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"Fratelli tutti", Zamagni: "Un invito ai cattolici a sporcarsi le mani per il bene comune"

Fraternità, impegno in politica, pace senza compromessi. Sono questi i tre concetti, le tre idee che Papa Francesco approfondisce nella nuova enciclica «Fratelli tutti» rendendole vere e proprie novità. Ad affermarlo è Stefano Zamagni, economista e presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali.

La presentazione dell'enciclica

Professore, quindi tutto il resto non è «nuovo» nel pensiero del Pontefice?

«Non è proprio così. Questa enciclica sistematizza il pensiero di Papa Francesco degli ultimi cinque anni. Riprende infatti una serie di considerazioni che nel corso del tempo aveva sviluppato sul tema specifico della fraternità. C’è quindi un lavoro di "collage" che facilita la comprensione del lettore di interventi finora sparsi qua e là».

Perché allora il concetto di fraternità che il Papa richiama in «Fratelli tutti» è nuovo rispetto al passato?

«L’insistenza sul concetto di fraternità anziché su quello di fratellanza è una novità. Sono infatti due concetti diversi. Per il cristiano il concetto fondamentale è proprio quello di fraternità mentre la fratellanza non è un concetto cristiano, infatti viene usato da altri movimenti o sistemi di pensiero».

Qual è la differenza?

«La fratellanza viene dal basso, mentre la fraternità viene dall’alto. Nel concetto di fraternità le persone devono riconoscere una comune paternità di Dio. Se uno non è credente non lo può sottoscrivere. Allora si ricorre alla fratellanza: siamo uniti da un legame perché apparteniamo alla stessa comunità o alla stessa specie».

E perché l’impegno in politica è una novità?

«Perché l’enciclica dedica un intero capitolo, il quinto, alla migliore politica. È una novità importante. Il Papa invita i credenti a impegnarsi in politica per il bene comune, a non stare alla finestra come invece accade per paura di sporcarsi le mani. L’azione politica che Papa Francesco privilegia è quella che vede la convergenza pur nella diversità di vedute. In particolare la convergenza di diversi soggetti, di gruppi e movimenti cattolici. Ecco perché usa molte volte l’espressione "insieme"».

Quando il Papa parla di pace nell’enciclica dov’è la differenza rispetto al passato?

«La novità è rappresentata dalla condanna della guerra, anche della guerra cosiddetta "giusta". Fino a qualche tempo fa si diceva che ci potevano essere dei casi eccezionali nei quali un’azione bellica poteva essere giustificata. Il Papa in questa enciclica afferma invece che non c’è nessun tipo di giustificazione per una guerra».

Il Papa allarga il suo sguardo anche all’economia.

«Sì, anche questa, in parte, rappresenta una novità. Soprattutto quando Papa Francesco sottolinea l’incapacità di dare ai meccanismi di mercato la soluzione di tutti i problemi. Il mercato è indispensabile ma non ce la può fare da solo. Ecco perché accanto bisogna pensare allo Stato ma soprattutto alla comunità, a dei soggetti che noi chiamiamo di Terzo Settore».

E qui parla anche di «lavoro giusto»...

«Il Papa sottolinea come i costi dell’aggiustamento strutturale come in questo momento storico di grande crisi non possono ricadere sulle spalle dei lavoratori, tagliando i salari, tagliando le provvidenze. Qui si entra nella più ampia tematica della giustizia distributiva. Il Papa condanna le ineguaglianze crescenti».

Fonte: Tog
"Fratelli tutti", Zamagni: "Un invito ai cattolici a sporcarsi le mani per il bene comune"
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