Vita Chiesa

Coiano di Prato, Messa in ricordo di don Milton Nesi a 50 anni dalla morte

 

 Forte e vivo è il ricordo di don Milton nel popolo di Coiano e questa domenica, 23 febbraio, alle 11,30 nella chiesa di San Bartolomeo, la sua figura sarà ricordata con una messa presieduta dal vescovo emerito Gastone Simoni e concelebrata dal parroco mons. Nedo Mannucci.

«Io l’ho conosciuto quando ero ancora troppo giovane per capire la statura della sua personalità – ricorda mons. Mannucci –, stavo allora maturando la scelta della mia vocazione. E in quel periodo mi è capitato di ascoltarlo qualche volta in alcune delle sue conferenze. Ho un ricordo lontano dei contenuti, ma ricordo bene come mi ha colpito l’ampiezza della sua coscienza circa i problemi che stavamo vivendo nella società e nella Chiesa in quel momento».

Nato a Narnali il 2 aprile del 1912, don Milton Nesi, entra all’età di dieci anni in seminario. Viene ordinato dal vescovo Giuseppe De Bernardi nel 1934 nella cattedrale di Pistoia e canta la sua prima messa nella parrocchia natia. Il suo primo incarico da parroco è a Pizzidimonte, dove rimane tre anni e mezzo, poi viene mandato a Coiano, dove rimane fino al 1964, anno della sua morte. È in questa parrocchia a nord di Prato che don Nesi lega il suo nome e la sua azione pastorale. Fu parroco nel difficile periodo della seconda guerra mondiale dove si trovò testimone diretto dell’eccidio di Figline. In quegli anni fu assistente della gioventù italiana operaia cattolica femminile di Prato, assistente diocesano degli uomini di Azione Cattolica e delle Acli. Nel ’45 dirige la pagina pratese dell’Osservatore toscano, il settimanale diocesano di allora. È lui a volere e ad accogliere le suore della scuola San Martino, un istituto che ha cresciuto ed educato generazioni di ragazzi.

A partire dal 1948 don Nesi inizia una vasta azione nel campo della cooperazione edilizia e in 15 anni riuscirà a costruire 215 appartamenti. Negli anni Cinquanta costruisce una casa per ferie a Marina di Massa, il circolo Acli parrocchiale e il teatro Vittoria.

Il sacerdote fu anche tra gli artefici, anche se dietro le quinte, della piena autonomia diocesana di Prato. Morì il 20 febbraio del 1964 a soli 52, a causa di grossi problemi di salute causati da un edema polmonare che lo aveva colpito pochi anni prima.