detto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee), nel saluto al convegno. Questa consapevolezza, spiega, «ci rende sensibili e attenti verso quelle realizzazioni umane, e osservatori responsabili del futuro di queste distillazioni dello spirito dei popoli». Se il processo di secolarismo in atto riduce le comunità cristiane nella loro consistenza con ricadute sul destino dei luoghi di culto, «si tratta di individuare insieme in Europa i criteri per affrontare le singole situazioni che sfuggono all'omologazione». Resta, avverte il porporato, «l'ispirazione che ha originato questi luoghi», frontiere sulle quali «intere generazioni si sono susseguite, hanno sofferto e gioito, pregato quel Dio invisibile che a quei luoghi in qualche modo ha legato la sua presenza e che ora sono deserti». La sfida «è seria, implica considerazioni pratiche e altre di ordine generale». Per Bagnasco è necessaria una riflessione che tenga conto di criteri generali ma anche di risvolti più pratici quali «l'evidente distinzione tra chiese e altri edifici ecclesiastici, l'eventuale cessione di proprietà o la locazione degli stessi edifici. Criterio fondamentale anche l'utilizzo di questi edifici. Necessaria e giusta - conclude - una riflessione comune che però tenga conto della diversità dei singoli paesi».

Fonte: Sir
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