Vita Chiesa
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Gli auguri del vescovo Giovanni Roncari: non "affoghiamo" il Natale in cose che non gli appartengono

Gli auguri di Natale di mons. Giovanni Roncari, vescovo di Grosseto e di Pitigliano-Sovana-Orbetello: "se il Natale viene “affogato” in cose che non gli appartengono rischia di non dire più nulla. Se invece viviamo il Natale per quello che è, cioè la celebrazione sacramentale della nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, allora cambia la prospettiva".

roncari

Gli auguri del vescovo Giovanni

 

Carissimi fratelli e amici,

 

                                                                          siamo ormai a Natale e permettete che entri nell’intimità delle vostre vite, delle vostre famiglie, delle nostre comunità per rivolgervi queste parole di augurio e di incoraggiamento.

 

               Ognuno di noi sa, dentro di sé, con che animo arriva a questi giorni di festa. Chi, forse, senza essersene neppure accorto, preso magari da tante responsabilità; chi, magari, nella distrazione, chi con qualche peso o preoccupazione nel cuore; chi, invece, avendo avuto la possibilità di entrare in se stesso e vivere l'Avvento come un cammino di incontro …a Colui che ci viene incontro.

 

               Qualunque sia lo stato del nostro animo e la condizione attuale della propria esistenza, davanti a quel Bambino che nasce e che, nella fede, è Cristo Signore, desidero con tutto il cuore aiutarvi a riaccendere in voi la gioia dell'annuncio dato dagli angeli ai pastori in quella notte di oltre duemila anni fa: “Oggi è nato per voi un salvatore, che è Cristo Signore”

(Lc 2,11)

              

E’ un annuncio di gioia che oggi si rinnova qui, per noi.

 

Come? Prendendo quell'annuncio sul serio!

 

E’ chiaro che se il Natale viene “affogato” in cose che non gli appartengono, non perché siano cattive - tutt’altro –, ma perché sono altro rispetto all'annuncio del Natale, rischiano di non dire più nulla. Se invece quell’annuncio è preso sul serio, se viviamo il Natale per quello che è, cioè la celebrazione sacramentale della nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, allora cambia la prospettiva.

 

Se siamo affaticati, preoccupati, non saranno certo le luci esteriori a farci ritrovare la pace del cuore. La pace la si può recuperare lasciandoci trovare da questo Dio che da sempre è in cammino e cerca ognuno di noi.

 

La Scrittura ci dice che superbo è colui che tiene il proprio cuore lontano da Chi lo ha creato; oggi possiamo tradurre questo nella distanza che frapponiamo tra noi e Dio soprattutto attraverso la violenza – fisica, verbale, psicologica – così diffusa nelle nostre relazioni.

 

Natale, allora, può essere l’occasione che ci è data per fare pace con noi stessi, col Signore, con le creature, coi fratelli che ci vivono accanto.

 

Dio è anche mistero: che queste feste riaccendano in ognuno il desiderio e il bisogno di scandagliare questo mistero! “Mostrami il tuo volto”, dice il salmista: il volto di Dio è Cristo Signore; il volto di Gesù diventa il volto di ogni nostro prossimo! Solo se teniamo insieme questi passaggi possiamo davvero entrare in relazione col mistero di Dio.

 

Allora auguri di buon Natale, fratelli e sorelle!

 

A coloro che si dicono cristiani rinnovo l'esortazione a prendere sul serio l'annuncio che Dio si fa uomo. A chi non si ritiene cristiano, l'augurio è che possa restare incuriosito dalla figura di Gesù di Nazareth, come quei greci di cui parla il Vangelo, che chiedono a Filippo: “Vogliamo vedere Gesù”. Sarà Lui, poi, a lavorare nel cuore di chi lo cerca.

 

Buon Natale!

 

+Giovanni

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