Vita Chiesa
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Giornata dei poveri: card. Betori, a un mondo sempre più insicuro si risponde chiudendosi in noi stessi

L’arcivescovo di Firenze ha celebrato la Giornata mondiale dei poveri nella chiesa della Badia fiorentina dove il sindaco-santo Giorgio La Pira, insieme a Fioretta Mazzei e agli altri amici, raccoglieva i poveri della città per la Messa di san Procolo. Al termine la Caritas e Agata Smeralda hanno distribuito ai presenti il pane benedetto poco prima dal cardinale e i pacchi viveri

Giornata dei poveri: card. Betori, a un mondo sempre più insicuro si risponde chiudendosi in noi stessi

Erano presenti tra gli altri l’onorevole Rosa Maria Di Giorgi, l’assessore comunale al welfare Sara Funaro, il presidente del Consiglio comunale Luca Milani, il direttore della Caritas diocesana Riccardo Bonechi, la direttrice della Fondazione Caritas Ginevra Chieffi. 

Di seguito l’omelia pronunciata dal cardinale 

Torniamo a celebrare la Giornata Mondiale dei Poveri nella Badia Fiorentina, dove Giorgio La Pira raccoglieva i poveri attorno all’altare nella Messa di San Procolo, una Celebrazione dell’Eucaristia segno dell’accoglienza e della condivisione della Chiesa con chi la società lasciava ai margini. Lo facciamo oggi spronati dall’insegnamento di Papa Francesco, che ha dato un orizzonte universale a quanto qui nel secolo scorso veniva gettato come un seme, un segno anticipatore. Un fatto che ci onora ma al tempo stesso ci responsabilizza. 

San Paolo presenta la venuta del giorno del Signore come qualcosa che prende l’umanità alla sprovvista: «Quando la gente dirà: “C’è pace e sicurezza!”, allora d’improvviso la rovina li colpirà» (1Ts 5,3). Il giorno del Signore, quello che decide della storia nostra e del mondo, non è confinato alla fine dei tempi. Il giorno del Signore va riconosciuto presente già nei nostri giorni. Lo dobbiamo riconoscere anche oggi, nella pandemia che stiamo vivendo. Ci sembrava che tutto andasse bene, che anche noi potevamo dire: “C’è pace e sicurezza!”, e all’improvviso su di noi è calata la rovina, e ora ci sentiamo insicuri, smarriti, fatichiamo a trovare un modo di vivere appropriato. Proviamo a scoprirlo dalla parabola narrata da Gesù, quella che viene di solito chiamata la parabola dei talenti. Ma a Gesù non sembrano interessare tanto i talenti, cioè le risorse che si possiedono, quanto l’atteggiamento con cui ciascuno si pone di fronte alle responsabilità della vita. C’è chi è pigro e pauroso, chi per stare sicuro non osa rischiare quanto ha e si chiude in sé stesso. C’è invece chi affronta con coraggio la vita, non teme di mettere in gioco tutto per ottenere di più, di dare forma nuova al futuro della vita. La ricerca della sicurezza caratterizza questo nostro mondo. Domina tra noi l’istinto all’autoconservazione, a proteggersi, a non rischiare. A un mondo sempre più insicuro si risponde con la chiusura in noi stessi, frutto di una visione egoistica delle cose. 

Il modello che Gesù offre di sé, si oppone a tutto questo. Gesù non s’è tenuta stretta la propria vita per conservarla integra, ma l’ha spesa in un dono totale di sé, fino a perderla, sulla croce, per ritrovarla risorta, come dono del Padre, un dono di cui egli fa partecipi coloro che lo seguono. Apertura e dono sono anche i caratteri della donna forte proposta dalla prima lettura, lodata sia per l’operosità sia per l’attenzione ai poveri. Tendere la mano al povero è quanto il Papa ci chiede nel messaggio per questa Giornata dei Poveri, l’invito a «riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio» (Messaggio per la IV Giornata Mondiale dei Poveri, n. 2). Il Papa colloca questo invito nella situazione presente e ci avverte: «Questo è un tempo favorevole per sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo […]. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà» (Messaggio, n. 7). Concludo ancora con le sue parole: «“Tendi la mano al povero” è un invito alla responsabilità come impegno diretto di chiunque si sente partecipe della stessa sorte. È un incitamento a farsi carico dei pesi dei più deboli […]. La libertà che ci è stata donata con la morte e risurrezione di Gesù Cristo è per ciascuno di noi una responsabilità per mettersi al servizio degli altri, soprattutto dei più deboli. Non si tratta di un’esortazione facoltativa, ma di una condizione dell’autenticità della fede che professiamo» (Messaggio, n. 8).

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