Vita Chiesa
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Il nuovo Messale, un invito alle nozze: domenica entra in vigore nelle chiese toscane

Entra in vigore, nelle diocesi toscane, la traduzione italiana dell’edizione promulgata da Giovanni Paolo II. Un’occasione per imparare sempre meglio l’arte del celebrare, che diventa arte del credere e del vivere

Percorsi: Liturgia
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A cinquant’anni dalla pubblicazione del Messale Romano di Paolo VI, primo frutto del rinnovamento voluto dal Concilio Vaticano II, i vescovi italiani ci consegnano la terza edizione italiana del Messale Romano. In questi mesi le nostre comunità sono impegnate nella ricezione di questo dono. «La Messa non cambia», continueremo a celebrare lo stesso rito promulgato da San Paolo VI, ma nel corso degli anni i Sommi Pontefici hanno proseguito quell’opera di continua riforma, di affinamento, arricchimento e adeguamento dei testi e delle preghiere contenute nel Messale. Quello che riceviamo è la traduzione italiana dell’edizione latina del Messale promulgata da San Giovanni Paolo II.
Ma che cos’è il Messale? È, semplificando la sua storia, il libro liturgico per la celebrazione dell’Eucaristia, che contiene i testi, le preghiere e le norme per la celebrazione della Messa, tranne le Letture contenute nei Lezionari e la preghiera dei fedeli che troviamo nell’Orazionale, che ci giunge anch’esso rinnovato e ampliato insieme al Messale Romano.
Ma questa definizione non è sufficiente per intravedere la ricchezza del Messale. Cos’è allora?
Il Messale è come un invito alle Nozze. «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio» (Mt 22,2). «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo» (Mt 25,1).
Noi siamo nella storia coloro che attendono lo Sposo che è Cristo; siamo gli invitati radunati dai crocicchi delle strade, siamo la sposa, cioè la Chiesa, che Il Signore si è acquistata e ha reso bella senza macchia né ruga e che fino all’ultimo giorno dice con lo Spirito: «Vieni Signore!» (cf. Ap 22,17).
Capiamo che queste nozze sono il Regno di Dio, sono una realtà del Cielo e la liturgia è anzitutto questa eterna celebrazione di gioia e contemplazione dell’amore di Dio, nel suo Regno. Questa liturgia celeste il signore Gesù l’ha portata sulla Terra, passando per l’esperienza del popolo di Israele in alcuni momenti salvifici (esodo, il dono della Legge, l’ingresso nella Terra promessa), con il mistero della sua incarnazione: il Regno di Dio si è fatto vicino, il Verbo si è fatto carne! Dice San Leone Magno: «da quando il Cristo non è più visibile tra noi, la sua parte visibile è passata nei misteri», cioè nei santi segni della liturgia, che custodisce il mistero dell’incarnazione, di Dio che si fa’ conoscere nei simboli che lo rivelano operante in mezzo a noi e allo stesso tempo velano.
Con la celebrazione dell’Eucaristia noi entriamo, per grazia, nel mistero del Regno e celebriamo fin d’ora le Nozze con il Signore Crocifisso e Risorto.
Ma la Sposa non si accontenta solo di ricevere ma desidera anche dare, così la liturgia che è anzitutto l’opera di Dio, l’agire di Cristo, diventa azione anche nostra mentre offriamo a Dio i doni che lui stesso ci ha donato.
Il Messale è l’occasione per riscoprire e gustare questo mistero, per riconoscere un dono culmine e fonte della vita nostra e della Chiesa. Abbiamo l’occasione di sentire con rinnovata coscienza che celebrare è prendere parte all’azione di Cristo e sempre un’azione ecclesiale, del Capo e delle membra, di tutto il popolo dei battezzati e mai qualcosa di privato o intimistico.
Accogliamo di nuovo l’invito del Concilio a una partecipazione piena, cosciente e attiva di tutti, così come chiede la natura stessa della liturgia, secondo il diritto e il dovere del nostro battesimo (Sacrosanctum Concilium 14). Entrando in chiesa sapremo riconoscere che il primo segno che ci è offerto è proprio l’assemblea, il popolo sacerdotale in virtù del quale anche noi possiamo partecipare alle realtà del Cielo. Riconosceremo che in Cristo, nella liturgia, con la guida della Parola di Dio e del Messale (attraverso i riti e le preghiere) diventiamo capaci di manifestare l’unità, la comunione non solo esteriore (del fare) ma anche profonda e interiore che il Dio ci ha donato, dove niente della nostra vita è lasciato fuori.
Una nuova traduzione del Messale viene offerta per adeguarsi meglio al significato delle parole latine e quindi al contenuto della fede che il Concilio Vaticano II ha voluto rinnovare e affidare alla Chiesa. Una nuova traduzione perché le parole, pur attingendo comunque a un registro altro, sacro, fossero più comprensibili, più adatte alla gente del nostro tempo. Una nuova traduzione perché le parole e i testi che attingono alla sacra scrittura si adeguassero alla nuova traduzione del Lezionario, approvata nel 2008 dai vescovi italiani e dalla Santa Sede, così che la Parola che ascoltiamo proclamare nelle letture e la Parola che viene proposta nei testi della liturgia della Messa risuonino nelle nostre orecchie, alla nostra comprensione e alla nostra memoria. Una nuova traduzione, infine, per arricchire talvolta di testi che ancora erano mancanti, di preghiere più adeguate, per rinnovare le celebrazioni dei santi, che sono stati proclamati in questi anni.
Una nuova traduzione come occasione per riscoprire il dono di celebrare e imparare sempre meglio l’arte del celebrare che diventa arte del credere e del vivere.
*Direttore dell’Ufficio liturgico
della diocesi di Grosseto

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